Pmi, l’industria Ue cambia direzione. L’Italia arranca
A giugno il Pmi manifatturiero dell’Eurozona sale a 47,4 punti. L’indice italiano avanza a quota 47,5, ma la domanda resta debole. Vola Parigi (52,3), bene Berlino (45,2)
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A maggio si è consolidato il trend di ripresa dei mercati finanziari e gli investitori sono tornati, con moderazione, a guardare verso gli asset rischiosi.
Le stime di raccolta su fondi comuni di investimento ed Etf a livello europeo formulate da Morningstar la scorsa settimana certificano che l’industria europea del risparmio gestito ha beneficiato per il secondo mese consecutivo di mercati in forte ascesa. Il patrimonio dei fondi a lungo termine, spiega la società, è aumentato da 8,85 trilioni di euro a fine aprile a 9 trilioni di euro al 31 maggio. Considerando i fondi monetari, gli asset sono cresciuti da 10.228 trilioni di euro a 10.385 trilioni di euro.
Oltre l’oro – il bene rifugio per antonomasia – da inizio anno l’asset con la miglior performance è il listino azionario Nasdaq Composite, trainato dai titoli a maggior vocazione tecnologica come Amazon: non deve quindi stupire se alle prime posizioni della classifica dei migliori fondi comuni a contenuto azionario figurano tutti prodotti che allocano gran parte del portafoglio in questo settore.
Un dato però stona: è quello sui fondi azionari passivi, che hanno subito deflussi in un contesto di mercato positivo. “Ciò si può principalmente ricondurre ai riscatti che hanno interessato principalmente gli Etf, ma anche i fondi azionari indicizzati non quotati. L’elevata domanda di fondi del comparto tecnologico, farmaceutico e azionari globali growth è stata controbilanciata dai deflussi pari a quasi 1 miliardo di euro dai fondi US large-cap blend e dai fondi Europe large-cap blend”, spiega a FocusRisparmio Valerio Baselli, senior editor Emea editorial research di Morningstar.
Al contrario, analizza Baselli, gli index fund obbligazionari hanno registrato il mese migliore da luglio 2019. Parliamo di circa 8,6 miliardi. Sulla stessa lunghezza d’onda, i fondi esposti alle materie prime hanno vissuto il loro miglior mese di sempre in termini di raccolta. Facile intuire che i flussi sono stati trainati dall’elevata domanda di prodotti auriferi (in particolare Etc).
La domanda che ora si pongono gli investitori è se questo eccesso di flussi verso poche aree del mercato finanziario (quelle descritte qui sopra) possa essere in grado o meno di innescare una bolla sulle valutazioni.
In questo quadro, appare chiaro che i livelli di indebitamento raggiunti dalle società quotate possono rappresentare un problema. “È utile rammentare che, mentre le imprese hanno incrementato notevolmente l’indebitamento lordo negli ultimi mesi (probabilmente per accumulare liquidità), i livelli di Ebitda pubblicati nei prossimi mesi saranno pessimi”, ragiona Jamie Stuttard, head of global macro fixed income team di Robeco.
“Questa doppia stangata spingerà i livelli di leva finanziaria verso nuovi massimi. Si potrebbe contestare ciò affermando che, con i tassi destinati a rimanere contenuti nel tempo, i livelli di debito non sono in realtà molto importanti. L’accesso ai mercati dei capitali però lo è: l’ostacolo del rifinanziamento gioca un ruolo determinante. Sembra che per il credito investment grade questo ostacolo sia stato in parte rimosso dalle banche centrali”.
Come evitare il rischio bolla. La ricetta del gestore per evitare di esporre le proprie strategie di portafoglio ad un potenziale rischio bolla sulle valutazioni è semplice ma efficace: “Bisogna vendere nei momenti di forza, approfittando dei flussi verso i fondi comuni, e acquistare quando le banche centrali rimangono fuori dai mercati per qualche giorno. La regola d’oro è adottare un approccio contrarian e mantenere disponibilità liquide sufficienti per difendersi dai deflussi”.
