Arianna Magni, head of Institutional and International Business Development di Etica Sgr: “L’investitore responsabile si pone l’obiettivo di favorire uno sviluppo sostenibile equilibrato tra ambiente e sociale, capace di evitare ingiustizie particolari al fine di ottenere obiettivi globali”
Arianna Magni, Head of Institutional and International Business Development di Etica Sgr
La crisi legata alla pandemia da Covid-19 ha evidenziato quanto sia importante ritornare a focalizzare l’attenzione degli investimenti non solo sulla E di Environment (ambiente), dell’acronimo ESG, ma anche sulla S, ovvero sulla parte sociale. Diversi report, tra cui il Global Risk Report 2022 a firma del World Economic Forum, pubblicato a inizio anno, evidenziano come dopo la pandemia i principali rischi sistemici siano proprio di tipo sociale. Abbiamo chiesto ad Arianna Magni, Head of Institutional and International Business Development di Etica Sgr quale sia l’importanza dell’investimento social impact, sia per la società che per il portafoglio dell’investitore.
Cosa significa prestare attenzione al fattore “S” (sociale) nelle proprie strategie di investimento?
La “S” di social è probabilmente l’ambito più complesso dell’acronimo “ESG”. Questo perché coinvolge diversi temi: i diritti dei lavoratori, i rapporti tra imprese con partner e fornitori, la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, il rispetto dei diritti umani, il rispetto della libertà di espressione, l’inclusione, le pari opportunità, le giuste paghe, l’accesso alle cure mediche e ai farmaci.
Sin dalla nostra fondazione, nel 2000, abbiamo scelto un approccio tridimensionale per gli investimenti: ambiente, sociale e governance. Siamo convinti, infatti, dell’importanza di coniugare la promozione della transizione verso modelli di business più orientati all’ambiente, mantenendo una grande attenzione sull’impatto che queste scelte possano avere anche sui lavoratori e le comunità. Anche il rapporto 2022 del World Economic Forum evidenzia come i maggiori rischi, dopo il covid-19, sono appunto di tipo sociale: “erosione della coesione sociale” e “crisi del livello di vita”. La strada che abbiamo deciso di prendere è quella della Just Transition, in italiano “Transizione Giusta”.
In cosa consiste l’impegno di seguire una Transizione Giusta, per l’appunto?
L’investitore responsabile si pone l’obiettivo di favorire uno sviluppo sostenibile equilibrato tra ambiente e sociale, capace di evitare ingiustizie particolari al fine di ottenere obiettivi globali: una transizione necessaria, ma che sia giusta. Il tema della “transizione giusta” è stato sviluppato insieme al movimento sindacale per includere interventi a garanzia di diritti sociali e condizioni di vita dei lavoratori mentre le economie si stanno orientando verso una produzione più “green”.
Si tratta di un approccio win-win che funziona: diversi studi accademici hanno dimostrato che le imprese più attente alla sostenibilità ambientale e sociale riescono a essere più resilienti nei periodi di crisi. L’attenzione alla S premia anche da un punto di vista finanziario: lo studio di Federated Hermes, “ESG Investing: A Social Uprising”, mostra come nel 2020 le aziende con buone pratiche sociali abbiano guadagnato in media 17 basis points di rendimento al mese.
In che modo l’analisi della dimensione sociale interviene nella selezione dei titoli?
Al momento la nostra metodologia di selezione, ESG EticApproach®, è di tipo olistico e dice “no” ad esempio ai FAANG (acronimo di Facebook-Amazon-Apple-Netflix-Google, ndr). Le motivazioni principali sono dovute ad una o più delle seguenti circostanze: episodi legati al rispetto della privacy degli utenti, dei diritti dei lavoratori lungo la catena di fornitura, abuso di posizione dominante, discriminazione sul luogo di lavoro, diritto di associazione e sindacato, approvvigionamento di cobalto da miniere che violano diritti umani, punteggi ESG bassi all’interno del settore di appartenenza. Tutte questioni legate proprio alla dimensione sociale.
Ricordo che la nostra selezione avviene attraverso un doppio screening: in prima analisi vengono applicati i criteri negativi di esclusione, che permettono di scartare tutti gli emittenti coinvolti in attività o settori controversi. Per esempio, per le imprese: armi, gioco d’azzardo, energia nucleare, pesticidi. Tramite questo primo screening escludiamo anche quelle aziende coinvolte in gravi episodi riguardanti temi quali il rispetto dei diritti dei lavoratori, il rispetto dell’ambiente e la corruzione. In seconda analisi, la selezione applica i criteri positivi di valutazione, che permettono di analizzare imprese e Stati in modo dettagliato, sulla base di parametri ambientali, sociali e di governance, attribuendo loro un punteggio sintetico. Attraverso ulteriori step, tra cui – per le imprese – l’approccio “best in class”, arriviamo a determinare uno specifico universo investibile formato da emittenti, Imprese e Stati, che dimostrano di essere sostenibili da un punto di vista sociale, ambientale, di buon governo oltre che finanziario, ovviamente.
L’analisi Esg può bastare nell’ottica di creare un perimetro di azione, all’interno del quale investire in modo responsabile?
L’impegno di un gestore responsabile non può esaurirsi con l’analisi ESG e il successivo investimento ma, per essere pienamente efficaci, deve proseguire anche dopo con le attività di stewardship e con la misurazione dell’impatto ESG. Portiamo avanti da tanti anni le attività di Stewardship e di Engagement, ovvero il dialogo con le aziende e di voto in assemblea. Partecipiamo anche ad iniziative internazionali di dialogo, a volte in collaborazione con network di investitori istituzionali. Molto importante è stata anche l’iniziativa che abbiamo sostenuto lo scorso anno firmando, con 100 investitori, una lettera rivolta al Congresso USA per sostenere la legge sul congedo retributivo in caso di malattia: pochi forse sanno che oggi in America il congedo per malattia esclude circa l’80% dei lavoratori e delle lavoratrici del settore privato, colpendo maggiormente donne e minoranze etniche.
Sempre dopo l’investimento, ci preoccupiamo di misurare l’impatto ESG degli investimenti dei fondi confrontandolo con quello del mercato di riferimento. Lo facciamo da 5 anni. Con riferimento all’ambito sociale, misurare l’impatto di un investimento significa, ad esempio, verificare quante sono le aziende presenti nel proprio portafoglio ad aver adottato politiche formali sul rispetto dei diritti umani dei propri interlocutori. La nuova edizione del nostro Report di Impatto sarà pubblicata a breve. Posso però anticiparvi un caso aziendale, che nel Report verrà poi approfondito. Si tratta di Signify, una società olandese, nata nel 2016 dallo spin-off della divisione illuminazione di Philips. La società ha pubblicato una Politica aziendale coerente con le principali convenzioni internazionali sul tema dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori, impegnandosi a effettuare annualmente una mappatura del rischio di violazione dei diritti umani a cui è esposta, stabilendo le priorità di intervento sul tema.
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