Perché scommettere sui corporate bond emergenti
L'asset class garantisce rendimenti soddisfacenti, bassa volatilità e resilienza, dicono T. Rowe Price e Schroders
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Per il reddito fisso si preannuncia un anno complesso, ma sarà ancora possibile trovare rendimento. Non teme le sfide Antoine Lesné, responsabile strategia e ricerca Emea di SPDR ETFs, secondo cui, in un mondo a tassi zero o negativi, buone opportunità può offrirle il debito sovrano in valuta locale dei Paesi emergenti. A patto di coprire ila cambio euro-dollaro. Perché il percorso verso la normalizzazione è imprevedibile e non riguarda più solo le banche centrali.
In merito alla costruzione del portafoglio e al posizionamento in termini di asset class, su cosa punta e, di converso, quali investimenti o mercati sono da evitare?
“Nel 2020 l’allocation nel reddito fisso potrebbe essere più complessa rispetto al 2019. In estate i rendimenti hanno toccato i minimi storici, in scia all’escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e ai livelli estremamente bassi degli indici Pmi manifatturieri. Stimiamo moderati aumenti dei rendimenti, oltre a una certa ripresa dell’inflazione a inizio anno, ma la lunghezza e la portata di tale aumento potrebbe essere limitata. In questo contesto il debito sovrano in valuta locale dei mercati emergenti rappresenta una delle esposizioni da privilegiare. La maggior preoccupazione sarebbe quella di sbagliare le previsioni sull’inflazione, che potrebbe sorprendere registrando un ulteriore rialzo. In questo scenario i titoli inflation-linked o le strategie obbligazionarie con una duration minore potrebbero riportare le migliori performance”.
In un mondo a tassi zero o negativi, dove trova le opportunità di investimento a medio e lungo termine?
“Il debito sovrano in valuta locale degli emergenti resta una delle poche aree che presentano opportunità per ottenere rendimenti nel breve termine nel settore del reddito fisso. Tuttavia suggeriamo di coprire il cambio euro-dollaro, in quanto il differenziale di crescita economica tra le due economie dovrebbe ridursi, il che fa presumere che la fine del ciclo rialzista del dollaro si stia avvicinando. Oltre al vantaggio offerto dai rendimenti del debito dei mercati emergenti, spesso la debolezza del dollaro rappresenta un buon contesto per la performance dell’asset class. Anche le obbligazioni sovrane dei mercati emergenti denominate in dollari potrebbero offrire opportunità su base relativa ma, nel medio termine, sarà importante considerare la scelta della sensibilità dei tassi e anche la questione della copertura del rischio valutario potrebbe essere fondamentale”.
Le banche centrali intraprenderanno mai la strada della normalizzazione? Quali sono le loro opzioni dato che dopo anni di Qe e tassi ai minimi la ‘cassetta degli attrezzi’ dei decision maker è essenzialmente vuota, come sottolineano alcuni osservatori?
“Il percorso verso la normalizzazione dipende da ciò che si intende per ‘normale’. In passato i periodi di rendimenti reali negativi si sono verificati soprattutto in caso di interventi per risanare l’economia, spesso dopo le guerre. L’espansione di bilancio potrebbe essere ancora possibile ma non è chiaro se ci saranno o meno ulteriori azioni di politica monetaria. Tuttavia è possibile che emergano nuove tipologie di approccio, qualora fosse necessario. Supponiamo quindi che per normalizzazione si intende che le banche centrali non sono gli unici attori a dettare le regole della politica monetaria, ma che anche la politica sia entrata in gioco attraverso l’introduzione di norme e riforme”.
Il governo degli Stati Uniti ha aggiunto circa un trilione di dollari di debito nel 2019. La recessione del 2001/02 ha aumentato il deficit del 6%, quella del 2008/09 dell’8%. La prossima quanto costerà?
“Il costo della prossima recessione dipenderà da molte variabili e sarebbe troppo difficile da prevedere. Nel frattempo le banche centrali ci hanno già messo in guardia sul fatto che deficit e debiti elevati non sono necessariamente sostenibili”.
