Trombetta (Ambasciatore a Londra): “Goodbye City. Milano destinazione ideale per l’asset management dopo Brexit”
21 marzo 2018
di Eugenio Montesano
3 min
L’alto funzionario italiano in Gran Bretagna sottolinea l’espansione di Milano come piazza finanziaria e le azioni per porre la città al centro della mappa europea dopo Brexit anche grazie al modello italiano di corporate governance, fiore all’occhiello del tessuto economico del Paese.
Londra muove un altro passo verso la concretizzazione dell’uscita dall’UE con il raggiungimento dell’accordo sui diritti dei cittadini e sul conto del divorzio nel periodo transitorio di 21 mesi (si concluderà il 31 dicembre 2020) raggiunto a Bruxelles dal capo negoziatore UE Michel Barnier e dal britannico David Davis, che tranquillizza i mercati con effetti concreti per cittadini e imprese che nella pratica scatteranno solo dal primo gennaio 2021, quando la Gran Bretagna sarà a tutti gli effetti un Paese terzo.
Ciononostante, la battaglia che si è scatenata tra le grandi città europee per la conquista di enti ed agenzie in uscita dalla City sembra solo agli inizi. E qui rientra in gioco Milano, che non è riuscita a vincere la sfida per l’Ema ma ha tutte le carte in regola per attirare altre realtà in fuga da Londra come l’Euroclearing, di cui la City gestisce il 75% ospitando giganti come LCH Clearnet, la cassa di compensazione e garanzia più grande al mondo, controllata dal London Stock Exchange Group (LSE) proprietario di Borsa Italiana.
Raffaele Trombetta, Ambasciatore italiano a Londra
Il dossier Brexit è senza dubbio il più voluminoso e complesso tra quelli che affollano la scrivania di Raffaele Trombetta, Ambasciatore italiano a Londra da gennaio dopo cinque anni trascorsi in Brasile. Focus Risparmio lo ha raggiunto per discutere del ruolo di Milano come piazza finanziaria europea e globale, nonché dell’interesse di investitori e regolatori internazionali nel modello italiano di corporate governance.
Londra perderà la sua funzione di centro economico finanziario europeo dopo Brexit?
L’incertezza su temi cruciali quali l’uscita dal mercato comune europeo, la possibile perdita del “passaporto finanziario”, l’estensione e la durata di un eventuale periodo transitorio, portano tutti gli operatori finanziari a valutare scenari di trasferimento di risorse umane e di capitali in giurisdizioni dell’eurozona, almeno per alcune componenti della propria attività. Comunque, la City resta una piazza finanziaria estremamente efficiente e con una articolazione industriale formidabile per investitori e operatori finanziari, impossibile da trasferire in tempi brevi.
Quali città europee potranno raccogliere l’eredità londinese?
Dell’eventuale trasferimento di segmenti dell’industria finanziaria in uscita dal Regno Unito post-Brexit potranno giovarsi diversi centri finanziari europei, come Francoforte, Parigi e Milano. Ogni base europea tenderebbe ad accogliere i settori finanziari nei quali gode di un vantaggio competitivo. In un paese come l’Italia, che resta un campione di risparmio privato, sembra verosimile pensare che Milano possa essere attraente per industrie come quella dell’asset management e del private equity.
Il capoluogo lombardo ha le carte in regola per diventare una capitale finanziaria europea?
Milano ha certamente le carte in regola per ambire a diventare una capitale finanziaria europea. Alle prospettive derivanti dalla Brexit si combinano fattori altrettanto importanti quali la ritrovata crescita economica dell’Italia, la percezione degli investitori di un paese finalmente e autenticamente open for business – anche grazie a un percorso di efficaci riforme strutturali – e, non ultimo, la spinta propulsiva e il dinamismo che il capoluogo lombardo ha consolidato grazie alla esperienza di successo dell’Expo.
La partita più interessante si gioca intorno all’Euroclearing. Londra potrebbe spostare la sede a Milano?
Questa opzione è soggetta a un complesso di variabili ancora estremamente elevate. Ci sarà da verificare l’andamento dei negoziati di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e il relativo impatto sul sistema finanziario europeo e globale. In secondo luogo, c’è da valutare il contesto in cui si muove l’industria delle borse finanziarie: l’operazione di fusione tra Deutsche Borse e London Stock Exchange non ha più avuto luogo e questo ha aperto scenari di ridefinizione complessiva del settore ancora in corso di valutazione da parte del mercato. Infine, l’ipotesi di un trasferimento dell’attività di euro clearing, anche solo parziale, richiede valutazioni sull’esigenza di articolazione industriale e sulla capacità regolamentare richiesta.
Corporate governance: che interesse c’è per il modello italiano a Londra?
La corporate governance è una componente determinante della valutazione che investitori, mercati e analisti esprimono sull’attrattività di un Paese. Per questo abbiamo deciso di organizzare insieme ad Assogestioni un seminario per illustrare il sistema italiano e il suo modello, vera e propria best practice a livello europeo e globale. Un evento nel quale la testimonianza più efficace è stata proprio quella dei fondi di investimento. Ne è uscito un quadro lusinghiero, a testimonianza di un interesse rilevante verso questi temi.
Quali sono i vantaggi derivanti da un buon sistema di corporate governance?
Un sistema di corporate governance pensato per assicurare questa apertura, a tutela di investitori e aziende, diventa un fattore concomitante, se non prevalente, per maturare decisioni di investimento in un contesto che vede peraltro crescere la tendenza all’accesso ai mercati finanziari da parte delle aziende. Su queste basi, la City riconosce che punti di forza e di efficienza del sistema italiano vanno dall’efficace tutela degli azionisti di minoranza alla reale indipendenza dei direttori loro rappresentanti in società quotate. Un insieme di regole efficaci in grado di garantire trasparenza e quindi fiducia da parte del mercato.
La versione integrale dell’intervista all’Ambasciatore italiano a Londra Raffaele Trombetta sarà disponibile nel numero di aprile-maggio di Focus Risparmio di prossima pubblicazione.
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