Benvenuta Sfdr: ecco le reazioni delle case di gestione
Per i consulenti cambiano il processo e la conversazione con i clienti. Questi ultimi avranno una scelta più chiara nella valutazione degli investimenti
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C’è ancora grande incertezza riguardo ai veri impatti della Sustainable Finance Disclosure Regulation (abbreviato con l’acronimo Sfdr) – entrato in vigore lo scorso 10 marzo – sull’operatività delle case di gestione.
Lo dicono alcuni asset manager intervenuti ad una tavola rotonda virtuale organizzata da Ignites Europe (testata editoriale del gruppo Financial Times) dal titolo “Meeting the challenge of Sfdr”.
In particolare, le rimostranze riguardano i labili confini che separano – a detta degli operatori – i perimetri degli articoli 8 e 9. “E’ molto difficile comprendere i confini fra articoli molto simili come l’8 e il 9 in un periodo di transizione dove ancora non abbiamo una visione strategica su cosa vogliono veramente i nostri clienti”, sostiene Stuart Ballard, head of product strategy and development per la divisione internazionale di Federated Hermes, nel corso della tavola rotonda.
“Alcuni di loro [i clienti, ndr] ci chiedono se i nostri fondi siano o meno conformi all’articolo 9 – dice – ma siamo in difficoltà poiché la risposta è necessariamente vincolata all’incertezza del regolamento stesso”.
Il Regolamento chiede di spiegare in che modo vengono presi in considerazione i rischi inerenti alla sostenibilità e in che modo il gestore integra nelle proprie valutazioni d’investimento gli impatti sull’ambiente e sugli aspetti sociali.
La principale sfida citata dai manager delle case di gestione chiamati in causa nell’evento virtuale di Ignites Europe è quella di fare in modo che la filiera distributiva che si interfaccia in prima persona con i clienti sia sufficientemente formata e informata sulla nuova regolamentazione. Il punto viene sollevato da Federated Hermes.
“Questa può essere davvero un’opportunità per formalizzare il modo in cui comunichiamo e cercare di veicolarlo in un formato più accessibile ai nostri investitori e quindi renderlo confrontabile con ciò che fanno altri gestori”, spiega Ballard, che tuttavia chiosa il suo intervento con un auspicio: “Nutro le mie riserve sul fatto che i regolamenti raggiungano effettivamente questo obiettivo nell’usabilità delle informazioni. Tuttavia, credo che questa sia la sfida fondamentale che dobbiamo affrontare in quanto industria”.
“A nostro avviso la finanza sostenibile dovrebbe puntare al di là della semplice integrazione dei fattori Esg, e mirare a fornire un impatto tangibile su obiettivi sostenibili chiari”, aggiunge David Czupryna, heaf of Esg development di Candriam, intervenendo nel corso del webcast.
Nel 2020 le masse in gestione delle strategie Esg di Candriam hanno raggiunto il valore di 88 miliardi di euro, sotto la spinta “dell’incremento della domanda, da parte degli investitori, verso la variegata offerta di prodotti e strategie sostenibili”, spiegano dalla società. “Sfdr fissa standard sufficientemente alti in termini di informazioni e obbligatorie da non poter essere destinata a sostituire le etichette esistenti, a superare i regolamenti Esg nazionali, ma semmai a completarli dove è possibile”, commenta Czupryna.
La società ha lanciato diverse nuove strategie azionarie tematiche nel 2020, tra cui una dedicata all’economia circolare, che investe in azioni globali coinvolte in attività che contribuiscono al riciclo, alla sostituzione, al riutilizzo e alla razionalizzazione di prodotti e risorse. Inoltre ha lanciato la sua prima strategia Impact sul private equity che, attraverso fondi di investimento e co-investimenti, offre agli investitori esposizione a società la cui performance è legata a fattori sociali o ambientali misurabili.
“Le regole MiFID potrebbero limitare l’offerta dei prodotti agli investitori che hanno espresso esplicitamente una preferenza per prodotti sostenibili ai soli prodotti che ricadono nel perimetro degli articoli 8 e 9”, conclude il manager di Candriam. “Non è chiaro se le informative obbligatorie introdotte da Sfdr riusciranno ad aiutare gli investitori a vedere le cose più chiaramente soprattutto senza il supporto di una certificazione SRI-level o altri standard di investimento oltre agli elementi introdotti dal regolamento”.
Di fatto Candriam punta molto su quest’ultimo tema. Nell’ambito dei Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite (PRI), l’asset manager ha ottenuto il rating A+ ed è stata selezionata per entrare nell’UN PRI 2020 Leaders Group come riconoscimento per l’approccio agli investimenti sostenibili e in particolare per le sue pratiche in materia di reportistica sul clima.
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