Coronavirus, i fondi non si fermano
In linea con la richiesta presentata da Assogestioni, il decreto ministeriale rafforzato per arginare i contagi consente alle Sgr di operare in continuità
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Così come il mondo tutto, anche l’industria del risparmio gestito sta facendo i conti con l’emergenza Covid-19. Il crollo dei mercati finanziari di questi giorni mette a dura prova la tenuta del sistema e accentua le criticità che pesano sul pubblico risparmio.
Come richiesto da Assogestioni alle competenti strutture del Mef e della Banca d’Italia, la continuità dell’operatività dei fondi comuni di investimento è dunque assicurata anche in questa fase di complessità e incertezza determinata dalla diffusione della pandemia da coronavirus.
Per questo le Sgr stanno mettendo sul campo tutti gli sforzi necessari per assicurare la continuità dell’operatività dei fondi comuni di investimento. “La nostra attività funziona regolarmente nonostante la situazione attuale. Ci stiamo coordinando sia a livello regionale che globale per rispondere a questa situazione e per garantire di poter continuare a conseguire risultati per i nostri clienti, prenderci cura del benessere dei nostri dipendenti e assicurare lo svolgimento della nostra attività”, commenta a FocusRisparmio Alessandro Aspesi, country head Italia di Columbia Threadneedle Investments.
Smart-working e video conference call. Queste le misure prese dalla maggior parte delle società di asset management, sia italiane che estere, operanti sul territorio italiano. “Abbiamo implementato delle restrizioni sui viaggi dei dipendenti e molti di loro stanno lavorando in smart working. I contatti con i clienti sono tenuti via webinar, conference call e video conferenze. Stiamo monitorando la situazione da vicino, guidati dai consigli delle organizzazioni sanitarie appropriate e dalle linee guida governative pertinenti. Qualora la situazione dovesse subire delle modifiche, adegueremo le misure prese fino a ora nel rispetto delle norme vigenti”, spiega Aspesi.
“Fin da quando l’Oms ha dichiarato l’emergenza sanitaria abbiamo messo in atto importanti misure di prevenzione per assicurare la continuità del servizio e al contempo limitare il rischio di diffusione tra i dipendenti”, fanno sapere da Janus Henderson Investors. Fra le misure adottate dall’asset manager il lavoro da casa, la suddivisione e alternanza fra team e il trasferimento di alcuni processi aziendali fra diversi uffici internazionali.
“Siamo contenti di lavorare per una società dove la tecnologia adottata ci permette già da anni di lavorare da casa ricreando un ambiente identico a quello che troveremmo in ufficio. Per questo motivo il nostro team italiano è in smart working già dall’ultima settimana di febbraio e la vicinanza ai clienti, ancorché virtualmente, non è mai venuta meno”, sottolinea Andrea Boggio, country head per l’Italia e deputy head of continental european sales di Jupiter Am.
Il gruppo La Française ha attivato unità di crisi interna per gestire la situazione e implementare adeguate misure di sicurezza e ha bloccato tutti gli spostamenti da e verso le aree più colpite dalla pandemia. “Il gruppo è pronto a generalizzare il telelavoro in tutta l’azienda e a adattare queste misure alla luce dei nuovi sviluppi o delle direttive del governo”, fa sapere la società attraverso un comunicato diffuso alla clientela.

Per le società native digitali implementare queste misure è più facile e immediato. “In queste settimane il nostro business continua a essere pienamente operativo, garantendo a tutti i nostri clienti un livello di servizio identico a prima”, assicura Edoardo Tagliareni, head of IT operations per Moneyfarm.
Del resto, chi opera in un ambiente internazionale e dinamico come quello dell’asset management deve fare dell’abbattimento delle distanze geografiche la priorità assoluta per l’operatività del proprio business: “Fare investimenti costanti sulle infrastrutture IT e realizzare un ambiente di smart working è importante per un’azienda moderna. Da sempre l’utilizzo di prodotti in cloud ha facilitato molto il lavoro senza restrizioni. Per esempio, non abbiamo per forza tutti una VPN (che è un modo di connettersi a una rete privata non esposta a internet). Oltre metà dell’azienda non ha bisogno di una VPN per raggiungere i principali strumenti di lavoro che utilizza ogni giorno”, spiega Tagliareni.
Ma il virus non conosce confini e i suoi effetti devastanti stanno già arrivando anche negli altri paesi del Vecchio continente.

“Dalla nostra sede londinese abbiamo visto il virus diffondersi in Uk con un ritardo di alcuni giorni rispetto all’Italia. Ci attendiamo quindi una crescita dei contagi e abbiamo attivato piani di smart working e rotazione del team. In base agli sviluppi, decideremo i prossimi passi”, ci racconta dalla Gran Bretagna Rodolfo Fracassi, amministratore delegato e co-fondatore di MainStreet Partners.
