Opec, la vera sfida non è l’uscita del Qatar
Gli Stati Uniti hanno rinnovato la minaccia di varare una legge che permetterebbe loro di citare in giudizio l’Opec e rendono difficile comprendere il reale impatto delle nuove sanzioni contro l’Iran
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“Recentemente l’oro ha scambiato all’interno di una forchetta di prezzo ristretta, con una tendenza rialzista alimentata dalla speculazione che la Fed potrebbe prendersi una pausa nel suo rialzo dei tassi. Il crollo del prezzo del petrolio e la perdurante forza del dollaro hanno indotto il mercato a credere che il rischio di un atteggiamento eccessivamente restrittivo da parte della Fed si stia in qualche modo attenuando. Ciò ha aiutato il dollaro a stabilizzarsi dopo la recente impennata e ha stimolato i prezzi dell’oro”. Névine Pollini, senior commodity analyst di Union Bancaire Privée – Ubp, concentra la sua attenzione sulle prospettive del metallo giallo.
“Mentre la probabilità di un rialzo dei tassi di dicembre rimane elevata – argomenta l’esperta – il numero previsto di aumenti dei tassi dei Fed Funds nel 2019 è sceso, da due a meno di uno. Sebbene il rischio di un eccessivo restringimento si sia attenuato, manteniamo una view piuttosto neutrale sull’oro e riteniamo che rimarrà nel range”.
Inoltre “la tregua di 90 giorni tra Stati Uniti e Cina per quanto riguarda la guerra commerciale è certamente un fattore positivo per l’oro, in quanto potrebbe ridurre la domanda del dollaro come valuta rifugio sicuro”.
“Tuttavia – conclude Pollini – nel medio termine il biglietto verde dovrebbe rimanere forte, sostenuto da ulteriori aumenti dei tassi di interesse, dalla disputa legata alla legge di bilancio italiana, dall’incertezza della Brexit e dal conflitto commerciale Usa-Cina ancora irrisolto”.
