Visco (Bankitalia): “Dai Pir contributo non trascurabile al finanziamento delle Pmi italiane”
29 maggio 2018
di EUGENIO MONTESANO
4 min
La ricchezza totale delle famiglie italiane è aumentata nel 2017 grazie al contributo dell’incremento di valore delle attività finanziarie e degli investimenti negli strumenti offerti dal risparmio gestito, che favoriscono la diversificazione del rischio di portafoglio e sui quali le famiglie italiane puntano sempre di più.
Iganzio Visco, governatore della Banca d’Italia
È il quadro sullo stato di salute dell’industria del risparmio gestito che emerge dalla relazione annuale sul 2017 della Banca d’Italia, presentata oggi dal governatore Ignazio Visco alla stampa e alla comunità finanziaria italiana e internazionale.
Fondamentale il ruolo svolto dai Piani individuali di risparmio (Pir) attraverso cui, ha sottolineato Visco nelle sue considerazioni finali sul 2017, l’industria offre sostegno all’economia reale del Paese. “Per le piccole e medie imprese”, il cui accesso alla finanza di mercato non è ampio come quello delle imprese più grandi, “lo sviluppo dei piani individuali di risparmio può fornire un contributo non trascurabile” ha detto Visco, aggiungendo che per le imprese di più piccola dimensione “il credito bancario è tuttavia destinato a rimanere il canale principale di finanziamento”.
Famiglie, ricchezza e investimenti
Le stime degli analisti di Bankitalia contenute nella relazione per il 2017 indicano che l’anno scorso la ricchezza totale delle famiglie è aumentata dell’1,8% ed è rimasta stabile a 9,3 volte il reddito disponibile – 8,5 volte se calcolata al netto delle passività.
Continua l’attenzione che gli italiani rivolgono ai prodotti del risparmio gestito, come testimonia l’incremento del 17% del peso della componente finanziaria nei portafogli delle famiglie, giunto al 41% dal 35% nel 2011. Le attività finanziarie sono cresciute sia grazie all’apprezzamento medio del 4,1% dei valori di mercato degli asset sia grazie agli afflussi, che hanno raggiunto il livello più elevato dal 2008.
Prova ne sia, si legge nella relazione, che gli acquisti di quote di fondi comuni “sono notevolmente aumentati, soprattutto per effetto dell’introduzione dei Pir. Le polizze assicurative hanno continuato a crescere. L’incidenza dei titoli di Stato e delle obbligazioni bancarie sul totale delle attività è diminuita al 4,8%, meno di un terzo del picco registrato nel 2008.”
Le famiglie che hanno ridotto queste attività, sottolinea il report di Bankitalia, “si sono orientate più delle altre verso prodotti del risparmio gestito”: circa un terzo delle attività finanziarie delle famiglie è attualmente investito in strumenti del risparmio gestito, una quota in aumento da circa un decennio.
“L’incidenza di fondi comuni e assicurazioni sul totale della ricchezza finanziaria, pari al 28%, è in linea con la media dell’area dell’euro”, evidenza la relazione, mentre “il peso dei fondi pensione è invece inferiore di circa dieci punti percentuali, anche in ragione del ruolo più importante della previdenza pubblica nel nostro paese”.
Il ruolo (e il peso) degli investitori istituzionali
Proprio il proseguimento dell’espansione dell’industria del risparmio gestito, favorita dalla ricomposizione del portafoglio delle famiglie, ha dato nuova linfa tanto agli asset manager italiani quanto agli investitori istituzionali.
I fondi comuni di diritto italiano, le assicurazioni, i fondi pensioni e le gestioni patrimoniali hanno raccolto risorse per circa 50 miliardi nel 2017 – un flusso superiore a quello osservato nel 2016 – mentre il patrimonio complessivo gestito dagli investitori istituzionali, pari a circa 1.500 miliardi, ha raggiunto l’88% del Pil.
“La crescita è stata guidata principalmente dall’andamento dei fondi comuni, la cui raccolta è più che raddoppiata”, testimonia la relazione 2017 di Bankitalia, che sottolinea nuovamente come vi abbiano contribuito “il buon andamento dei rendimenti al netto delle commissioni e l’introduzione dei Pir”, con il dato relativo alle sottoscrizioni nette di quote di fondi Pir-compliant pari a circa 9,7 miliardi cioè oltre il 50% di quelle dei fondi comuni aperti di diritto italiano.
Lo sviluppo dei Pir, inoltre, ha secondo Bankitalia il potenziale per innescare “un incremento della quota del portafoglio dei fondi comuni, delle assicurazioni, dei fondi pensioni e delle gestioni patrimoniali in titoli emessi da imprese italiane, che è attualmente pari a circa il 7%, simile a quello rilevato per gli investitori istituzionali dell’area dell’euro ma inferiore a quella di Spagna e Francia, rispettivamente pari all’11 e al 23%”.
Negli anni recenti la quota del portafoglio finanziario delle famiglie italiane gestita dagli investitori istituzionali è dunque cresciuta, “pur rimanendo al di sotto della media dei paesi dell’area dell’euro, del Regno Unito e degli Stati Uniti a causa della minore quota affidata alla gestione dei fondi pensione”. Dato che conferma come lo sviluppo dei PEPP e, più in generale, una maggiore diffusione degli strumenti di previdenza complementare presso i risparmiatori rappresentino i prossimi traguardi da raggiungere per l’industria italiana del risparmio gestito, così come sottolineato dal presidente di Assogestioni Tommaso Corcos al Salone del Risparmio 2018.
Il monito di Visco: “Mercati emotivi ma destino Italia è in Europa”
“L’economia italiana si sta rafforzando, prosegue il recupero dell’occupazione, sono state eliminate fonti di rischio sistemico nel settore bancario”, ha sintetizzato Visco in apertura del suo intervento, ponendo attenzione al bisogno di “continuare a rispondere con determinazione ai cambiamenti indotti dalla globalizzazione, dall’innovazione tecnologica, dalla demografia”.
La difesa del risparmio, necessario per sostenere la crescita economica, “presuppone condizioni ordinate sui mercati finanziari”, ha fatto notare il governatore. “Queste dipendono dalla credibilità delle politiche volte a rinnovare la struttura dell’economia, ad accrescere la produttività, a mantenere sotto controllo la dinamica del debito pubblico”.
Nel corso della sua relazione il titolare di Palazzo Koch ha ribadito che ridurre l’incidenza del debito “è un obiettivo irrinunciabile”, per raggiungere il quale “non ci sono scorciatoie”. Mentre sulle pensioni “sarebbe rischioso fare passi indietro”, Visco ha detto sì al reddito minimo ma solo facendo in modo che si eviti “di scoraggiare la ricerca di un lavoro regolare” e prestando attenzione “alle conseguenze sui conti pubblici”.
Soprattutto, ha chiarito il governatore, “il destino dell’Italia è quello dell’Europa” e di conseguenza “è importante che la voce dell’Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell’Unione Europea”. E nelle parole che Visco ha pronunciato a braccio in chiusura di discorso è emersa la sua lettura della tempesta dei mercati di queste ore, per la quale “non ci sono giustificazioni, se non emotive. La fiducia nella forza nel nostro Paese è grande, ma bisogna tener conto della necessità di colmare i nostri ritardi”.
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