Petrolio senza fiato. Ma nel 2019 tornerà a 70 dollari
In un mese il greggio ha perso il 35 per cento. Colpa dell'offerta in eccesso. Secondo gli esperti, il mercato ha reagito in maniera emotiva. Il trend potrebbe invertirsi presto
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“Il quadro iniziale per il 2019 vede un decadimento progressivo dei potenziali di crescita nei trimestri a venire. Questo soprattutto su quello che ad oggi è risultato il mercato leader, ovvero gli Stati Uniti, arrivato oramai al culmine di un ciclo economico che ha permesso una significativa crescita negli ultimi 10 anni”. Comincia così l’outlook per il 2019 di Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti AM SIM.
Il quadro per l’area Euro e il Giappone è “invece decisamente diverso, la politica monetaria resta accomodante e il ciclo economico è in fase di sviluppo ma, proprio questo ritardo nella crescita presuppone il mantenimento di fragilità strutturali che rallentano i flussi in acquisto da parte degli operatori. Difficile quindi pensare ad un contesto univoco per i vari mercati, soprattutto per quelli Emergenti e questo richiederà significative capacità di selezione per identificare gli investimenti che presentano i migliori profili di rendimento-rischio”.
“In questo contesto incerto – sottolinea l’analista – il quadro obbligazionario non è di supporto. La dinamica tassi in America resta al rialzo, sebbene con una progressività difficilmente stimabile oggi e strettamente legata ai dati di inflazione e agli indici di crescita del mondo del lavoro. Non sarà dunque facile ritrovare i rendimenti sicuri delle obbligazioni governative a cui ci siamo abituati negli ultimi anni e anche in questo caso gli investitori non potranno accedere a buoni risultati se non accettando un proporzionale aumento del rischio”.
Anche le materie prime “restano sotto pressione, soprattutto sul lato petrolio con margini di oscillazione delle quotazioni ancora ampi nonostante la recente profonda discesa. Qualche potenzialità in più arriva dai metalli preziosi, dall’oro in particolare”.
“Più stabili gli equilibri valutari, le oscillazioni negli scorsi trimestri sono rimaste contenute rispetto alle abitudini storiche e dovrebbero garantire il mantenimento di stabilità anche nella prima parte del 2019”, conclude Allegri.
