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Sostenibilità focalizzata sul fattore umano: negli Usa acquista sempre più spazio il tema della rappresentanza delle minoranze etniche e della comunità arcobaleno
Le tante declinazioni di Esg passano sempre più spesso dal tema dell’inclusione e della diversità. Un ambito che, per sua stessa natura, si presenta con confini più o meno espandibili a seconda delle epoche e delle geografie. Se in Italia il tema dell’inclusione è stato finora relegato alla presenza di donne al centro della gestione aziendale (altra cosa, non ancora sfiorata dalle politiche Esg di Piazza Affari è quella di una rappresentanza in rosa con ruoli esecutivi), nei Paesi anglosassoni si stanno aprendo nuovi varchi sul tema sulla gestione delle disuguaglianze legate alle origini etniche e alle tendenze sessuali sul fronte salariale, sulle prospettive di carriera e in ultimo sulla presenza di minoranze etniche o della comunità arcobaleno ai vertici aziendali.
Lo scorso dicembre il Nasdaq ha avanzato alla Sec delle proposte di riforme in tal senso. Proposte che qualora fossero immediatamente applicate alle società quotate sul listino ad alto contenuto hi tech, escluderebbero i tre quarti delle aziende presenti oggi sul mercato. Oltre alla diversità di genere il Nasdaq punta a raggiungere una maggiore inclusione relativa alla rappresentanza di minoranze etniche nei board delle società quotate sul listino (afroamericani, ispanici, asiatici, nativi americani, nativi dell’Alaska, nativi delle Hawaii e delle isole del Pacifico) e a una maggiore apertura alla comunità Lgbtq+. Più in dettaglio, se approvate, le riforme prevedono diversi passaggi. Entro un anno dalla approvazione delle innovazioni regolamentari, alle società quotate sul Nasdaq sarà richiesto la pubblicazione dei numeri e delle statistiche relative all’inclusione e, nello specifico, le aziende saranno tenute entrare nel dettaglio per spiegare il motivo per cui non è dato spazio nei board alla diversità di genere, alla presenza della comunità Lgbtq+ e alla rappresentanza di minoranze etniche. Entro due anni, sempre in caso di approvazione delle riforme regolatorie, sarà richiesta la presenza di almeno un consigliere con queste caratteristiche per tutte le società quotate sul Nasdaq e infine, entro 4-5 anni (a seconda dei singoli listini), la rappresentanza di almeno due consiglieri con le caratteristiche richieste (di cui almeno uno della comunità arcobaleno o di una minoranza etnica). Le società straniere potranno adempiere alle disposizioni anche con la sola presenza di almeno due donne in cda. Le società, che non dovessero essere in grado di adempiere entro i tempi previsti, potranno comunque evitare il delisting se saranno capaci di spiegare i motivi alla base del mancato raggiungimento degli obiettivi.
Lo scopo del Nasdaq è quello di diventare campione di una crescita inclusiva che rafforzi la crescita economica” ha dichiarato Adena Friedman, presidente e ad del Nasdaq e tra le poche donne ad essere a capo, negli Usa (e anche in Italia) di una azienda quotata. Il Nasdaq inoltre ha stretto una alleanza con Equilar per fornire alle società quotate sui suoi listini l’accesso a comunità di candidati inclusive per etnia e genere per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo. Non solo Goldman Sachs un anno fa ha annunciato che avrebbe sottoscritto (underwrite) Ipo di società europee e americane purché avessero almeno un consigliere “diverso” per genere o etnia nel board. Da quest’anno la cifra è raddoppiata.
Per ora si tratta di singole iniziative e proposte, ma la direzione è ben delineata e, anche in seguito alle manifestazioni legate al movimento “black life matters”, a Wall Street il tema sta già muovendo investimenti miliardari. Come sempre accade, possiamo aspettarci che prima o poi il tema diventerà di stretta attualità anche per quanto riguarda Piazza Affari.
Il punto di partenza è quanto mai sconfortante. Secondo i dati della US Equal Employment Opportunity Commission sui 100mila ruoli esecutivi presenti nelle società finanziarie nel 2018 solo 2644 erano stati affidati a persone di colore e 3682 a ispanici. Di fatto la finanza rimane un “vanilla boys’ club”, un circolo destinato a soli uomini bianchi. La stessa Goldman Sachs al suo interno, secondo statistiche di pochi mesi fa, conta solo sul 2,7% di senior manager ed esecutivi afroamericani. Citi sul 2 per cento. Solo l’1% dei consulenti patrimoniali di Morgan Stanley sono di colore. Wells Fargo si è proposta di raddoppiare la presenza di senior manager afroamericani all’interno della banca entro il 2025 (dall’attuale 6%). Larry Fink, ad di Blackrock, si è posto come obiettivo quello di raggiungere una presenza di impiegati afroamericani pari al 30% della forza lavoro entro il 2024 (al momento solo il 5% delle 16mila persone impiegate dal fondo sono di colore). Attenzione: personale, non manager. Peraltro, tra i più recenti mantra dello stesso Fink vi è la convinzione che le società che perseguono scopi (ovviamente sostenibili e meritevoli) siano quelle in grado di offrire, nel lungo termine, una migliore profittabilità.
Intanto le aziende di ricerca hanno già iniziato a sottolineare come l’inclusione sia prima di tutto conveniente e redditizia. Secondo un report di McKinsey la chiusura del divario salariale a beneficio degli afroamericani porterebbe a un beneficio calcolato in 1100 – 1500 miliardi di dollari entro il 2028. Uno studio di Goldman Sachs ha poi evidenziato che ridurre il divario di guadagno per le donne di colore potrebbe portare, solo negli Usa, alla creazione di 1,2-1,7 milioni di posti di lavoro e a un aumento del Pil annuale statunitense di 300-450 miliardi di dollari. Anche in quest’ottica la banca d’affari ha lanciato un progetto da dieci miliardi di dollari, One Million Black Women, per promuovere l’equità razziale e le opportunità economiche, investendo sulle donne di colore. Più in dettaglio, in collaborazione con altre istituzioni e partner, Goldman Sachs stanzierà dieci miliardi per investimenti diretti e cento milioni in capitali filantropici nei prossimi dieci anni per affrontare il doppio pregiudizio, di genere e di razza, subito, secondo quanto attesta la nota societaria, dalle “donne di colore per generazioni e che è stato aggravato dalla pandemia”. L’obiettivo dichiarato da Goldman Sachs è quello di avere un impatto sulla vita di almeno un milione di donne di colore entro il 2030. “La nostra ricerca Black Womenomics, suggerisce che nessun investimento potrebbe avere un impatto maggiore che sbloccare il potenziale economico delle donne di colore”, ha dichiarato David M. Solomon, presidente e ad di Goldman Sachs secondo cui: “Di fronte a disparità significative, hanno dimostrato una resilienza ammirevole, soprattutto perché stanno avviando imprese più velocemente di chiunque altro negli Stati Uniti”. La scorsa estate era stata Bank of America ad annunciare un programma quadriennale da un miliardo per sostenere le comunità locali nella lotta contro la disuguaglianza economica e raziale. Altre probabilmente seguiranno a stretto giro.