Il coronavirus affonda l’Italia: Pil 2020 con il segno meno
Secondo le stime di Mazziero Research, nel primo trimestre crescita giù del 13-14%, poi la ripresa. Ma l’anno chiuderà con un calo tra l'8 e il 10%
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L’economia in Europa è destinata a precipitare nella prima metà di quest’anno, a causa dello stop delle attività imposto dai governi del Continente per contenere la diffusione del Coronavirus. Ma secondo Dirk Schumacher, head of European Macro Research di Natixis, nel secondo semestre si tornerà a crescere, e nel 2021 rivedremo una variazione con il segno più.
“La nostra ipotesi in questa fase è che il Pil dell’area dell’euro diminuirà di circa il 2,5% quest’anno”, dice Schumacher, sottolineando tuttavia che i governi e le banche centrali stanno proattivamente fornendo sostegni finanziari a banche e imprese per fronteggiare la crisi. “Gli impegni assunti hanno un valore equivalente a circa il 10% del Pil e dovrebbero impedire lo sviluppo di spirali di feedback negativi, che trascinerebbero l’economia verso il basso. Queste misure di sostegno apriranno la strada a un rimbalzo dell’economia una volta terminate le misure di contenimento. Pertanto, l’anno prossimo vedremo una ripresa del 2,5%”.
Nella fase iniziale della crisi, poiché l’epidemia era principalmente confinata alla Cina, l’Europa è stata colpita solo indirettamente da una domanda esterna più debole. Ma adesso il virus è in Europa, e l’effetto negativo sull’economia è diretto e dirompente. “In particolare, le misure di contenimento annunciate nelle ultime due settimane implicano uno shock significativo per l’economia. La produzione sarà gravemente ostacolata dalle restrizioni imposte ai lavoratori nel raggiungere i posti di lavoro. Negozi, ristoranti, hotel e turismo saranno colpiti duramente dalle restrizioni ai viaggi e dalle chiusure obbligatorie”, argomenta Schumacher.
L’esperto ipotizza quindi che il commercio globale diminuirà come nel 2008/09. Già i primi indicatori mostrano un significativo deterioramento dell’attività commerciale globale durante questa prima parte di 2020. Inoltre, i consumi privati diminuiranno per via del calo della spesa in ristoranti, per l’intrattenimento e per i beni durevoli. E gli acquisti di beni durevoli come le automobili saranno posticipati. Lo shock di fiducia colpirà anche la spesa per investimenti nel settore privato. E le restrizioni alla circolazione, anche oltre i confini europei, ostacoleranno la produzione. “Sulla base di queste ipotesi, prevediamo che il PIL dell’area dell’euro diminuirà di circa il 5% nel secondo trimestre. I consumi privati (-5,7%) e la spesa per investimenti (-4,5%) diminuiranno drasticamente, mentre i consumi del settore pubblico compenserà un po’ la decrescita (+ 1%). Prevediamo che la bilancia commerciale sarà sostanzialmente neutra poiché le importazioni probabilmente diminuiranno al pari delle esportazioni”.
Cosa accadrà poi? Schumacher prevede che le misure di contenimento vengano gradualmente rimosse nel secondo trimestre. Se così fosse, per Natixis saranno in particolare quattro i fattori che dovrebbero stimolare nuovamente la crescita, che dovrebbe ripartire con vigore nella seconda parte dell’anno: la ripresa della crescita in Cina, man mano che le misure di contenimento vengono gradualmente revocate, a sostegno della domanda esterna; il fatto che l’aumento delle insolvenze, alla luce del sostegno dei governi alle imprese, sarà modesto; e per lo stesso motivo anche la disoccupazione non dovrebbe aumentare in misura significativa; infine, le condizioni di finanziamento rimarranno relativamente favorevoli poiché il settore bancario riceverà un sostegno sufficiente da parte dei governi e della Bce per continuare a concedere prestiti alle imprese a tassi bassi.
“Gli interventi dei governi saranno fondamentali per prevenire cicli di feedback negativi
Il fattore principale che ha trasformato la recessione del 2008/09 nel peggior calo dell’attività economica dagli anni ’30 del secolo scorso è stato un circuito di feedback negativo tra il settore finanziario e l’economia reale”, osserva Schumacher. “Riteniamo che i responsabili politici siano ormai pienamente consapevoli di questi cicli di feedback negativi e faranno il possibile per evitarli”, aggiunge.
In attesa che torni la crescita, c’è anche chi ritiene che il recente panic-selling possa costituire un’opportunità sull’equity del Continente. “Le azioni europee hanno subito il più grande crollo in un solo giorno dal 1987”, si legge in una nota di Aberdeen Standard Investments. “Tuttavia, come in ogni scenario di mercato, siamo concentrati sui fattori trainanti della crescita a lungo termine e blocchiamo il “rumore” a breve termine. Quando lo faremo, inizieremo a individuare le opportunità per investire con giudizio in diverse aziende europee di alta qualità”, aggiungono gli esperti di Aberdeen. La nota sottolinea l’importanza di un orizzonte di investimento a lungo termine. “Potremmo non sapere come sarà il clima societario del 2020. Ma investendo in aziende le cui caratteristiche strutturali sono immutate dal virus, abbiamo un’idea migliore di come potrebbero essere i numeri del 2022/2023. Il recente calo del prezzo delle azioni potrebbe creare opportunità di acquisto in queste imprese”, anche se i minimi raggiunti dai mercati potrebbero essere, purtroppo, nuovamente aggiornati.
