Cinque fondi per battere il Coronavirus sui mercati
Meno investimenti ed export, più consumi ed erogazione di servizi. Ecco il nuovo volto della Cina visto dai gestori. Ma con un’incognita pesante
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Avvio di settimana nero per le Borse europee, che stamane hanno riaperto in preda ai timori scatenati dal diffondersi del coronavirus al di fuori dei confini cinesi e asiatici. Ovviamente a soffrire in particolar modo è Milano, che paga con un calo superiore al 4% le misure prese per contenere il contagio al Nord.
Le vendite colpiscono tutto il listino ma i cali maggiori si evidenziano nei titoli del lusso, del turismo e del commercio. “Il crollo della Borsa di Milano di questa mattina è dovuto principalmente alla paura – spiega Andrea Carzana, gestore azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments -. Fino alla settimana scorsa si pensava che il problema coronavirus fosse limitato principalmente alla Cina, ma che, anche in quella zona, la situazione si stesse normalizzando, tanto che lentamente, alcuni stabilimenti produttivi stavano riaprendo. Ora si sta diffondendo il timore che, anche in Italia, alcune imprese possano chiudere e che vengano limitati gli spostamenti di merci e persone per circoscrivere la diffusione dell’infezione. Questo avrebbe un impatto negativo sull’economia europea, soprattutto in un contesto, come quello attuale, di crescita bassa”.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, nel nostro Paese sono 219 i contagiati e 5 i morti. In Cina, i casi accertati sono saliti di 409 a 77.150, circa duemila in più dai 75.400 di venerdì mattina. I decessi sono saliti di 150 a 2.592. Quasi tutte le nuove diagnosi sono nel distretto di Hubei. Stanotte le autorità di cinque provincie hanno tolto alcune misure restrittive sulla circolazione delle persone prese tre settimane fa, al momento dello scoppio dell’influenza, mentre le autorità cittadine di Wuhan, la città da cui è partita l’epidemia e dove ci sono più ammalati, stanotte hanno abbassato il livello di allarme, ma stamattina lo hanno nuovamente alzato.
“A livello industriale – osserva Carzana -, le aziende avevano aumentato le scorte di magazzino in vista del Capodanno cinese, quindi, nel breve, non ci saranno problemi di scorte, ma se la produzione non venisse riavviata rischieremmo di avere un problema a livello di supply-chain. Lato consumi, la Cina sta indubbiamente soffrendo e questo ha ricadute anche sull’Europa e sull’Italia. Ci si augura che questo blocco a livello italiano non perduri”.
Secondo alcune stime, il focolaio di Covid19 in Italia potrebbe costare alle società del lusso, un calo giornaliero di circa un terzo delle vendite in Italia: quasi la metà del giro d’affari domestico, è generato da acquisti di turisti, questo flusso di stranieri in visita, dovrebbe ridursi di parecchio, anche per effetto delle misure precauzionali prese in alcune aree del Paese. Per Tod’s, le attività in Italia dovrebbero valere più di un quarto dei ricavi, a seguire Cucinelli e Moncler con il 15% e l’11% circa.
Quanto alla Corea del Sud, secondo Paese nella lista della diffusione dell’epidemia (il terzo è l’Italia), i contagiati sono saliti di 161, con sette morti. La valuta locale, lo won, è in ribasso per il terzo giorno consecutivo su dollaro a 1.218, livelli che non si vedevano da agosto. La banca centrale coreana dovrebbe riunirsi nelle prossime per annunciare un taglio dei tassi e misure di sostegno all’economia.
