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Equita calcola un peggioramento del default rate delle imprese del 20% e quantifica in 18 miliardi di euro i flussi di nuovi Npe che deriverebbero da una flessione del Pil del -0,5% nel 2020
Il diffondersi del coronavirus blocca l’attività economica italiana e con essa si rischia il blocco del credito verso le aziende. Secondo gli esperti i comitati crediti delle banche italiane, sulla scia delle notizie degli ultimi giorni, appaiono più prudenti nel concedere linee di finanziamento alle aziende.
Equita Sim in un report diffuso alla clientela ha incentrato l’attenzione proprio sul settore bancario, effettuando un’analisi sugli impatti che il rallentamento dell’attività economica dovuto al coronavirus può avere sull’utile e sulle valutazioni degli istituti di credito di fronte a un peggioramento del quadro macroeconomico.
Gli esperti segnalano che “incorporando un peggioramento del default rate del 20% a 1,6% (equivalente ad assumere un Pil di circa un -0,5%) – le stime precedenti, basate su una previsione di crescita del +0,5%, stimavano un default rate dell’1,2% – i flussi annui di nuovi Npe aumenterebbero a 18 miliardi di euro con un impatto negativo sulle stime di utile e valutazioni di circa 8%”.
Nelle ultime due sedute di Borsa l’indice domestico è arrivato a cedere quasi 10 punti percentuali: “una price action che sembra incorporare parzialmente uno scenario di questo tipo ed indicare un’ipotesi di Pil per il 2020 flat”, indicano gli analisti di Equita, sottolineando il fatto che “storicamente, con un tasso di crescita del Pil di 0,5%-1%, il default rate delle banche è stato appunto di poco superiore all’1%, mentre con una contrazione del Pil superiore al 2% il default rate ha superato il 4%, con una reazione ovviamente non lineare”.