Fondi, un anno all’insegna della sostenibilità
Nel 2020 le strategie vincenti sono quelle che investono nel settore delle energie alternative e della transizione energetica. L’analisi dell’ufficio studi Fida
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Fra le numerose novità che il 2021 porta con sé va certamente annoverata quella di un ritorno delle questioni legate a clima e ambiente al centro delle agende dei leader globali.
Fra i primi provvedimenti del presidente neoeletto Joe Biden spicca quello con cui gli Stati Uniti si impregnano a rientrare negli Accordi di Parigi sul clima. Washington rientrerà ufficialmente il 19 febbraio prossimo, ampiamente in tempo per i lavori preparatori della conferenza sul clima di Glasgow (COP26) che si terrà al 1 al 12 novembre di quest’anno e nella quale, ha informato una nota del nuovo presidente, “gli Stati Uniti intendono esercitare la loro leadership”.
Un impegno concreto rivendicato qualche giorno fa a Davos anche dal presidente Xi Jinping. Il segretario del partito comunista cinese ha garantito che la Cina intensificherà gli impegni per lo sviluppo sostenibile, facendo sì che le emissioni di anidride carbonica arrivino al picco entro il 2030 con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060.
“Quello del presidente Biden è stato un atto di grande importanza simbolica”, commenta Catherine Macaulay, sustainable investment analyst di Schroders. A livello più pratico, sottolinea l’esperta, ci sono diverse misure che Biden potrebbe implementare nei settori dell’energia, dell’oil&gas e delle auto. “Il nuovo presidente avrà la possibilità di smantellare alcune decisioni introdotte dall’amministrazione Trump. Tra queste rientrano una maggiore regolamentazione sulle emissioni, soprattutto sul metano e nel settore oil&gas, e la limitazione di quelle legate al settore energetico. Sono probabili anche standard più aggressivi nel settore automobilistico”, spiega l’esperta.
Mentre però il clima sembrava una questione relegata in fondo alle agende dai policymaker globali, gli investitori hanno saputo anticipare le tendenze. Nel 2020 infatti i migliori investimenti si sono rivelati essere quelli su aziende attente all’impatto ambientale dei loro business o attive nei settori della transizione energetica.
“Il clima tornerà probabilmente in primo piano a livello globale, specialmente alla luce dell’imminente Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico nonché della promessa della Cina di azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2060”, aggiunge Ann Steele, gestore di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. “Ciò è positivo per le strategie che applicano criteri ambientali, sociali e di governance (Esg)”.
Randeep Somel, gestore del fondo M&G (Lux) Climate Solutions, qualche mese fa scriveva: “La Cina da tempo vuole essere un leader mondiale nelle tecnologie pulite, ha infatti incanalato spesa pubblica nello sviluppo del settore solare e delle batterie. La portata degli investimenti richiesti per raggiungere la carbon neutrality entro il 2060 sarà un grosso fattore positivo non solo per la crescita delle industrie locali cinesi, ma anche per le aziende internazionali focalizzate su tecnologia politica e prodotti sostenibili. Un aumento di questa scala degli investimenti cinesi in ricerca e sviluppo in aree come l’idrogeno verde, ancora ai primi passi del proprio sviluppo, darà un’enorme spinta globale affinché tutti i Paesi centrino i loro obiettivi per il 2050”.
Dal canto suo l’amministrazione Biden ha promesso di stanziare 2.000 miliardi di dollari sul cambiamento climatico, oltre ad altre iniziative nella sua campagna Build Back Better America, che riguardano anche le infrastrutture verdi.
Che cosa significa questo? “Tutto ciò porterà probabilmente allo sviluppo su larga scala dell’energia eolica e solare, dei veicoli elettrici, delle batterie, del finanziamento di nuovi carburanti. Potrebbe anche significare l’introduzione del carbon pricing, che il presidente favorisce, così come una revisione delle misure dell’amministrazione Trump. L’emergere della Green Economy è una tendenza secolare che viene rafforzata dall’adesione degli Stati Uniti”, sostiene Sebastien Galy, senior macro strategist di Nordea Asset Management.
Il mondo è arrivato a un punto di non ritorno. Nel settore degli investimenti alcune aziende sono arrivate ad investire la totalità dei loro patrimoni in gestione in società e temi green: “Non siamo interessati a investire in aziende che non sono sostenibili a lungo termine. Abbiamo un vantaggio quando includiamo la sostenibilità come elemento nella nostra analisi delle società. Sia quando guardiamo al rischio, ma anche in relazione alla ricerca delle aziende che hanno intrapreso un percorso verso la sostenibilità, dove noi, in quanto investitori attivi, abbiamo la possibilità di influenzare la direzione e la velocità. Non ho dubbi che i futuri vincitori del mercato azionario saranno aziende responsabili e sostenibili”, chiosa Hilde Jenssen, head of fundamental equities di Nordea Am.
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