Happy birthday, dear Bull! Il mercato toro Usa compie dieci anni
8 marzo 2019
di LA REDAZIONE
3 min
Solo il tempo dirà quando si esaurirà il mercato toro. “Ma i principi chiave per gli investitori – essere selettivi e diversificati – rimangono validi”, osserva Ritu Vohora, equities investment director di M&G
Ritu Vohora, equities investment director di M&G
Negli annali del mercato azionario normalmente non si contano molti momenti in cui ci si chiede ’Dov’eri quando è successo quell’evento?’. Ma il 9 marzo 2009 probabilmente fu uno di quei momenti. “Quel giorno, l’indice S&P 500 precipitò a un minimo di 677 punti. Dieci anni dopo, si attesta appena sotto l’importante barriera psicologica di 2.800, intestandosi la palma di mercato rialzista più duraturo della storia” osserva Ritu Vohora, equities investment director di M&G.
“Poiché molti investitori non si fidano dei mercati e il posizionamento è stato così difensivo, forse si tratta di una vittoria di Pirro”, prosegue la sobria analisi della fund manager. “Mentre le banche centrali si lanciavano in un massiccio programma di stimolo monetario, provocando l’aumento dei prezzi delle obbligazioni e abbassandone i rendimenti, gli investitori erano costretti a guardare altrove per ottenere i redditi desiderati”.
Con il risultato, sottolinea Vohora, che “i titoli azionari ’bond proxy’ (di società con caratteristiche simili a quelle delle obbligazioni, ndr) che offrono buoni rendimenti e una crescita degli utili corporate solida e stabile, divennero imprescindibili per il portafoglio”, mentre le aziende del tech, salutate come il faro della crescita in un contesto per il resto debole, grazie al boom di e-commerce e pubblicità online “si dimostrarono altrettanto popolari”, come testimonia anche l’analisi dei dati Morningstar sui fondi dal rendimento più alto a cinque anni.
Un investimento nel tech, che include colossi come Facebook, Google e Netflix, avrebbe avuto l’incredibile ritorno di 574% nei 10 anni in esame (fonte: Datastream, periodo dal 10/03/2009 al 28/02/2019, rendimento in USD, ndr).
Settori specifici a parte, chi avesse approfittato di valutazioni “a dir poco convenienti rispetto alla storia (l’indice S&P 500 si attestava su un rapporto p/e forward di 9,7x rispetto alla media storica a lungo termine di 16,2x – fonte dei dati: Datastream) sarebbe stato profumatamente ricompensato”.
A parte la tecnologia, il settore dei beni discrezionali (che include Amazon) “ha rivendicato il titolo di miglior interprete, con un rendimento superiore al 650%”. Per contro, osserva Vohora, “tra i settori rimasti indietro c’è quello dei materiali, con le aziende del settore chimico e i produttori di cemento, insieme a quello delle telecomunicazioni. Il settore dell’energia ha registrato la peggiore performance sui dieci anni, con un rendimento di appena l’83%”.
A livello storico va quindi tutto bene. La domanda chiave è: dove andremo ora? Questo mercato toro è destinato a prolungarsi, o il rallentamento della crescita globale indica che siamo diretti a una brusca frenata o addirittura a una recessione?
“Negli Usa la crescita starà anche rallentando ma ciò non significa che debba fermarsi del tutto” afferma il gestore di M&G. “Inoltre la marcia indietro della Fed sui tassi di interesse – dalla stretta aggressiva alla disponibilità a una maggiore flessibilità e a una maggiore inclinazione a lasciarsi influenzare dai dati – ha dato agli investitori un ben meritato respiro rispetto alla turbolenta fine del 2018”.
La conseguenza dalla nuova linea della Fed “è il fatto che il dollaro USA è fermo – un fattore positivo non solo per l’azionario Usa, ma anche per quello dei mercati emergenti, dove i debiti denominati in dollari beneficiano di un dollaro USA meno forte” spiega Vohora.
Ma al di là dell’analisi sui singoli Paesi, quando si tratta di selezionare i titoli secondo la specialista “la chiave è concentrarsi sui fondamentali. Tipicamente, nelle ultime fasi di un mercato toro e in un ciclo economico maturo sono favorite le aziende di qualità con forti flussi di cassa, modelli di business resilienti e ampi ‘fossati economici’”.
Tra gli esempi di società che rispondono a questo identikit, Vohora segnala Microsoft, che “è un buon esempio di business con ricavi ricorrenti, con la società che sta riposizionando la propria attività da semplice fornitore di software a un modello di business basato sulle sottoscrizioni, che genera ricavi con una periodicità ancora maggiore. Con un bilancio in salute e una posizione di cassa in attivo, questi sono i tipi di aziende che, a nostro avviso, supereranno l’ondata di volatilità che tipicamente si presenta nelle fasi conclusive di un mercato toro”.
E così, andiamo alle valutazioni attuali. “A nostro avviso, le azioni globali sembrano prezzate in modo attraente rispetto alle obbligazioni. Attualmente, il premio al rischio azionario – la differenza tra il rendimento degli utili delle azioni e rendimento delle obbligazioni – è superiore al 6%. Riteniamo che questo valore compensi gli investitori più che adeguatamente per il rischio aggiuntivo richiesto per detenere titoli azionari”.
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