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Riduzione dei costi dei servizi di ricerca per i clienti e maggiore trasparenza: ecco i benefici principali della direttiva secondo i professionisti. La survey di Cfa Society Italy
A un anno dall’entrata in vigore della MiFID II, la maggior parte dei professionisti esprime soddisfazione sugli obiettivi e fa notare come, pur aggiungendo costi per la conformità, la direttiva non ha causato particolare interruzioni o rivoluzioni nei modelli di business esistenti. E’ quanto emerge dalla survey condotta da Cfa Society Italy tra i gestori di 449 diverse società di 25 diversi Paesi europei.
Secondo i gestori intervistati a livello europeo, i principali benefici sono tre: una riduzione dei costi per i servizi di ricerca per i clienti finali, una migliore responsabilità nella contrattazione di questi servizi e una maggiore trasparenza su costi ed oneri dei prodotti di investimento. Opinioni più discordanti, invece, sul fatto se tutti questi obiettivi fossero già stati raggiunti, e da sottolineare anche una serie di preoccupazioni per alcune conseguenze non previste.
Contrariamente alle aspettative iniziali, la maggior parte delle società di gestione europee ha deciso di assorbire direttamente il costo della ricerca piuttosto che trasferirlo ai propri clienti, una decisione presa in gran parte per motivi di concorrenza in un momento nel quale i fondi attivi sono già sotto pressione da strategie passive più economiche.
Tutti i partecipanti al mercato dei capitali hanno dovuto rivedere i loro modelli di business. Quelli sul lato del sell-side sono stati più direttamente influenzati, con MiFID II che ha esacerbato la tendenza secolare nella riduzione dei loro ricavi, in particolare nel trading azionario. Mentre è vero che alcune imprese hanno dovuto ridurre la propria attività, ad oggi i timori di massicci licenziamenti di analisti non sono stati confermati.
Una conclusione uniforme in tutto il continente è che i gestori non ritengono che il numero di analisti del sell-side crollerà precipitosamente: ci sarà maggiore selezione e segmentazione tra buona e cattiva ricerca, ma i gestori continuano ad apprezzare e necessitare l’accesso a panel di esperti.
L’impatto è stato ancora meno pronunciato sul buy-side: le aziende più grandi hanno aggiunto specialisti per colmare le lacune, ma non hanno intrapreso vasti programmi di assunzione.
Il timore è che, sia sul buy- che sul sell-side, solo i player più grandi e globali sopravvivranno, con MiFID II che fungerà da catalizzatore del crescente consolidamento in entrambi i settori. Inoltre, la ricerca azionaria sulle pmi continua a ridursi, in aperto contrasto con altre azioni intraprese dalle autorità europee per facilitare il loro accesso ai mercati dei capitali.
Per quanto riguarda la product governance, la maggior parte delle aziende ha indicato un aumento significativo degli oneri amministrativi, ma nessuno sconvolgimento nelle loro attività. La speranza è che i maggiore costi di amministrazione e di reporting si ridurranno col tempo man mano che i processi diventano più automatizzati.
La conclusione più unanime, infine, è che i mercati finanziari europei son ben distanti dall’omogeneità perché si sono evoluti su culture finanziarie e modelli di business differenti: è impossibile trarre conclusioni univoche che siano valide per tutti i Paesi coinvolti.