Articolo pubblicato su FocusRisparmio (Marzo – Aprile 2022). Accedi e scaricalo gratuitamente a questo link.
Nel mercato della consulenza agli investitori istituzionali ci sono spazi per ottimizzare il binomio advisory–execution, in particolare in alcuni ambiti rilevanti per il risparmio gestito: Esg, selezione gestori finanziari e fondi alternativi
Davide Squarzoni, amministratore delegato di Prometeia Advisor Sim
Fra le attività più richieste dagli investitori istituzionali ai consulenti esterni ci sono i servizi di risk management, asset allocation strategica e tattica, valutazione delle performance e selezione dei gestori per la gestione diretta ed indiretta dei patrimoni. “La domanda più ricorrente è di affiancarli nella lettura del contesto macroeconomico e finanziario, guidandoli in una consapevole diversificazione di portafoglio, che metta in primo piano il raggiungimento dei loro obiettivi. In un contesto complesso e senza precedenti nella storia come quello che ormai da troppo stiamo vivendo, i servizi più tipici sono diventati quelli di risk allocation e risk management”, spiega Davide Squarzoni, amministratore delegato di Prometeia Advisor Sim.
Di fatto l’advisor finanziario esterno offre agli organi responsabili interni, tipicamente la funzione finanza, un sostegno tecnico e indipendente per consentire l’implementazione delle strategie di investimento in modo efficiente e trasparente. “La storica sfida per i colleghi delle direzioni investimenti – aggiunge l’esperto – consiste nel tenere la barra dritta sugli obiettivi di medio-lungo termine dei portafogli, non dando spazio alle disgressioni che sovente i politici vorrebbero imporre”. Secondo Squarzoni “ci sono ancora spazi per ottimizzare il necessario binomio advisory–execution, in assenza del quale la consulenza rimane un esercizio di stile fine a sé stesso, vano nell’efficientamento dei portafogli e nella riduzione dei costi”.
La normativa europea ha avuto un impatto decisivo sull’attività di consulenza, soprattutto quella rivolta ai fondi pensione negoziali e preesistenti. “La direttiva IORP II – osserva Silvio Bencini, managing partner di European Investment Consulting – ha imposto ai fondi pensione di dotarsi delle cosiddette funzioni fondamentali di revisione interna (già presente come funzione di controllo interno), di gestione dei rischi e attuariale”. L’esperto cita la relazione 2020 della Covip, dalla quale emerge che “25 fondi negoziali hanno esternalizzato la funzione di gestione dei rischi e un numero analogo quella di revisione interna. Inoltre, insieme alla direttiva Shareholders’ Rights e al regolamento sull’informativa per la sostenibilità (Sfdr), la direttiva IORP II ha imposto ai fondi pensione di dotarsi di politiche di valutazione dei rischi Esg e di azionariato attivo”, spiega Bencini.
Spazi di crescita per la consulenza istituzionale
Fra le sei aree di intervento del consulente analizzate in una recente indagine Mefop condotta su 32 fondi pensione negoziali, le tre dove si intravedono più possibilità di crescita (meno affollate) sono quelle più rilevanti per il risparmio gestito. Per esempio, dove i fondi pensione scelgono il fai-da-te con più frequenza ci sono: selezione fondi alternativi (Fia)/gestore di Fia (18 fondi su 32); Esg (14 su 32); selezione di gestori finanziari (12 su 32). “Le principali innovazioni sulle quali stiamo già lavorando sono la piena integrazione dei criteri Esg nelle politiche di investimento e negli strumenti di risk management, oltre ad un più consapevole ed efficiente impiego di strumenti illiquidi, quali i fondi di private markets”, analizza Squarzoni che poi conclude le sue riflessioni con un accenno ai modelli di servizio e remunerazione degli advisor: “Una sfida continuare a utilizzare al meglio, valorizzandola adeguatamente, la consulenza indipendente: sempre più frequenti, infatti, sono i casi in cui l’advisory viene regalata o quasi, diventando però un costo indiretto e opaco, impossibile da quantificare e rendicontare”.
Oggi quello degli advisor è un mercato concentrato: Mefop censisce 16 soggetti per un totale di 106 consulenze prestate ai fondi pensione negoziali, con il primo operatore che copre circa il 40% del totale. Fra gli investitori, infine, si evidenzia una tendenza generale (11 fondi pensione su 32) ad affidarsi allo stesso consulente per tutte le possibili aree di intervento, dalla definizione dell’asset allocation strategica al controllo della gestione finanziaria passando per la selezione dei gestori, mentre un solo fondo ricorre a un consulente diverso per ciascuna area.
Su 32 Fnp, 29 si affidano alla consulenza esterna. Soprattutto per il controllo della gestione finanziaria. Ma il mercato è concentrato: il primo operatore, Prometeia Advisor Sim, copre circa il 40%
Con Francesca Ciceri, head of institutional clients di Amundi Sgr, FocusRisparmio guarda ai cambiamenti portati da Sfdr nel panorama dei fondi pensione e delle casse di previdenza ad un anno dall’entrata in vigore della normativa
Sono BFF Bank, Bnp Paribas Securities Services, State Street Bank International GmbH e SGSS. Concentrato anche il mercato dei service amministrativi: a Previnet 68 fondi su 120
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