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La società di consulenza americana Boston Consulting Group offre un quadro completo delle performance del settore nel 2017 in un rapporto dal titolo «The Hidden Pressures on Asset Managers».
Il 2017 è stato un anno record per i gestori patrimoniali globali, il migliore dal 2010 grazie all’aumento dei nuovi flussi netti e dei ricavi, alla concentrazione dei flussi di attività e al rafforzamento delle tendenze negli investimenti attivi – che hanno mostrato resilienza soprattutto in Europa e in Asia.
È quanto emerge dallo studio di Boston Consulting Group: The Hidden Pressures on Asset Managers. In particolare, secondo il rapporto, il mercato azionario rialzista ha aumentato il valore delle attività in gestione, attirando al contempo nuovi capitali. Sulla base di un campione preliminare di 30 istituzioni che rappresentano 34mila miliardi di dollari di asset in gestione – circa la metà del settore – le masse sono cresciute del 14% nel 2017.
Ciò si è tradotto in un aumento dell’11% del gestito medio detenuto durante l’anno. I nuovi flussi netti hanno segnato un +4,3%, il livello più alto negli ultimi dieci anni trascorsi dalla crisi finanziaria mondiale, e i ricavi delle società di gestione patrimoniale sono aumentati del 9%.
Ma le prestazioni, sottolinea il report, sono state diversificate. Gli attori del quartile più alto hanno aumentato l’AuM del 17% o hanno beneficiato di flussi netti superiori al 6%, mentre gli operatori del quartile più basso hanno aumentato il loro AuM del 6% o hanno ottenuto solo l’1% di flussi netti. I flussi dei fondi comuni d’investimento statunitensi sono rimasti concentrati tra i primi dieci operatori.
Crescita di masse in gestione, variazione delle commissioni e dei profitti degli asset manager globali

Fonti: Informazioni societarie; Strategic Insight (società di consulenza); Analisi proprietarie BCG.
Le gestioni attive si dimostrano resilienti
Le tendenze di investimento a livello di categorie di prodotti che si sono affermati negli ultimi anni hanno avuto conferma nel 2017. “I flussi continuano a passare dai prodotti tradizionali a quelli alternativi e specializzati e, più in generale, dai prodotti attivi a quelli passivi”, spiegano gli autori del report. “Tuttavia, le strategie attive hanno mostrato resilienza, rappresentando 6 delle 15 strategie principali negli Stati Uniti, misurate dai flussi netti e 10 dei 15 principali in Europa e in Asia.
Negli Stati Uniti, alcune strategie attive tradizionali, come le obbligazioni a medio termine e l’obbligazionario multisettoriale, hanno risalito le classifiche. In Europa, i forti prodotti attivi includono i fondi multi asset insieme alle strategie tradizionali.
Le prime 15 categorie di fondi attivi per afflussi netti in USA, Europa e Asia pacifico

Fonti: Strategic Insight; Analisi proprietarie BCG.
Il report mette in evidenza anche il fatto che, se vogliono evitare di perdere margini, le Sgr devono attrezzarsi per affrontare un ambiente di business in continua evoluzione a causa delle nuove tecnologie che mutano le esigenze dei clienti.
“I gestori patrimoniali possono celebrare un anno da incorniciare per l’industria. Ma dovrebbero anche usare questo momento di forza per posizionarsi in un contesto di business che potrebbe cambiare molto nei prossimi cinque anni, trasformato dalle nuove tecnologie e dall’evoluzione delle richieste dei clienti. Se non lo faranno, potrebbero trovarsi ad affrontare un futuro di margini in persistente erosione”, si legge nello studio.
Più fusioni e acquisizioni
Saranno dunque necessarie alcune mosse coraggiose: rivedere radicalmente le soluzioni tecnologiche, entrare in nuovi mercati, effettuare acquisizioni – sfide alle quali l’industria sembra ben preparata a rispondere. Magari attraverso l’aumento delle operazioni di fusione e acquisizione.
“L’attività di M&A Si è ulteriormente intensificata nel 2017”, sottolinea il report, “con 208 operazioni rispetto alle 149 del 2016” (secondo i dati di Sandler O’Neill). I cambiamenti nelle preferenze e nella tecnologia dei clienti spesso rendono M&A l’opzione migliore per la creazione di un modello di business sostenibile.
“Molti degli accordi negli ultimi anni sono stati piccoli, finalizzati principalmente all’acquisizione di capacità e beni reali. Ma alcune acquisizioni sono state molto più grandi, riflettendo il desiderio di sfruttare le economie di scala abbattendo i costi, rafforzando in modo significativo l’offerta di prodotti o i canali di distribuzione”.