Arriva Btp Futura, buon investimento per i cassettisti
Ecco perché il titolo di Stato pensato per convogliare di nuovo il risparmio degli italiani sul debito pubblico può convenire se si detiene fino a scadenza
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Per l’Italia le prospettive sono tutt’altro che rosee. A infrangere qualsiasi speranza, ammesso ce ne fossero, sono state con la freddezza tipica dei numeri le stime diffuse la scorsa settimana dal Fondo Monetario Internazionale, secondo cui il Pil italiano nel 2020 calerà del 12,8%. La revisione al ribasso ha interessato diversi Paesi, con la Francia a 12,5% e la Spagna nostra compagna a fine classifica con -12,8%. Tutto questo mentre Berlino si fermerà a -7,8% e la media per l’Area Euro sarà del -10,2%.
Al Fmi si sono aggiunte, tra le altre, le previsioni di Fitch che, constatando “miglioramenti nell’attività”, ha rivisto al rialzo il destino della Germania, -6,3% rispetto al precedente -6,7%, e dell’intera area euro, -8% contro -8,2%. Nessun miglioramento però si annuncia per Roma, per la quale l’agenzia Usa si aspetta una contrazione del 9,5% quest’anno, un’accelerazione al +4,4% nel 2021 e un +2,1% nel 2022. Il tasso di disoccupazione è atteso in crescita dal 9,9% del 2019 all’11,2% del 2020 e all’11,6% nel 2021.
Secondo Alessandro Tentori, cio Axa Im Italia, la dispersione delle stime è frutto sia della diversa intensità con cui il Covid ha colpito i Paesi membri sia delle scelte politiche riguardanti l’intensità del lockdown e l’assetto economico post-lockdown. Ma l’attenzione va rivolta ora soprattutto alla ripresa. Anche se il Fmi prevede un rimbalzo del 6,3% nel 2021 (+6% per Eurozona) per l’esperto il punto è la crescita potenziale del Paese, che negli ultimi 20 anni è stata solo dello 0,2-0,3%. “Questo risultato è frutto di un assetto industriale che è poco adatto a competere sui mercati internazionali, specialmente in una situazione di politica monetaria unica, dove lo strumento della svalutazione non viene contemplato in ottica di strategia nazionale – avverte -. La perenne mancanza di riforme strutturali è tanto più fastidiosa, quanto la forchetta tra l’Italia e il resto del mondo industrializzato continua a allargarsi”.
“Se è vero, come credo, che ogni crisi è anche una opportunità, allora temo che lo sia per molti Paesi, ma non per l’Italia – afferma lapidario Tentori -. La mia speranza invece è che questa crisi sia una grande opportunità per l’Europa e che le scelte politiche di Roma vengano coordinate con, diciamo pure ‘suggerite’, da Berlino, Parigi e Bruxelles”.
Ma c’è anche un altro rischio che dovrebbe spingere il governo a fare presto: “Come sempre sarà la leva finanziaria, ad esempio il Mes, a indirizzare l’orientamento politico. Ma non vi nascondo anche un mio pensiero cinico: più passa il tempo, più l’Italia potrebbe avere necessità di cassa e più costoso potrebbe essere il ricorso al Mes, sia in termini finanziari che politici”, conclude.
Le note debolezze strutturali dell’Italia, come la bassa crescita della produttività e i venti contrari in ambito demografico, preoccupano anche Joseph Little, global chief strategist di Hsbc Global Asset Management, secondo cui la crescita registrerà una ripresa nel terzo trimestre e il sostegno politico dovrebbe supportarla nel resto dell’anno, seppure con un ritmo più lento, ma le prospettive rimangono incerte.
Lo strategist annovera tra i punti a favore di Roma una risposta fiscale del governo significativa e sostanzialmente in linea con quella messa in atto dagli altri Paesi Ue, grazie a un atteggiamento più tollerante di Bruxelles. “Il costo del debito dell’Italia è stato contenuto grazie dall’aggressivo programma di acquisto di obbligazioni della Banca Centrale Europea, che limita il rischio di un aumento insostenibile dei costi di indebitamento e offre spazio di manovra per un ulteriore sostegno fiscale – spiega -. Vi è inoltre la possibilità che il governo italiano attinga alla linea di credito Mes della Bce e il Paese è destinato ad essere uno dei principali beneficiari di un recovery plan dell’Unione Europea, che può costituire uno schema per l’emissione congiunta del debito”.
Ma le criticità restano. “I rischi al ribasso per la crescita del Paese nel lungo periodo includono il rischio che le misure politiche non siano del tutto efficaci o quello di una ‘stimulus fatigue’, in uno scenario caratterizzato dal deterioramento delle dinamiche del debito sovrano e da potenziali sfide alle misure straordinarie di sostegno della Bce Inoltre, è probabile che l’attuale mancanza di riforme strutturali fondamentali faccia sì che il basso tasso di crescita potenziale persista”, mette in guardia Little.
Di “rischio Italia” parla anche Marzotto Investment House, secondo cui finora il Pepp, grazie all’ampia disponibilità di risorse e ad una maggiore flessibilità rispetto ai precedenti programmi di Qe, ha contribuito in maniera decisiva a contenere i timori degli investitori rispetto alla tenuta dei titoli di stato italiani. “Ma la Bce e il Pepp da soli difficilmente possono risolvere in maniera strutturale le problematiche dell’Europa e in particolare dell’Italia”, scrivono gli analisti, che ora guardano con sollievo al Recovery Fund e al concetto di mutualizzazione del debito che questo porta con sé.
Per gli esperti, in attesa dell’approvazione, è già di fondamentale importanza il cambio di atteggiamento della Germania: “La strada potrà essere più o meno tortuosa, e un’indicazione su questo ce l’avremo dopo il Consiglio Ue di metà luglio, ma le probabilità di un traguardo positivo per l’Italia, almeno dal punto di vista del rischio Paese sono sicuramente incrementate”, assicurano.
Ecco perché, dal punto di vista operativo, per affrontare il rischio Italia nei prossimi mesi gli esperti di Marzotto Investment House consigliano di alleggerire le posizioni sui Btp partendo già dagli attuali livelli prima del Consiglio Ue di luglio e, successivamente, di mantenere una posizione relativamente poco esposta per approfittare di possibili correzioni che potrebbero offrire opportunità di entrata tra i mesi di agosto e ottobre-novembre. “Per chi invece ha un’ottica di medio-lungo termine e non è preoccupato o interessato ai movimenti di breve, le opportunità su Cct con scadenza 2025 e Btp Italia con scadenze dal 2023 in avanti, ci sembrano abbastanza interessanti”, concludono.
