De Berranger (La Financière de l’Echiquier): “Al di là dei dati macroeconomici e delle incertezze geopolitiche sono le performance aziendali a non dimostrarsi sufficientemente valide per fare da catalizzatore. Ci sono stati molti warning sui risultati e, soprattutto, molte revisioni al ribasso degli obiettivi”
Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier
“Al termine di una settimana di alti e bassi i principali indici azionari hanno chiuso con un ribasso più o meno accentuato, le cui cause potrebbero essere equivocate a una lettura frettolosa delle notizie di attualità”. Per Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier, questo affanno dei mercati, oltre ad essere generato da fattori macroeconomici quali la revisione al ribasso della crescita europea e, a livello geopolitico, l’evolversi contraddittorio della guerra commerciale tra Usa e Cina, è soprattutto frutto dei “risultati aziendali che non si sono dimostrati sufficientemente validi per fare da catalizzatore sui mercati. Ci sono stati molti warning sui risultati e, soprattutto, molte revisioni al ribasso degli obiettivi”.
“Negli Stati Uniti – sottolinea l’esperto – mentre le pubblicazioni del quarto trimestre 2018 sono sostanzialmente in linea con le aspettative, il mese scorso gli utili per azione previsti per i prossimi tre trimestri sono stati rivisti al ribasso. In Europa, i risultati del quarto trimestre sono stati finora in chiaroscuro: solo il 47% delle aziende ha superato il consensus toccando così un minimo dalla fine del 2014”.
Per questo “il mercato, un po’ per volta, si dimostra sempre meno compiacente e le delusioni riferite ai risultati incominciano a essere sottolineate. Più in generale, mentre il rally di gennaio, in parte tecnico, è servito a correggere gli eccessi di sottovalutazione derivanti dalla correzione di dicembre, gli investitori non sembrano più percepire alcun catalizzatore in grado di giustificare un ulteriore aumento poiché l’impostazione accomodante delle banche centrali compensa soltanto i dubbi relativi alla crescita globale”.
“Vediamo ancora un potenziale interessante in molti segmenti a condizione, forse, di accettare una volatilità maggiore”, conclude De Berranger.
Browne (Legge Mason): “La prospettiva rialzista ha il 40% di probabilità di realizzarsi e implicherebbe che, nel 2019, i mercati rimangano convenienti e si verifichi il mix ideale di crescita e bassa inflazione, che sarebbe favorevole per gli asset di rischio”
Fickus (Comgest): “In molti settori come la sanità, le assicurazioni, il software e internet vediamo delle società molto interessanti nelle quali conviene investire a lungo termine”
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