Portafogli a prova di Italia: “Reddito fisso e BTP meglio dell’azionario”
L’Italia si avvicina al varo della legge di bilancio 2020. Come farà il Tesoro a contenere il rapporto deficit/Pil e rilanciare la crescita economica?
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I rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato quest’anno un rialzo significativo in previsione di una politica di allentamento monetario da parte delle principali banche centrali, tra cui Bce e Fed, adottate da entrambi gli Istituti nell’ultimo mese. Fondamentalmente, la forward guidance di Francoforte è ora aperta e dipendente dalla situazione di mercato, in quanto prevede di mantenere i tassi ai livelli attuali o inferiori fino a quando l’inflazione convergerà con decisione verso il target, con il Qe che analogamente continuerà fino a poco prima del primo aumento dei tassi. A causa dell’assenza di pressioni inflazionistiche sia a livello regionale che globale, Mohammed Kazmi, portfolio manager e macro strategist di Union Bancaire Privée, afferma che qualunque svolta di tipo restrittivo sembra improbabile nel breve termine. “Pertanto -spiega -, osserviamo che gli acquisti di asset continueranno nel prossimo futuro, il che dovrebbe essere di supporto per i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi core così come per gli spread dei Paesi periferici, continuando a sostenerli”.
Semmai, mette in guardia l’esperto, i rischi appariranno ancora al ribasso per la crescita globale, data l’incertezza causata dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. “Riteniamo quindi che i titoli di Stato statunitensi possano mantenersi redditizi, soprattutto in considerazione dell’attuale andamento dei prezzi di mercato in cui gli investitori si aspettano un ciclo di allentamento più vicino all’‘aggiustamento di metà ciclo’ di Powell, con due tagli dei tassi prezzati nel corso del prossimo anno – sostiene Kazmi -. Se si concretizzerà un’ulteriore debolezza della crescita o aumenteranno le incertezze geopolitiche, allora questo potrebbe costringere la Fed a tagliare i tassi d’interesse più del previsto, il che rende il lato lungo della curva dei tassi Usa una proposta interessante in questo momento”.
Per i mercati del credito, l’esperto sottolinea che la maggior parte dello stimolo monetario descritto è ampiamente prezzato nelle valutazioni, mentre le incertezze relative al commercio, a Brexit e alla crescita globale pesano ancora sulle prospettive e inducono a essere cauti nell’esposizione. “Anche se la Bce ha rilanciato il Qe, era chiaro che il Consiglio dei governatori stava cercando di passare il testimone dello stimolo futuro alle autorità fiscali, vista la mancanza di unanimità sulla decisione relativa al Qe. Lo stesso vale per la Fed, l’ultimo dot plot ha evidenziato un board diviso sulla necessità di un altro taglio dei tassi quest’anno”, precisa.
“Pertanto, riteniamo difficile fare affidamento su ulteriori stimoli monetari per alimentare ancora il restringimento degli spread, dato che le Banche Centrali potranno diventare più reattive che proattive alla luce delle opinioni divergenti tra i diversi membri. Considerato ciò, ci concentreremo sui dati relativi alla crescita globale, guardando a segnali di stabilizzazione nel settore manifatturiero, così come ai prossimi colloqui tra Stati Uniti e Cina, per i quali i mercati sperano in una svolta”, conclude Kazmi.
