Reali (Pharus): “Le infrastrutture regolamentate sono l’asset del futuro”
31 agosto 2020
di Cinzia Meoni
3,3 min
“Le società attive nel settore sono quasi tutte monopoliste con elevata visibilità sui flussi di cassa di lungo periodo, sulla base di contratti spesso indicizzati all’inflazione”
Stefano Reali, vicedirettore e fund manager di Pharus Sicav
Le infrastrutture, e in particolare quelle regolamentate, sono l’asset su cui scommettere a giudizio di Stefano Reali, vicedirettore e fund manager di Pharus Sicav. Il perché è presto detto. “Le infrastrutture sono asset fisici su larga scala necessari per il funzionamento e la crescita di ogni società. Le società che operano in questo settore detengono asset in grado di far fronte alle esigenze primarie della collettività a cui forniscono servizi essenziali e insostituibili come energia, acqua, trasporti e comunicazioni”, spiega Reali, per poi aggiungere: “La rilevanza collettiva degli asset gestiti, data la ridotta concorrenza e il potenziale potere di imposizione dei prezzi, impone per tali società una ‘supervisione’ da parte di organismi di regolamentazione”.
Le regulated utilities sono quindi un asset difensivo che per di più, secondo l’esperto, “beneficia di trend di lungo termine ancora inespressi legati agli ingenti investimenti infrastrutturali necessari a livello mondiale nei prossimi anni. Sia nell’agenda di Joe Biden che di Donald Trump è previsto un piano infrastrutturale Usa di circa 2 trilioni di dollari e anche in Europa il percorso verso la transizione energetica ha subito di recente un grande supporto con il Next Generation Fund che punta sulla rivoluzione green e sul mondo delle smart grid”. La riprova è nella performace registrata dal fondo Pharus Best Regulated Companies (che vanta una raccolta di 58 milioni circa) grazie a titoli in portafoglio come Snam (al 5,89% del portafoglio), Terna (al 4,13%), Italgas (al 3,86%), Spark Infrastructure (al 3,55%) e Elia Group (al 3,53%), nonostante il crollo dei mercati legato all’esplosione della pandemia, è riuscito a contenere le perdite da inizio anno al 2,2% e nel solo mese di luglio ha registrato un rialzo del 3,4 per cento.
Per quale motivo il settore delle infrastrutture regolamentate è così interessante per un investitore?
Le infrastrutture rappresentano una classe di investimento quasi indipendente rispetto all’equity o alle obbligazioni, un asset che dovrebbe essere presente all’interno di ogni portafoglio, con vantaggi chiave in termine di diversificazione. Le società del settore sono quasi tutte monopoliste e hanno una elevatissima visibilità sui flussi di cassa nel lungo periodo sulla base di contratti spesso indicizzati all’inflazione. Esse detengono asset in grado di far fronte alle esigenze primarie della collettività, per questo strategici per ogni Paese, il cui valore è correlato in maniera limitata con il ciclo economico. Per queste ragioni i titoli infrastrutturali offrono caratteristiche difensive in un contesto di incertezza globale e allo stesso tempo un interessantissimo premio in termini di rendimenti attesi.
Quanto vale il mercato mondiale delle infrastrutture e quali sono i sottosettori che lo compongono?
Quello delle infrastrutture quotate rappresenta un enorme universo investibile composto da circa 250 società globali dal valore di mercato di circa 3.500 miliardi di dollari, di cui circa il 60% è rappresentato da società americane, il 25% europee ed il 15% asiatiche. A livello di sottosettori si distinguono quattro macro aree rappresentate da comunicazioni (torri, satelliti, reti di fibra), utilities (elettricità, gas, acqua, rinnovabili), trasporti (autostrade, porti, aeroporti, ferrovie), midstream energetico (oleodotti, impianti da gas naturale liquido, raccolta e lavorazione).
All’interno di questi macro-settori, Il nostro fondo Pharus Best Regulated Companies si caratterizza per un focus esclusivo sui network completamente regolamentati. Le così dette regulated utilities hanno come core business le reti di trasmissione e distribuzione elettrica, il trasporto di acqua e gas, lo stoccaggio gas e la rigassificazione. La scelta di focalizzarci su queste società è da ricercare nella volontà di costruire un portafoglio il più possibile difensivo, evitando ad esempio di investire su infrastrutture legate ai trasporti ed alle telecomunicazioni perché attività dipendenti da variabili cicliche come i volumi di traffico o i tenants.
Come si è mosso il settore con l’emergenza sanitaria e quali sono le attese per i prossimi mesi tra un’economia in cerca di ripresa e il rischio di eventuali ricadute?
Il settore delle infrastrutture è stato pesantemente colpito durante questa crisi, in particolare i sottosettori più ciclici come quello dei trasporti e del midstream energetico, legati in maniera importante alla variabile dei volumi che si sono drasticamente ridotti durante il secondo trimestre. Questo si è tradotto in performance borsistiche di alcuni titoli con cali vicini al 45%, decisamente peggio rispetto alle azioni globali (-35% circa). La nostra scelta gestionale di focalizzarci solo nel sottosettore delle utilities regolate, che hanno registrato cali intorno al 25%, ci ha permesso invece di limitare molto il drowdown e di sovraperformare sia le azioni globali (-35%) sia le infrastrutture globali (-40%).
Quello delle utilities si è dimostrato uno tra i settori, all’interno del mercato generale, meno colpiti dalla crisi: tutte le società hanno confermato il dividendo e dichiarato pubblicamente che l’impatto del Covid sarebbe stato solo marginale (questo ha permesso al settore di essere tra i pochissimi all’interno del mercato che ha registrato utili in crescita, +9% circa, anche durante il secondo trimestre 2020, mentre gli utili di mercato sono scesi di circa il 30-40%), e di non subire revisioni a ribasso degli utili attesi anche per i prossimi anni, confermando grande visibilità di cash flow e crescite stabili di utili e dividendi.
Nei mesi di lockdown il fondo ha cambiato posizionamento e strategie?
Il fondo continua a focalizzarsi esclusivamente sui network regolati. Durante la correzione abbiamo approfittato per aumentare l’esposizione in alcune aree europee ritenute più difensive, in particolare in questo momento i principali sovrappesi sono sul mercato italiano dove vediamo uno dei migliori e stabili contesti regolatori, unito a valutazioni interessanti e importanti potenzialità di crescite di capex.
Quanto potrebbe valere il mercato delle infrastrutture nel medio-lungo termine e quali saranno i sottosettori che registreranno i movimenti più interessanti in rialzo?
Quello delle infrastrutture è un mercato che oggi cresce circa del 10% all’anno. Secondo una recente ricerca di Pwc e Oxford Economics, nei prossimi 20 anni saranno necessari circa 100 trilioni di dollari di investimenti infrastrutturali a livello globale. Pensiamo che in una fase di fine ciclo come quella attuale, caratterizzata da incertezza globale, unita ad uno scenario di tassi prossimi allo zero o addirittura negativi, il sottosettore delle regulated utilities possa riservare ancora delle sorprese positive agli investitori grazie ai piani di investimento in infrastrutture a livello internazionale.
Quali sono le aree geografiche a vostro giudizio più interessanti?
L’Europa è sicuramente da preferire in termini di stabilità e visibilità del quadro regolatorio, gli Stati Uniti sono invece in prima fila in termini di numero di società presenti sul mercato e sono inoltre l’area geografica caratterizzata da ritorni sul capitale investito più elevati. Nel medio-lungo termine gli Usa restano l’area geografica con maggiori necessità di nuovi investimenti infrastrutturali, ma anche in Europa la spinta alla decarbonizzazione giocherà un ruolo di primo piano per gli innumerevoli investimenti richiesti nel settore.
Sempre rimanendo nell’ambito delle infrastrutture regolate, ritenete più interessante un investimento in corporate bond o in titoli azionari?
Oltre al potenziale apprezzamento del capitale, i titoli infrastrutturali quotati globali offrono storicamente quasi il doppio del reddito di un portafoglio azionario e obbligazionario tradizionale. Tutti i titoli hanno rating molto elevati e quindi un profilo di grande stabilità e qualità finanziaria, con corporate bond caratterizzati da rendimenti molto bassi, spesso ben al di sotto dei rendimenti dei bond governativi dei rispettivi paesi. Pensiamo sia indiscutibile il maggiore interesse verso le azioni i cui rendimenti anche solo in termini di dividend yield stanno sempre di più attirando l’interesse di tutti gli investitori (soprattutto istituzionali) che cercano di integrare le loro allocazioni obbligazionarie in un prolungato contesto di tassi a zero.
Ci sono dei trend emergenti interessanti?
Una tematica secondo noi probabilmente ancora sottovalutata in termini di potenzialità è legata allo sviluppo dell’idrogeno verde, da affiancare all’elettricità rinnovabile, come chiave per decarbonizzare l’intero sistema energetico e costruire un mondo guidato dall’energia pulita. L’elettrificazione dell’economia da una parte, e lo sviluppo dell’idrogeno dall’altra, in sinergia con la prima, stanno gettando le basi per una vera e propria rivoluzione energetica che si tradurrà in ingenti investimenti in nuove reti di trasporto, completamente innovative. L’avvento e lo sviluppo dell’idrogeno, che si è già dimostrato può essere trasportabile modernizzando e investendo sulle attuali reti gas, contribuirà in maniera molto significativa alla crescita e sviluppo di tutte le società attive in questo business.
Il tema della sostenibilità e dell’investimento green può interessare anche l’ambito delle infrastrutture? Ritenete che possa diventare centrale nella politica di investimento del prossimo futuro?
Il tema della sostenibilità ed in generale le tematiche Esg vedono il settore delle infrastrutture, in particolare quello delle utilities, impegnate in prima fila. L’accordo di Parigi sul clima e la lotta ai cambiamenti climatici, con l’impegno a raggiungere zero emissioni di CO2 entro il 2050, vede tutto il mondo delle utilities impegnato direttamente nella transizione energetica, con la consapevolezza che per raggiungere il traguardo occorre reinterpretare il loro ruolo diventando partner del territorio e attore essenziale dell’ecosistema. La decarbonizzazione non è solo un tema di tecnologia ma soprattutto di approccio globale alla produzione ed al trasporto con un utilizzo delle risorse in logica di economia circolare. Il binomio vincente per lo sviluppo e la crescita sostenibile è la combinazione tra sistemi energetici efficienti e digitale. Crediamo che queste dinamiche contribuiranno, addirittura per i prossimi decenni, a sostenere la crescita del settore attraverso nuovi investimenti e ad aumentare l’interesse verso il settore da parte di tutti gli investitori che cerchino esposizione a tutte le tematiche Esg.
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