Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ago – Set 2018 |
È il monito di Bianchi, direttore generale di Assonime: “Si rischia di ostacolare un maggiore orientamento delle società verso la sostenibilità nel medio-lungo periodo”
Marcello Bianchi, vice direttore generale di Assonime
Il mondo delle società quotate è stato oggetto in questi ultimi anni di varie ondate normative. Le motivazioni che spingono i regolatori ad arricchire progressivamente il quadro normativo sono sempre basate sulle migliori intenzioni, “ma se si vuole assicurare una maturazione sostanziale e duratura del sistema è necessario giungere a una stabilizzazione delle regole, in cui le società possano consolidare modelli organizzativi e sviluppare l’adozione delle migliori prassi – spiega Marcello Bianchi, vice direttore generale di Assonime – L’accumularsi di nuove regole privilegia invece il predominio di una cultura della compliance, che si traduce in costi crescenti, peraltro di natura regressiva, perché incidono soprattutto sulle società più piccole, scoraggiando anche l’accesso al mercato dei capitali. Il mio timore è che un sovraccarico di regole possa ostacolare, anziché incoraggiare, un maggiore orientamento delle società verso la sostenibilità nel medio-lungo periodo, direzione verso cui il mercato sta già muovendosi con iniziative di autodisciplina, sia dal lato delle società sia dal lato degli investitori”.
Come si stanno preparando gli emittenti italiani alla nuova ondata normativa Esg? Gli emittenti italiani hanno da tempo iniziato a sviluppare una cultura della sostenibilità, anche sotto la spinta del Codice di autodisciplina, che a partire dal 2014 raccomanda di considerare la sostenibilità come una componente fondamentale della strategia complessiva d’impresa, e in particolare, della gestione dei rischi. Le società stanno accompagnando questa evoluzione con un adeguamento delle proprie strutture di governance, per rafforzare il ruolo di indirizzo e monitoraggio del consiglio di amministrazione su questi temi: circa la metà delle società più grandi ha istituito, come raccomandato dal Codice di autodisciplina, un apposito comitato nel consiglio di amministrazione dedicato alla supervisione delle questioni di sostenibilità connesse all’esercizio dell’attività dell’impresa e alle sue dinamiche di interazione con tutti gli stakeholder.
Quale sarà l’impatto sulle società in termini di costi? Con la recente introduzione dell’obbligo di pubblicazione delle cosiddette informazioni non finanziarie, le società devono descrivere il modello aziendale di gestione e organizzazione delle attività in merito ai temi di sostenibilità, indicando le politiche praticate e i risultati conseguiti nei vari ambiti tramite indicatori di performance. I nuovi obblighi in molti casi coprono prassi già consolidate, ma comportano comunque nuovi costi rilevanti di tipo diretto, aggravati dalla scelta del legislatore italiano di attribuire al revisore un ruolo di verifica di conformità delle informazioni, onere non previsto negli altri principali Paesi europei. Ma ancor più rilevanti sono i nuovi costi “indiretti” legati soprattutto dalla gestione del rischio di compliance, considerata la rilevanza delle sanzioni previste. Ulteriori obblighi potranno esacerbare questi costi.
Ma le società che diventeranno Esg compliant avranno dei vantaggi? Il mercato premia i comportamenti riconosciuti virtuosi delle società nelle materie Esg, attraendo gli investitori sensibili a questi temi, che stanno crescendo nel numero e nei volumi gestiti. Inoltre, la possibilità di essere inclusi in indici specializzati nella valutazione dei temi Esg consente di acquisire una maggiore visibilità e più ampie possibilità di accesso ai flussi di investimento “passivi”, che cioè replicano questi indici. Il rischio è che le esigenze di standardizzazione delle metodologie di valutazione delle politiche e soprattutto delle performance Esg privilegino un approccio one-size-fits-all (standardizzato, ndr) che non apprezzi adeguatamente le diversità e penalizzi le società meno attrezzate a comunicare con efficacia, quindi soprattutto le società di minori dimensioni.
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