Fed, i mercati soppesano il “Whatever it takes” in salsa americana
La mossa di Powell mette a nudo le preoccupazioni sul ciclo economico e non è una buona notizia per le banche. Ecco cosa dicono i gestori
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S&P Global Ratings ha affermato oggi che sta continuando a valutare gli effetti del coronavirus sul merito creditizio dei Paesi della zona euro.
Il rapido espandersi dell’epidemia fra la popolazione dei Paesi core ostacola la crescita economica e nei primi due giorni di questa settimana ha mandato al tappeto le principali Borse generando un sell off come non li si vedeva dai tempi della Brexit o dalla crisi dei debiti sovrani del 2011.
“Le prospettive macroeconomiche dell’Eurozona per il 2020 sono deteriorate. Prevediamo una crescita del Pil dell’economia comunitaria allo 0,5% a causa degli effetti del coronavirus”, scrive S&P Global Ratings, che aggiunge, “dato l’attuale significativo rallentamento, questo presuppone un parziale recupero verso la fine del 2020”.
In un report di mercoledì 4 marzo dal titolo “The Coronavirus Will Shave 50 Basis Points Off Eurozone Growth”, l’agenzia di rating ha ridotto le stime di crescita rispetto alla precedente previsione dell’1% rilasciata a novembre dell’anno scorso e confermata a gennaio.
L’agenzia ritiene gravose per l’attività economica le misure eccezionali per combattere la diffusione del virus ma dall’altro lato soppesa un possibile doppio intervento, sia da parte dell’Eurotower – la cui pronuncia è attesa nel meeting di giovedì 12 marzo – sia per mano dell’Eurogruppo (riunione in calendario lunedì’ 16 marzo prossimo).
A nostro avviso, scrivono gli esperti, è probabile che la Bce riduca il tasso di deposito di 10 punti base. “Francoforte può anche scegliere di allentare il sistema di classificazione dei depositi per alleviare l’effetto di tassi più negativi sui margini di interesse delle banche. Per andare incontro alle esigenze di liquidità a breve termine delle imprese, la Bce potrebbe anche allentare i termini di Tltro (operazioni di rifinanziamento mirate e a più lungo termine) per le banche commerciali”, ipotizza S&P.
Per venire incontro alle esigenze di chi possiede un mutuo – penalizzato nei Paesi più colpiti, come l’Italia, sul fronte dell’ampliamento degli spread sovrani – la Bce potrebbe pensare di rafforzare il suo programma di acquisti di titoli pubblici, accantonando i limiti di acquisto di obbligazioni sovrane, compreso l’aumento dell’ammontare degli acquisti mensili, o aumentando gli acquisti di obbligazioni societarie per allentare le tensioni del mercato in merito ai rischi di rifinanziamento.
Sul fronte delle iniziative unilaterali alcuni Paesi si stanno già muovendo con incentivi fiscali ad hoc per alleviare la pressione fiscale sulle imprese, in particolare quelle nei settori del turismo e dei viaggi aerei. La maggior parte dei governi è già sulla buona strada per rilanciare sussidi passati per la disoccupazione, nonché per creare schemi di garanzia per il rifinanziamento delle società con restrizioni di liquidità e per i mutui alle famiglie.
Dall’Eurogruppo del 16 marzo i ministri delle finanze della zona euro si riuniranno per esaminare quali politiche possono eventualmente essere coordinate a livello comunitario. “È improbabile che si prendano grandi decisioni, scrive S&P, quanto piuttosto che sì decida di concedere maggior flessibilità alle regole di bilancio ai Paesi colpiti dall’epidemia”.
Gli analisti, però, sottolineano il fatto che negli ultimi casi è stata presa in considerazione solo la spesa aggiuntiva direttamente collegata all’evento, piuttosto che l’impatto fiscale dei relativi effetti economici: “La clausola si concentra su costi a breve termine e ben identificati, piuttosto che sull’impatto degli shock economici strutturali a lungo termine dell’evento”.
Secondo il calendario aggiornato di S&P Global Ratings, le prossime date per la “rating action” dell’agenzia sull’Italia sono previste per il 24 aprile e 23 ottobre 2020.
