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Bassi (Commissione europea): “È un prodotto che favorirà gli scambi crossborder e la portabilità intracomunitaria, consentirà economie di scale e stimolerà la concorrenza”
“I Pepp sono un elemento importante della Capital Markets Union (CMU) e saranno la colonna portante di un sistema previdenziale integrato in Europa”. Con queste parole Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, ha aperto la conferenza “Pronti, partenza, PEPP! Dalla Commissione europea un nuovo modello per la previdenza individuale”, sottolineando come a livello europeo stia succedendo qualcosa che non accadeva da 30 anni: “La Commissione si è convinta del ruolo centrale che potrà avere in futuro un prodotto pensionistico individuale paneuropeo. E se i Pepp avranno lo stesso successo che hanno avuto i fondi armonizzati si tratterà di una vera e propria rivoluzione”. Anche perché i Pepp non rispondono solo alle esigenza di una classe di lavoratori sempre più mobile, ma contribuiscono anche ad avvicinare ulteriormente il mondo del risparmio all’economia reale.
“L’obiettivo principale della Capital Markets Union è riequilibrare l’attuale struttura del credito, che è prevalentemente bancaria – ha spiegato Ugo Bassi, Dg Fisma della Commissione europea – Altre giurisdizioni, come quella degli Stati Uniti, hanno dimostrato che sistemi economici misti banche-mercati dei capitali sono migliori di sistemi economici ancora fondati sul solo credito bancario. Per questo la Capital Markets Union mira a individuare, concepire e promuovere nuove forme di finanziamento che si possano meglio adattare alle esigenze e alle specificità di business model che non trovano più nel credito bancario tradizionale una forma di finanziamento idonea, come le pmi o le start up. E i Pepp si inseriscono proprio in questo contesto”.
Sull’importanza della creazione di un prodotto che favorisca l’adesione da parte dei cittadini alla previdenza completare, Bassi cita alcuni dati che dipingono un quadro preoccupante, con un tasso di invecchiamento della popolazione che è in costante aumento in Europa. Nel 2060 la percentuale di over 65 salirà al 28% della popolazione (era il 18% nel 2013), mentre la popolazione attiva scenderà al 56% (era il 66% nel 2013). E in Italia le cose non vanno certo meglio. Secondo Eurostat la Penisola ha il popolo più vecchio d’Europa con una percentuale di over 65 che nel 2015 era del 21,5 per cento. A questo si aggiunge poi il dato bassissimo sulla natalità, con 1,4 nascite per donna. “A rischio c’è la sostenibilità dei sistemi previdenziali – ha sottolineato Bassi – Nonostante le riforme in atto in tutta Europa, infatti, nell’arco di 50 anni il rapporto tra popolazione attiva e non attiva è destinato a dimezzarsi”.
Stando ancora ai numeri snocciolati dall’esperto della Commissione europea, su 250 milioni di risparmiatori in Europa, soltanto 67 milioni hanno investito in strumenti di previdenza complementare. E sono risparmiatori concentrati in soli 5 Stati membri: “Bisogna diffondere una maggiore cultura, e non solo. È necessario anche ridurre la frammentazione del mercato, favorire gli scambi crossborder e la portabilità intracomunitaria, consentire economie di scale ai fornitori, diversificare i rischi e stimolare la concorrenza. E il Pepp è tutto questo”. Un prodotto, complementare agli schemi pensionistici nazionali, concepito con l’obiettivo di renderlo appetibile per ogni tipo di fornitore. “Al Parlamento europeo c’è la tentazione di portare il prodotto soltanto nella disponibilità di una certa categoria di fornitori – ha riferito Bassi – Ma l’apertura alla concorrenza per noi deve essere un elemento chiave. L’ambizione è creare un marchio di fabbrica che diventi famoso nel mondo, così com’è stato per i fondi Ucits. Un marchio che risponda alle esigenze del cittadino di oggi ma che guardi al tempo stesso al lavoratore del futuro”.
Con una mobilità del lavoro in crescita, soprattutto al di fuori dei propri confini nazionali, il cittadino del domani avrà l’esigenza di portare con sé gli investimenti fatti nel Paese di origine, destinandoli senza stroppi ostacoli al Paese di destinazione. “Per questo è importante offrire al cittadino la possibilità di cambiare fornitore e anche strategia – aggiunge ancora Bassi – In questo contesto, le premesse per il successo dei Pepp ci sono tutte, anche se non mancano le sfide. La più difficile è quella sulla tassazione, con gli Stati membri che dovranno fare la loro, applicando in maniera pedissequa il regime fiscale che accompagnerà la normativa sui Pepp. La collaborazione di tutti è indispensabile – ha concluso – È una componente essenziale per il funzionamento e il successo del prodotto”.