In estate il debutto dei primi Pir alternativi
Vino, infrastrutture e made in Italy nei fondi chiusi pronti al debutto. Fondamentale sarà la consulenza al cliente: “stiamo lavorando per assicurare l’opportuna formazione sul prodotto”
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Azimut debutta nei Pir Alternativi introdotti dal Decreto Rilancio e con AZ Eltif Ophelia diventa la prima realtà italiana a collocare uno strumento con cui i risparmiatori potranno puntare su piccole e medie aziende (pmi) e con una strategia di investimento tipica dei fondi di private equity, in esenzione fiscale sia sui redditi da capitale sia sul capital gain fino a 150mila euro investiti nell’arco di dieci anni. Il fondo è in collocamento per nove mesi dall’avvio dello scorso 7 luglio e fino al raggiungimento dell’obiettivo posto a 200 milioni di euro. FocusRisparmio ne ha parlato con Paolo Martini, amministratore delegato e direttore generale di Azimut Holding e presidente di Azimut Libera Impresa sgr.
Perché a vostro giudizio, dopo un’attesa così lunga per ottenere questa nuova tipologia di Pir, non si è ancora assistito a un proliferare di simili strumenti di investimento sul mercato? A quanto si legge siete i primi e, per ora, i soli…
Perché chi parte adesso ha bisogno di tempo. Non ci si improvvisa su questi temi. Servono forti investimenti in persone e risorse. Altri hanno già annunciato la costituzione di fondi Pir compliant, il nostro Eltif Ophelia è il primo ad essere collocato e credo che il nostro vantaggio sia frutto dell’esperienza maturata sui private market in questi ultimi cinque anni, dove abbiamo raccolto oltre 1,2 miliardi di masse e supportato 300 aziende, e delle competenze che abbiamo nel gruppo essendo l’unica società italiana che può contare su 100 professionisti della gestione sparsi nel mondo. Per molti questo mondo è ancora poco conosciuto e quindi, anche se si può emulare e trarre beneficio dall’esempio altrui, serve comunque del tempo per cimentarsi, a vari livelli, su questi nuovi temi.
Come si passa dagli slogan al favorire concretamente l’accesso agli investimenti nell’economia reale?
Con meno chiacchiere e più fatti. Un tema che per noi passa attraverso quella che abbiamo definito la “democratizzazione” degli investimenti nell’economia reale, che abbiamo realizzato abbassando drasticamente la soglia di ingresso di alcuni strumenti che investono nei private market. Oltre al nuovo fondo Eltif che ha un importo minimo di sottoscrizione di 10 mila euro, il fondo di private equity Demos I (che ha già raccolto oltre 250 milioni) e il fondo Italia500 sul venture capital sono sottoscrivibili da 5000 euro e ora anche il fondo di private debt avrà una soglia “democratica”. A questo processo, spiega ancora Martini, si aggiunge l’intensa attività di formazione per i nostri consulenti finanziari e per i clienti che deve essere il presupposto di partenza così come incoraggiare un cambio di cultura anche da parte di alcuni imprenditori restii ad aprirsi a nuove forme di sostegno per lo sviluppo delle loro aziende. C’è poi tutto il tema dei club deal per clientela evoluta che stiano sviluppando per dare l’accesso ai nostri clienti top ad aziende diversamente non raggiungibili.
Come sarà strutturato AZ Eltif Ophelia? In quali aziende saranno destinati gli investimenti?
Il fondo è uno European Long Term Investments Fund (Eltif) ossia un fondo europeo di investimento a lungo termine, chiuso e non riservato con un target di raccolta di 200 milioni e una durata di dieci anni. Il fondo acquisirà quote di minoranza in piccole e medie aziende, prevalentemente italiane, non quotate con fatturato compreso tra i 30 e i 250 milioni con una comprovata capacità di crescita sul mercato domestico e internazionale, imprese con le migliori prospettive di sviluppo in termini di piano industriale, capacità di imprenditori e management esistenti, posizione di leadership nel mercato di riferimento.
Quali saranno i criteri di investimento adottati da AZ Eltif Ophelia?
Per questa tipologia di fondi l’analisi delle società target viene fatta sul campo attraverso incontri con l’imprenditore. Viene svolta un’analisi dettagliata delle possibili opportunità grazie ad un processo selettivo ed approfondito, mantenendo massimo profilo di riservatezza. Il fondo, operando come un private equity, darà non solo un apporto di capitale finanziario, ma anche di competenze, di capitale relazionale ed umano al fine di definire un processo di crescita solido e duraturo finalizzato ad incrementare il valore dell’azienda, sempre nell’assoluto rispetto del suo ruolo di minoranza e di supporto alle scelte del management e dell’imprenditore. Da sottolineare poi che grazie alla rete di Azimut, il fondo AZ Eltif Ophelia e il suo team di gestione possono beneficiare di un accesso privilegiato e forti relazioni con la rete imprenditoriale italiana.
A quale clientela si riferisce il fondo Pir visto l’importo minimo di sottoscrizione è di 10mila euro?
È un fondo che si rivolge prevalentemente alla clientela affluent ma è anche adatto ad una clientela con disponibilità più rilevanti. Servono poi le giuste caratteristiche in termini di orizzonte temporale, conoscenza ed esperienza oltre a un coerente profilo di rischio in ottica Mifid II. Sono fondi con caratteristiche nuove ed è bene che il cliente dedichi del tempo per capire di cosa si tratti.
Quali sono i target di performance di medio termine?
Per il fondo Eltif Ophelia si stima un obiettivo di rendimento pari a quasi due volte al capitale investito. Senza dimenticare il vantaggio fiscale di esenzione dalle imposte sul capital gain fino ad un massimo di 150.000 euro all’anno per 10 anni che rende molto interessante l’investimento.
È prevista una formazione particolare per la rete di consulenti Azimut ?
Sono cinque anni che un team di venti professionisti sul territorio forma clienti e consulenti su questi temi. Nel caso specifico, come sempre prima del lancio di un fondo, abbiamo previsto una serie di attività riservate alla formazione specifica dei consulenti.
Più in generale a suo giudizio, che ruolo possono avere fondi di questo tipo per ridare, auspicabilmente, ossigeno alle aziende e al tessuto produttivo italiano?
Un nuovo ruolo chiave per lo sviluppo del nostro Paese nei prossimi anni e in particolare delle Pmi, che costituiscono l’ossatura economica dell’Italia, andando a colmare le richieste di capitali che il sistema bancario tradizionale non è in grado di soddisfare appieno. Su questo tema in Italia siamo molto indietro rispetto ai Paesi più evoluti.
