Europa a rischio: ecco quanto peserà lo shock cinese
12 marzo 2020
di Redazione
2 min
Capital Group fa una stima del potenziale impatto del coronavirus sulle già fragili economie Ue. E lancia l’allarme recessione. Soprattutto per l’Italia
Robert Lind, economista di Capital Group
Per l’Europa una recessione è sempre più probabile. Anche se è impossibile, infatti, rispondere con precisione alla domanda cruciale di questo momento, quantificando l’impatto che la pandemia di coronavirus avrà sulla crescita globale e sulle catene di fornitura delle imprese dipendenti dalla Cina, lo shock della domanda e dell’offerta causato dal virus lascia pochi dubbi circa i forti contraccolpi che subiranno le già indebolite economie del Vecchio Continente. Italia in testa.
Secondo Robert Lind, economista di Capital Group, per avere un’idea dell’impatto del contagio sull’economia europea bisogna in primo luogo tenere presenti le conseguenze dirette di una minore domanda proveniente dalla Cina, che si fanno sentire soprattutto attraverso i canali commerciali.
“La tabella seguente fornisce una stima del probabile impatto diretto sul Pil europeo generato da un brusco calo (10%) delle importazioni in Cina – spiega – . Il dato, però, non tiene conto degli effetti di secondo ordine (ossia l’impatto di un indebolimento della domanda cinese sul resto dell’Asia e le ulteriori ripercussioni di tale debolezza sull’Europa), e ciò significa che le cifre esposte probabilmente sottostimano l’impatto effettivo”.
Stima dell’impatto diretto a livello commerciale dello shock in Cina
“In secondo luogo – prosegue Lind -, occorre considerare l’esposizione delle imprese europee all’interruzione delle catene di fornitura in Cina. È tuttavia molto più difficile ottenere una stima quantificabile del potenziale impatto che questo avrà sulle imprese europee e sull’economia nel suo complesso. Le società stesse hanno difficoltà a stimare gli effetti connessi”.
Con la diffusione del virus oltre i confini della Cina, secondo l’economista dovremo fronteggiare perturbazioni della domanda e dell’offerta più generalizzate e probabilmente più gravi nelle principali economie mondiali. “Ciò potrebbe provocare contraccolpi ancora più diffusi nella stessa Europa e altresì esporre la vulnerabilità dell’economia (attraverso i legami commerciali e le catene di fornitura) agli shock sul versante della domanda e dell’offerta nel resto del mondo – avverte -. È impossibile quantificare l’impatto di questi molteplici effetti. Ma considerando che le principali economie europee (Germania, Francia, Italia e Regno Unito) crescevano già lentamente prima della diffusione del virus, è sempre più probabile il verificarsi di una contrazione e di una recessione a breve termine”.
E questo rischio è particolarmente evidente in Italia. “Prima dell’impatto del virus, la maggior parte degli esperti prevedeva una leggera crescita dell’economia nel 2020 (intorno allo 0,5% circa). Alla luce delle attuali e prospettate interruzioni delle attività, l’economia potrebbe invece contrarsi, forse anche in modo alquanto considerevole. Inevitabilmente, gli effetti ricadrebbero anche sul resto dell’Europa, complici i legami commerciali e le catene di fornitura”, conclude Lind.
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