Via libera ai Pir alternativi
Con il DL Rilancio possono partire gli strumenti ideati da Assogestioni per convogliare il risparmio nel mondo delle imprese investendo anche su quelle non quotate
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Tra i Pir alternativi e gli investitori è già scoccata la scintilla. Anche se i nuovi strumenti sono ancora solo su carta, il mercato sta infatti già riservando loro un pressoché unanime coro di benvenuto, probabilmente grazie al fatto che sono molto più elastici nella composizione e con una potenza di fuoco dieci volte superiore rispetto alle precedenti emissioni.
La normativa sui nuovi Pir rientra nel decreto Rilancio, pubblicato la scorsa settimana in Gazzetta Ufficiale. Si tratta, nel concreto, di una forma parallela di Piani individuali di risparmio rispetto a quelli vigenti. La nuova versione prevede l’investimento di almeno il 70% del fondo in società che non appartengono al paniere Ftse Mib e al Ftse Mid e possono non essere quotate, mentre il 30% delle quote del fondo è libero di essere collocato a discrezione del gestore, che può comprare blue chip, oro o titoli di Stato.
Il testo di legge parla di “piani di risparmio a lungo termine che, per almeno i due terzi dell’anno solare di durata del piano, investano almeno il 70% del valore complessivo, direttamente o indirettamente, in strumenti finanziari, anche non negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato”.
La norma permette fra l’altro a ciascuna persona di sottoscrivere un Pir classico e un nuovo Pir. I gestori, poi, e questa è un’altra novità, sono liberi di acquistare quote delle aziende ma anche il loro debito. Inoltre chi sottoscrive i nuovi Pir beneficia di una defiscalizzazione sulle plusvalenze fino un investimento massimo di 150mila euro l’anno rispetto ai 15mila euro dei Pir classici per un totale, distribuito in dieci anni, di 1,5 milioni di euro. Ai nuovi Pir sono interessanti anche gli investitori istituzionali, come i fondi pensione, per i quali le sgr stanno studiando prodotti dedicati, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza.
E gli esperti di Equita Sim non hanno dubbi: le reti sono pronte a farne un prodotto di punta. Per gli esperti infatti, la debolezza della raccolta dei Pir nel primo trimestre è stata legata alla crisi da Covid-19, con annessi calo dei mercati e aumento della volatilità, che ha portato i risparmiatori a disinvestire dai listini. Senza contare che l’attività commerciale e di marketing dei nuovi strumenti era ripartita da metà febbraio e poi il contesto sui mercati è diventato più complicato. Ecco perché si aspettano che nel secondo semestre le reti torneranno ad intensificare nuovamente gli sforzi commerciali sul prodotto Pir, dato che lo strumento resta molto valido. Inoltre il decreto rilancio ha approvato i Pir alternativi (specializzati in pmi), che rappresentano uno strumento alternativo e complementare al Pir ordinario, a sostegno delle pmi e dell’economia reale.
Proprio sul nuovo schema dei Pir dedicato alle piccole e medie imprese private incluso nel Decreto Rilancio focalizzano la loro attenzione gli esperti di Mediobanca Securities e segnalano che le ragioni dietro questo strumento sono quelle di stimolare gli investimenti nell’economia reale, sia in termini di equity e debito con un focus sulle aziende private. Questo, precisano da Mediobanca, è un differente prodotto rispetto ai Pir attuali, che sono meno focalizzati su investimenti poco liquidi e sulle piccole e medie imprese. Nell’ambito del segmento delle quotate, l’impatto è concentrato sulle small e micro cap.
