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Abbiamo raccolto i quesiti giunti in redazione nel corso dei cinque webinar per sottoporli agli esperti dell’industria del risparmio gestito
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Covid ha imposto un cambiamento radicale al nostro modo di vivere, di risparmiare, di stare in società come cittadini che investono nel futuro personale e del Paese. Ricordandoci allo stesso tempo che nelle pieghe delle difficoltà di oggi si annidano le opportunità di domani.
Il tema è stato al centro di «R-Evolution – Il futuro ha un grande futuro», ciclo di cinque conferenze online targate Assogestioni-FocusRisparmio che abbiamo sintetizzato in questo articolo (mentre qui trovate i link per rivivere la prima, la seconda , la terza , la quarta e la quinta puntata).
Nel corso delle conferenze abbiamo raccolto le domande dei lettori di FocusRisparmio e di quanti hanno partecipato agli eventi seguendoli in streaming.
Di seguito vi proponiamo una selezione di domande che ci sono giunte in redazione, con le risposte di alcuni dei massimi esperti italiani delle rispettive materie.
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Le città? Non perdono appeal
Cosa pensa del megatrend relativo al trasferimento di popolazione verso i grandi centri urbani che – seppur interrotto in questo 2020 – è in atto dalla rivoluzione industriale? Riprenderà oppure la pandemia ne invertirà il flusso?
Risponde Santo Borsellino, vicepresidente di Assogestioni e presidente di Generali Insurance Asset Management e di Generali Investments Partners
Certamente l’emergenza sanitaria sta cambiando le nostre città, complice l’utilizzo esteso dello smart working che permette di lavorare dove si vuole, quindi non necessariamente nei grandi agglomerati urbani, e la ricerca di una migliore qualità della vita.
Tuttavia, nonostante la diffusione della tecnologia, che sembrerebbe rendere le città minori più attraenti rispetto alle grandi, non credo che siamo oggi di fronte ad una de-urbanizzazione. Anzi, le grandi città conservano il proprio ruolo di centro di aggregazione, offrendo maggiori stimoli ed opportunità di lavoro, commercio e scambi sociali.
Mi auguro che la situazione attuale sarà di stimolo per una maggiore diversificazione territoriale e per avviare iniziative volte a migliorare la vivibilità delle grandi città, innanzitutto nelle zone periferiche, con una crescita dei servizi di prossimità e dell’attenzione per la qualità ambientale.
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Bisogno di protezione
Gli eventi macroeconomici successivi allo scoppio della pandemia hanno dato vita a scenari del tutto inaspettati, caratterizzati da un elevato impatto economico e da un basso livello di frequenza di accadimento degli eventi (quale, appunto, la pandemia). Com’è possibile adattare i modelli di analisi presenti oggi per valutare gli impatti sull’economia con l’obiettivo di proteggersi da eventuali eventi analoghi, che possono avvenire in futuro?
Risponde Francesco Sedati, Resp. Fundamental Research di Eurizon
I tradizionali modelli di analisi economica sono stati colti alla sprovvista dalla diffusione del Covid-19. In parte è dovuto al fatto che i modelli odierni tendono ad utilizzare serie e correlazioni storiche che sono stati rese inutili dalla unicità della pandemia.
Per quanto rimane impossibile prevedere “cigni neri”, l’incorporazione nella modellistica di molti scenari, anche a bassa probabilità, e l’utilizzo congiunto di serie di dati che provengono dal mondo dei Big Data e dell’Artificial Intelligence, possono aiutare a creare analisi sempre più complete ed essere di supporto nella gestione dei rischi di eventi inattesi ma significativi.
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Fate largo agli Etf
Ritiene che un giorno anche in un paese così banco-centrico come l’Italia potremo godere della “index revolution” iniziata dal compianto Jack Bogle e avere dei fondi comuni di investimento indicizzati a costi bassi?
Risponde Simone Rosti, Responsabile di Vanguard per l’Italia
I costi sono l’unico elemento che un investitore può controllare quando investe nei mercati finanziari. Paesi come il Regno Unito e i Paesi Bassi hanno da tempo assistito a un cambiamento nel modo in cui i prodotti sono collocati, e altrove gli investitori finali stanno diventando molto più consapevoli dei costi.
Gli Etf sono un esempio lampante di come si possano modificare le dinamiche dei classici canali di distribuzione, offrendo agli investitori retail soluzioni a prezzi che prima erano accessibili solo agli investitori istituzionali. Questa rivoluzione è già arrivata in Italia, e si diffonderà ulteriormente, e Vanguard avrà un ruolo di primo piano nello sviluppare questo processo.
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Formazione tra distanza e presenza
Come possiamo avvicinarci alla innovazione nei servizi educativi e nella formazione privata senza abusare della tecnologia, considerando che per molti l’apprendimento in piattaforma è soltanto uno strumento in più, che non sostituisce il fattore umano dell’interazione sociale? Come regolare e monitorare la presenzialità per garantire l’acquisizione delle competenze, anche alla luce del fattore privacy che va tenuto in stretta considerazione?
Risponde Giancarlo Sandrin, CFA, Presidente CFA Society Italy
La formazione a distanza, come oggi viene chiamata, rappresenta in questo periodo praticamente l’unico veicolo utilizzabile, per le attività di training a tutti i livelli. Il fattore distanza è sempre stato visto con sospetto dalle persone, una modalità inefficiente e di minor qualità rispetto alla presenza fisica.
A mio parere, la tecnologia che oggi abbiamo a disposizione, nonché le nuove tecniche di formazione, consentono invece di dare un valore aggiunto particolarmente rilevante. Abbiamo la possibilità di erogare maggior formazione, in molti casi con qualità uguale o superiore a quella fisica, con costi minori e ad un numero maggiore di persone.
Pensiamo anche alla possibilità di molti soggetti residenti in aree lontane dai maggiori centri finanziari, di poter avere la stessa accessibilità a contenuti formativi, senza dover viaggiare, con un netto risparmio in termini di tempo, denaro (e forse di sostenibilità ambientale). Inoltre, la tecnologia consente di verificare, nel rispetto di una privacy anche maggiore in confronto alla presenza fisica, la presenza delle persone.
Per quanto riguarda, infine, il cosiddetto “engagement”, si apre un nuovo set di skill richieste ai formatori, che dovranno usare tecniche differenti rispetto alle sessioni dal vivo, per mantenere alta l’attenzione e aiutare l’audience ad interagire, anche tramite tecnologie come sondaggi live, chat, condivisioni di video e quant’altro.
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