Febbre da obbligazioni: il Btp ai tempi del Coronavirus
L’agenzia Dbrs Morningstar getta acqua sul fuoco e in uno studio pubblicato oggi scrive di ritenere improbabile un’implicazione sul rating dell'Italia del coronavirus
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Il coronavirus dilaga in Italia e con esso sale la psicosi fra la popolazione. L’insieme di questi due elementi mette a dura prova la crescita economica delle aree più produttive del Paese e quindi avvicina lo spettro di una recessione tecnica. Gli esperti delle principali agenzie di rating, però, scongiurano il pericolo di un effetto anche sul rating creditizio.
Secondo Moody’s la diffusione del coronavirus nelle zone più produttive del Paese aumenta il rischio per l’economia di scivolare in recessione, tuttavia, sottolinea l’agenzia in una nota, non danneggerà il merito creditizio dell’Italia.
“L’epidemia di coronavirus mette pressione al ribasso sul già debole outlook di crescita dell’Italia, e aumenta i rischi di recessione”, scrivono gli analisti in una nota, sottolineando che “anche se al momento sull’ampiezza e sulla durata dell’impatto c’è un’elevata incertezza, interruzioni in termini di consumi e produzione sono probabili”.
Moody’s già incorpora nelle sue valutazioni sul rating italiano un debole profilo di crescita. “Un ulteriore, ma temporaneo, indebolimento della crescita quindi non cambia in modo fondamentale la visione” si legge in una nota, nella quale si precisa che l’agenzia di rating ritiene probabile che ci saranno “misure di bilancio per mitigare l’impatto del coronavirus sull’economia, con effetti sul bilancio gestibili. Detto questo molto dipenderà dalla lunghezza e dalla severità della crisi”.
Anche DBRS Morningstar dà per scontata una recessione tecnica nel primo trimestre dell’anno. In un report firmato da Carlo Capuano si legge che l’agenzia “ritiene improbabile un’implicazione sul rating di credito sull’Italia – al momento a BBB high con trend stabile – e che una gestione non corretta della situazione potrebbe influire negativamente sulla stabilità del governo”. L’agenzia di rating sostiene inoltre che il margine di intervento fiscale italiano sia limitato: “Eventuali misure di questo tipo potrebbero essere meno efficaci se l’impatto economico fosse più sul lato dell’offerta che sulla domanda interna”.
Prometeia, società specializzata in ricerche economiche, ipotizza che nel primo trimestre 2020 l’Italia registrerà una contrazione del Pil dello 0,3% portando l’economia in recessione tecnica (due trimestri consecutivi di segno meno, ndr).
Sarebbe la quarta recessione tecnica dal 2009. Le stime, contenute in un rapporto aggiornato dopo lo scoppio dei casi di coronavirus in Nord Italia, partono dall’assunto base “che si mettano in atto politiche di sostegno alle imprese in difficoltà e che la situazione tenda a normalizzarsi entro metà marzo”. Prometeia prevede “una caduta del Pil di analogo ammontare nella media d’anno”.
Pur in uno scenario che preveda un rientro in tempi rapidi dell’emergenza, difficilmente le imprese cinesi compenseranno nella seconda metà dell’anno la produzione persa a inizio 2020, occorrerà del tempo prima che le perdite siano recuperate. È quanto spiega il Rapporto Sace Simest sulla mappa dei Rischi 2020, sottolineando che “il Pil cinese dovrebbe segnare +5,4% nel 2020, secondo Oxford Economics e che i comparti che più risentiranno di un calo dell’import di Pechino sono il lusso, i metalli e l’oil”.
I consumatori cinesi rappresentano il 35% della domanda mondiale di beni del lusso e la Cina è il primo importatore mondiale di petrolio. Secondo il report, anche elettronica, apparecchiature elettriche, tessile e automotive potranno andare incontro a interruzioni per la carenza di componenti in arrivo dalla Cina e sono attesi effetti negativi sul turismo per i paesi che attirano significativi afflussi dalla Cina. “La propagazione del virus in Italia – scrive infine Sace- rappresenta oggi una nuova grande incognita: l’evoluzione dei fatti è sotto stretto monitoraggio e impone la massima attenzione e cautela”.
