Parla il gestore che fa +38% da inizio anno
I fondi Morgan Stanley IM oltre a evidenziare rendimenti a doppia cifra da inizio anno generano performance persistenti anche su orizzonti di medio-lungo termine
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È stato un semestre difficile per i mercati finanziari, tormentati da quanto accadeva dapprima sul fronte sanitario, con il propagarsi del Covid-19 in tutto il mondo; poi con il blocco economico imposto dai governi per frenare la pandemia.
Il primo semestre del 2020 è quindi scomponibile in due fasi: la prima ricopre completamente il primo trimestre e parte di aprile ed ha visto i mercati finanziari chiudere alcune fra le peggiori sedute dal 1929 ad oggi. Nella fase di ripresa, da fine aprile ad oggi c’è stato un recupero delle quotazioni. Se la fase di discesa ha riguardato indiscriminatamente tutte le asset class, la ripresa è stata invece a macchia di leopardo e solo alcuni comparti dell’economia ne hanno beneficiato.
Nell’analisi sono state considerate solo le categorie di fondi in euro distribuite in Italia presso la clientela retail.
Tolto l’oro – il bene rifugio per antonomasia – da inizio anno l’asset con la miglior performance è il listino azionario Nasdaq Composite, trainato dai titoli a maggior vocazione tecnologica come Amazon: non deve quindi stupire se alle prime posizioni della classifica dei migliori fondi comuni a contenuto azionario figurano tutti prodotti che allocano gran parte del portafoglio in questo settore.

“Amazon è stata una delle aziende con le migliori performance per le nostre strategie. L’azienda ha forti vantaggi competitivi grazie all’effetto rete e ad un brand ben consolidato. Il team di gestione guidato da Jeff Bezos ha svolto un eccellente lavoro di allocazione del capitale per consolidare il posizionamento competitivo di Amazon e creare nuove opportunità di crescita per l’azienda”, spiega a FocusRisparmio Dennis Lynch di Morgan Stanley, il fund manager a capo delle strategie d’investimento dei tre fondi US Insight, US Growth e Global Advantage che sono in cima alle classifiche di performance fra i prodotti distribuiti in Italia.
La forza del fondo di MS è la persistenza: lo si vede dall’alpha generato su un orizzonte d’investimento più lungo, a tre anni, lungo il quale le strategie sia su azionario Usa ma soprattutto su azionario Europa ottengono risultati molto positivi.
L’Italia è stato uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia, soprattutto nella prima fase di espansione in occidente. Di riflesso il FTSE Mib è sceso molto e i fondi che puntano sul mercato domestico hanno fin da subito pagato dazio, in particolar modo le strategie focalizzate sulle Large cap che investono sia con stile value sia growth (Blend).
Il blackout dell’economia reale ha richiesto il massiccio intervento delle Banche centrali, subito reattive, e poi dei governi con importanti stimoli monetari e fiscali. Questo combinato disposto ha avuto l’effetto di comprimere ancor di più i tassi d’interesse nominali sui titoli di Stato e le obbligazioni corporate globali.

I rendimenti dei migliori fondi comuni focalizzati su queste asset class sono quindi comprensibilmente inferiori, ma emergono comunque storie interessanti anche su orizzonti temporali più lunghi. Nell’intervista concessa qualche mese fa a FocusRisparmio, Anton Nykvist, portfolio manager del Nordea 1 – Global bond fund, spiega che la carta vincente del fondo nella prima parte del 2020 è stata quella di “sottopesare i Btp”.
Sul fronte della raccolta dei fondi comuni aperti, il primo semestre ha alternato una prima fase di deflussi netti ad una successiva di ripresa del mercato.
A gennaio la pandemia sembrava solo una lontana prospettiva per noi europei, eppure i sottoscrittori italiani hanno drenato risorse nette dal sistema dei fondi comuni. Perché? “E’ un chiaro segnale di prese di profitto dopo un 2019 positivo dal punto di vista delle performance”, ama ricordare Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, che in una recente intervista alla trasmissione “Tg3 – Piazza Affari” ha sottolineato il grado di maturezza raggiunto dal risparmiatore italiano.
Questa tesi è stata confermata nei mesi successivi: se sotto il profilo sanitario il panico e la paura hanno preso il sopravvento sulla popolazione, altrettanto non può dirsi sul profilo finanziario e degli investimenti. Mentre la volatilità sferzava i mercati gli italiani, grazie anche all’encomiabile lavoro dei consulenti finanziari, hanno mantenuto i nervi saldi. Prova ne sono i dati di marzo, aprile e maggio.
L’ultimo mese del primo trimestre – il mese più impattato dal lockdown ha subito deflussi per meno dell’1% del patrimonio totale gestito dall’industria (sia gestioni collettive sia individuali) mentre con aprile e maggio i flussi netti di risparmio sono tornati positivi.
