Organizzazioni distribuite e decentralizzate per vincere la sfida “più grande che l’umanità abbia mai affrontato”. La lotta al cambiamento climatico, spiega Stefano Mancuso, parte dall’abbandono della supposta unicità dell’uomo rispetto al resto del regno naturale
Stefano Mancuso, botanico, accademico e saggista italiano che insegna arboricoltura generale e etologia vegetale all’Università di Firenze
“Dovremmo esser travolti da un senso di vertigine al solo pensiero delle conseguenze che i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità nel mondo produrranno sul Pianeta e sulla nostra specie nei prossimi 50 anni”. Non usa mezzi termini Stefano Mancuso, botanico, accademico e saggista italiano che insegna arboricoltura generale e etologia vegetale all’Università di Firenze, nel descrivere le sensazioni che dovremmo provare pensando alle devastazioni che l’attività dell’uomo negli ultimi secoli ha prodotto sull’ambiente.
Mancuso, fra i keynote speaker alla prossima edizione del Salone del Risparmio (15-17 settembre 2021), invita a riflettere sulle conseguenze, anche economiche, verso cui stiamo andando incontro e lo fa partendo da delle riflessioni filosofiche sul mondo vegetale.
Una tra le più grandi filosofe contemporanee, Agnes Heller, diceva che “non possiamo uscire dai nostri corpi”. Questo per ricordare che gli occhi con cui guardiamo il mondo, almeno in partenza, non possono che essere quelli degli uomini; dei nostri bisogni, della nostra volontà e delle nostre aspirazioni. Una certa dose di antropocentrismo è insopprimibile. Che cosa potremmo, e forse dovremmo, imparare guardando con più attenzione il mondo vegetale?
Questo è indubbiamente vero. Il filosofo Thomas Nagel a sua volta nel suo saggio “Cosa si prova ad essere un pipistrello?” risponde a questa domanda dicendoci che non lo sapremo mai. Figurarsi se potremo mai sapere che cosa vuol dire essere una pianta. Dobbiamo, però, guardare al mondo vegetale se non come fonte di insegnamento, quantomeno di ispirazione. Sorgente di una visione laterale oggi necessaria. Gli animali rappresentano lo 0,3% della biomassa, le piante invece l’85,5% di tutto ciò che è vivo. Anche solo questo dato dovrebbe dirci che la nostra visione del mondo non solo è parziale, ma incredibilmente parziale. In un certo senso propagandiamo da sempre la nostra visione della vita; una visione, però, irrilevante in termini numerici.
Quali sono i casi più rappresentativi della ristrettezza di questa visione umana?
Guardiamo alle organizzazioni. Non abbiamo fatto altro che riprodurre il modello del nostro corpo animale che è costruito in modo piramidale e gerarchico. Un cervello che governa organi che svolgono funzioni specifiche che non possono essere svolte da nessun’altra parte del corpo. Qualunque organigramma di qualunque iniziativa umana sul pianeta mostra un capo, che non a caso ha questo nome, e sotto degli organi preposti a determinate funzioni. Noi abbiamo l’idea, estremamente parziale, che la vita funzioni in questa maniera. Le organizzazioni vegetali, al contrario, sono prive di questa visione gerarchica per evitare la fragilità insita nel modello animale per cui è sufficiente che venga rimosso uno qualunque degli organi fondamentali perché tutto crolli. Nelle piante, al contrario, è possibile asportare fino all’80% della massa e queste continuano a vivere tranquillamente.
Prendiamo anche il concetto di competizione, un’idea tipicamente animale che gli uomini hanno assunto a valore generale della vita. L’idea che l’evoluzione derivi da una competizione in cui a vincere è il più forte, il più furbo o il più intelligente, oltre ad originare in modo diretto alcuni degli episodi più terribili della storia, come gli esperimenti di eugenetica, è estremamente radicata nell’uomo. La vita, in realtà, funziona quasi esclusivamente grazie a rapporti collaborativi. Il nostro stesso corpo funziona così. Le cellule eucariote di cui siamo composti nascono dalla cooperazione fra batteri differenti. La cooperazione è il vero motore della vita, ma è una cosa che noi assolutamente non riusciamo a vedere. Nelle piante, proprio perché stanziali, il valore della cooperazione con i propri vicini diventa centrale per la sopravvivenza.
Che cosa cambierebbe concretamente assumendo di accogliere questa “ispirazione” che può provenire dal mondo vegetale?
Come sempre assumere delle prospettive nuove offre enormi possibilità….
Per l’articolo completo approfondisci nel numero di FocusRisparmio (Settembre – Ottobre 2021) in distribuzione gratuita a partire da lunedì 6 settembre.
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