Finanza sostenibile, la Tassonomia Ue non può attendere
“In un mondo con migliaia di fondi ‘sostenibili’, uno standard comune è una àncora di salvezza per gli investitori a caccia di prodotti davvero green”. L’analisi di MainStreet Partners
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La messa a terra di strategie definite e univoche verso temi di sostenibilità degli investimenti non può più aspettare e ora sono gli stessi attori del mercato a richiedere un cambio di passo deciso.
La proposta di applicazione di un’Ecolabel unico da parte della Commissione Europea va in questa direzione. “L’applicazione di un’etichetta Ecolabel a livello comunitario è certamente utile ad avvicinare tutti gli investitori finali ai temi Sri e agli aspetti Esg”, spiega Manuela Mazzoleni, direttore mercati e operations di Assogestioni, nel corso della tavola rotonda ‘Impatti e prospettive delle riforme Ue sulla finanza sostenibile per le varie categorie di operatori finanziari italiani’, organizzata durante il convegno “L’Unione Europea e la finanza sostenibile” presso l’Università Cattolica di Milano dal Forum per la finanza sostenibile nell’ambito della Settima Sri.
Al centro del dibattito, i potenziali impatti delle diverse iniziative della Commissione Europea sulle rispettive categorie di appartenenza. In particolare, ci si è interrogati su quali possono essere le prospettive in relazione alla tassonomia proposta dal regolatore.
Assogestioni ha accolto con entusiasmo l’action plan da parte della Commissione: “L’industria è molto dinamica, non passa settimana senza che non vengano lanciati nuovi prodotti Esg sia a livello nazionale che internazionale”, commenta Mazzoleni, sottolineando che “tuttavia, ci troviamo ancora in una fase di autoregolamentazione. La via maestra dettata dal regolatore fornirà norme più prescrittive”.
Oggi infatti l’innovazione del mercato degli investimenti sostenibili, o Sri, è ancora guidato dall’offerta di prodotti finanziari più che dalla domanda. “Tuttavia un’indagine presentata al Salone del Risparmio dello scorso anno ha evidenziato che soprattutto fra la clientela affluent e high-net-worth individual (Hnwi) sta aumentando la consapevolezza che sostenibilità fa rima anche con rendimento in quanto porta benefici maggiori rispetto ai prodotti tradizionali come un maggior contenimento dei costi”.
“L’iniziativa europea è provvidenziale poiché porta benefici anche dal punto di vista della raccolta”, afferma Luca Mattiazzi, direttore generale, Etica Sgr.
Evidenza, questa, suffragata dalle statistiche di raccolta dei fondi ‘green’ in Europa. Secondo i dati Morningstar, nella prima metà del 2019 la metà degli oltre duemila fondi di investimento ‘sostenibili’ in Europa ha registrato afflussi netti per 36,9 miliardi di euro, quasi pari al totale fatto registrare per l’intero 2018 (38 miliardi di euro).
“L’ammontare complessivo investito in Europa in fondi sostenibili è salito a 595 miliardi euro, con una crescita del 20,5% negli ultimi sei mesi che va comparata a un incremento del 7,7% per l’intero comparto europeo dei fondi di investimento”, aggiunge Sara Silano, editorial manager di Morningstar Italy.
Nell’ultimo rapporto Consob sulle scelte finanziarie delle famiglie italiane emerge tuttavia che gli investimenti sostenibili e socialmente responsabili “sono ancora poco conosciuti dai risparmiatori, che dichiarano di avere prodotti Sri nel proprio portafoglio solo nel 5% dei casi”. E il ruolo dei consulenti finanziari “resta secondario anche nel sottogruppo degli investitori”, considerando che solo “il 18% nel sottocampione di coloro che si dichiarano informati e che sono seguiti da un consulente” investe in fondi sostenibili.
“La conoscenza deriva anche dal tema tassonomia”, riflette Gian Franco Giannini Guazzugli, membro del comitato esecutivo di Anasf. “Per noi è importante il discorso di una tassonomia che rifletti in maniera adeguata quello che la Sgr ci racconta”, spiega l’esponente Anasf, che espone i progetti dell’associazione dei consulenti: “Anasf sta offrendo il massimo impegno nella formazione degli operatori che dovranno a loro volta rivolgere queste domande ai loro clienti. Per incentivare questi approfondimenti stiamo lavorando di concerto con Assoreti; per ora due fra le più importanti società mandanti hanno aderito alla nostra proposta”, conclude.
Dalla tavola rotonda emerge dunque che gli operatori finanziari accolgono l’intento delle istituzioni Ue di allineare i mercati finanziari agli obiettivi contenuti sia nell’Accordo di Parigi che nell’agenda 2030.
Al tempo stesso, sono stati rilevati alcuni aspetti per cui si rende necessaria ulteriore riflessione e discussione tra le parti in ambito europeo e nazionale. In particolare: il miglioramento della qualità e dell’efficacia dei dati sugli aspetti di sostenibilità a disposizione degli investitori; la definizione di chiare tempistiche di applicazione per le varie misure; una maggiore attenzione agli aspetti sociali e alle esigenze delle Pmi.
Ma a destare maggiore preoccupazione, per gli operatori particolarmente sensibili al tema, è proprio la tassonomia. A inizio ottobre, infatti, i governi europei hanno concordato di posporre l’implementazione della Tassonomia Ue di due anni, al 2022. “Questa decisione ha sollevato preoccupazioni, poiché sembra si sia ancora lontani da un approccio armonizzato agli investimenti sostenibili”, ha osservato di recente James Hay, investment associate per MainStreet Partners.
Secondo l’investment advisor specializzato in investimenti Esg, un altro aspetto importante che non sembra essere stato posto al centro della Tassonomia Ue al momento è legato alla sostenibilità sociale.
