Galli: “Pronti a connettere risparmio ed economia reale”
Condurre il risparmio sul binario virtuoso che porta alla crescita del Paese è tanto un’opportunità quanto una necessità. Parla il direttore generale di Assogestioni
4,30 min
Nel triennio 2020-2022 i Pir di terza generazione avranno un impatto stimato di 3 miliardi di euro su AIM Italia. La previsione è contenuta in un report firmato da IR Top Consulting, boutique finanziaria leader in Italia nella consulenza direzionale per i capital markets.
“L’ulteriore afflusso di liquidità derivante dai Pir di terza generazione potrebbe generare nell’arco del triennio 2020-2022 un triplice effetto positivo su AIM Italia, che rappresenta circa la metà dell’universo investibile relativo al 3,5% da allocare su titoli non Mib e non Mid, oggi pari a 258 società quotate sui mercati regolamentati e Mtf”, commenta Anna Lambiase, Ceo di IR Top Consulting.
Leggi anche I “nuovi Pir” preparano la riscossa di mid e small cap. I titoli in pole position
AIM Italia potrà beneficiare in maniera importante delle nuove condizioni volte a indirizzare il risparmio privato nell’economia reale e in modo specifico verso le Pmi che costituiscono le fondamenta del sistema industriale italiano. I nuovi Pir potrebbero generare nel triennio 2020-2022 tre effetti: anzitutto un incremento del numero di società quotate, grazie a una crescita pari al +30% medio annuo del numero di Ipo.
A questo si aggiungono l’incremento della raccolta media, pari al +69%, che stimiamo possa passare da 5,9 milioni di euro nel 2019 a circa 10 milioni e un ampliamento del flottante medio in Ipo, dal 24% al 30%. Le stime si fondano sulle proiezioni derivanti dall’analisi storica effettuata sul mercato AIM Italia, in particolare nel biennio 2017-2018, periodo che ha beneficiato degli effetti dei Pir introdotti per la prima volta a fine 2016: la dimensione media della Pmi quotata tra il 2017 e il 2018 è stata pari a 39 milioni di euro in termini di ricavi, segnando una crescita di circa 3 volte rispetto a 14 milioni di euro nel 2016, la raccolta media si è attestata a 9,8 milioni di euro (6,4 milioni di euro nel 2016) e il flottante medio in IPO è stato pari al 26% (15% nel 2016).
Leggi anche Dieci anni di AIM Italia, connettore fra economia reale e risparmio privato
A fine 2017, nel primo anno di introduzione dei Pir di prima generazione, i capitali raccolti hanno raggiunto quota 11 miliardi. L’afflusso nel 2018 è stato pari a 3,49 miliardi, mentre, a seguito dell’introduzione di nuovi vincoli con il Decreto Attuativo MISE-MEF pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2019, l’afflusso dei Pir di seconda generazione ha subito un rallentamento e, al 30 settembre 2019, ha registrato un dato negativo pari a -546 milioni.
Nel 2020, grazie alle revisioni normative (vincolo del 3,5% sul patrimonio Pir in strumenti finanziari emessi da società diverse da quelle del FTSE Mib e FTSE Mid), che hanno reso gli strumenti maggiormente compatibili con la gestione e l’operatività dei fondi aperti rispetto al vincolo sui Venture Capital, è possibile ipotizzare una raccolta pari a 3 miliardi.
Considerando uno scenario di tassi prossimi allo zero, nel 2020 è possibile ipotizzare che 2/3 delle risorse, pari a 2 miliardi, possano confluire nell’azionario. Inoltre, ipotizzando uno scenario conservativo nel quale il 30% delle risorse dell’azionario venga investito su titoli non appartenenti all’indice FTSE Mib, si stima un apporto di capitali sulle società Mid/Small Cap pari a 0,6 miliardi nel 2020.
L’ufficio Studi IR Top Consulting stima che – grazie all’emendamento sui Pir di terza generazione promosso dalla Commissione Finanze – anche il mercato AIM Italia, che rappresenta circa la metà dell’universo investibile relativo al 3,5% da allocare su titoli non Mib e non Mid, pari a 258 società Small Cap quotate sui mercati regolamentati e non regolamentati, potrà beneficiare in maniera importante delle nuove condizioni volte a indirizzare il risparmio privato nell’economia reale e in modo specifico verso le PMI che costituiscono le fondamenta del sistema industriale italiano.
Definito l’impatto complessivo stimato pari a 231 milioni su AIM Italia, IR Top Consulting ha analizzato gli effetti sul mercato azionario delle PMI partendo dai dati storici delle Ipo del periodo 2017-2018 su AIM Italia, in termini di raccolta media, flottante medio in Ipo e ricavi medi.
L’afflusso di capitali atteso sul mercato AIM Italia risulta superiore rispetto alla raccolta in Ipo del 2019 (+12%) e potrebbe generare l’ingresso di nuove Spac, che possono essere considerate come un meccanismo di accelerazione del processo di Ipo.
Nel biennio 2017-2018, nel quale si sono registrati gli effetti dei PIR introdotti a fine 2016, la dimensione media della Pmi quotata è stata pari a 39 milioni in termini di ricavi, segnando una crescita di circa 3 volte rispetto a 14 milioni nel 2016, la raccolta media è stata pari a 9,8 milioni (6,4 milioni di euro nel 2016), il flottante medio in IPO è stato pari al 26% (15% nel 2016).
L’investitore italiano più presente sul mercato AIM Italia è Mediolanum Gestione Fondi, con un investimento complessivo al 3 giugno 2019 pari a 75 milioni e un numero di società partecipate pari a 53. Le partecipazioni fanno riferimento ai Fondi “Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia”, “Mediolanum Flessibile Futuro Italia” e “Mediolanum Challenge Italian Equity”. Completano il podio Azimut (Azimut Capital Management) e Intesa Sanpaolo con Eurizon e Fideuram Investimenti).
Fra gli esteri, l’asset manager più attivo su AIM Italia è il gruppo Julius Baer attraverso la controllata Kairos Partners (36 società) seguito dal fondo pensione della Norvegia e dal fondo MOMentum Alternative Investments.
