Il Pil italiano resterà al palo. Per due motivi
Carenza strutturale di investimenti e debito pubblico mettono a rischio il nostro Paese. E in previsione degli effetti del Coronavirus, Axa Im raccomanda cautela
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Nonostante le minacce rappresentate dal Coronavirus, nelle ultime due settimane il mercato ha continuato ad acquistare titoli di Stato italiani, in primis Btp.
Il rendimento del decennale italiano scambia in leggero rialzo, intorno all’1,01%, in una seduta che vede ancora il mercato fare i conti con i casi di Covid-19 ma anche con le aste italiane: in mattinata il Tesoro offre 6 miliardi di Bot semestrali.
Stamattina l’agenzia di rating Dbrs Morningstar getta acqua sul fuoco e in uno studio intitolato “Coronavirus in Italy: fears of a recession”, scrive di ritenere improbabile un’implicazione sul rating di credito sull’Italia, al momento a BBB con trend stabile.
Secondo l’analista Carlo Capuano, una “gestione non corretta della situazione potrebbe influire negativamente sulla stabilità del governo”.
Inoltre, il margine di intervento fiscale italiano è limitato, secondo Dbrs che prevede comunque alcune potenziali misure fiscali a sostegno della crescita. “Queste, tuttavia, potrebbero essere meno efficaci se l’impatto economico fosse più sul lato dell’offerta che sulla domanda interna”.

“È logico supporre che i movimenti dei titoli obbligazionari italiani nelle ultime 48 ore stiano attribuendo un certo grado di rischio di credito a questi asset, visto che in questo periodo i credit default swap (Cds) a cinque anni sono di circa 10 punti base più ampi”, commenta Tim Graf, responsabile macro strategy per l’area Emea di State Street.
Per l’esperto l’impatto dell’epidemia sul rischio di credito italiano è limitato: “È ragionevole pensare che il timore che il virus si diffonda in un paese europeo richieda un certo repricing, anche se ultimamente il momentum di mercato ha supportato notevolmente i Btp. Di conseguenza potrebbe trattarsi in ugual misura sia di un’inversione di una tendenza recente sia di un repricing. Anche in questo caso, il repricing del credito non sarà drammatico, ma costituirà un nuovo fattore di rischio che non era contemplato in precedenza. Per esempio, i credit default swap italiani a cinque anni si sono ridotti di oltre 60 punti base nell’ultimo anno, quindi questo è solo una leggera correzione di una mossa molto più grande”.

In questo quadro i fondi che investono in obbligazioni continuano a farla da padrone nei portafogli degli investitori. Una tendenza in atto tanto in Europa, e in Italia, che a livello globale.
Per Alessandro Gandolfi, country head di Pimco per l’Italia, i fondi obbligazionari “stanno beneficiando della continua ricerca, da parte degli investitori, di rendimento e di alternative più redditizie rispetto al cash. In particolare, osserviamo che le soluzioni dedicate all’income, al credito, ai mercati emergenti e quelle cash-like stanno aiutando i clienti a soddisfare le loro esigenze di investimento in un mondo di bassi tassi di interesse”.
Morningstar ha stimato che i flussi netti verso gli strumenti a lungo termine (esclusi i comparti monetari) sono praticamente raddoppiati in dodici mesi a mille miliardi di dollari. Protagonisti indiscussi sono stati gli obbligazionari, che hanno catturato la quasi totalità della raccolta netta.
Gandolfi aggiunge che “poiché i tassi di interesse negativi continuano a permanere nel sistema bancario europeo, assistiamo anche a un maggiore interesse per soluzioni cash dedicate che aiutino gli investitori a generare rendimenti positivi sulla loro liquidità”.
