Emergenti, come trarre vantaggio dai quattro pilastri del debito
Secondo Aberdeen SI, l’asset class offre una gamma di opportunità senza precedenti. Ma è necessario effettuare un'analisi fondamentale per comprendere, monitorare e gestire il rischio
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Per gli esperti saranno i corporate bond emergenti la promessa tra le classi di attività del 2020. Proprio questi strumenti di investimento possono essere utilizzati per ottenere rendimenti soddisfacenti, resilienza nel tempo e volatilità limitata. Si tratta di un mercato di oltre due trilioni di dollari (di cui la gran parte emesso in dollari USA) comprendente sia obbligazioni investment grade che high yield emesse da società diversificate sia a livello geografico che settoriale. Si calcola che negli ultimi quindici anni il mercato delle emissioni di debito societario dei Paesi emergenti abbia sempre costantemente superato l’emissione del debito sovrano e sia sviluppato cresciuto di otto volte.
Eppure “dei circa 2.200 miliardi di dollari che rappresentano il mercato del debito societario emergente, solo circa il 5% è detenuto da investitori dedicati a questo comparto”, commenta con Focus Risparmio Samy Muaddi, gestore del fondo T. Rowe Price Funds Sicav – Mercati emergenti Corporate Bond di T. Rowe Price, per poi aggiungere: “L’universo di obbligazioni a cui facciamo riferimento è composto da circa 1.300 società”.
La ragione comunque per considerare attentamente questa asset class nella costruzione di un portafoglio è presto detta. “Le obbligazioni societarie emergenti generano rendimenti simili a quelli azionari ma con una volatilità inferiore”, ricorda Muaddi. Più in dettaglio, secondo quanto ribadito dal gestore, “le obbligazioni societarie dei mercati emergenti hanno registrato rendimenti superiori del 2% circa rispetto a quelle delle obbligazioni ad alto rendimento europee su base annua (il 6% circa rispetto a 45 circa, ndr), con un livello di volatilità annualizzata selezionata inferiore”.
Certo, potrebbe non essere semplice fare selezione all’interno di una platea potenzialmente enorme di titoli, posto che “dal 2005, i nuovi emittenti in questo mercato sono stati in media circa 70 all’anno solo per il segmento high yield” e, allo stesso tempo “le nuove emissioni arrivano spesso con brevissimo preavviso. Gli analisti dispongono tipicamente di un periodo di collocamento che va dai tre ai cinque giorni per analizzare il settore, il management, e forse persino un nuovo Paese, per costruire un modello analitico”. Muaddi, forte della struttura di T. Rowe Price nei mercati emergenti (la maggior parte degli emittenti ha emesso azioni molto prima di entrare nel mercato obbligazionario), si propone quindi “di focalizzarsi su elementi come la corporate governance, la liquidità, un’analisi strategica e finanziaria dettagliata e i criteri Esg per identificare le società con le migliori performance ed evitare i crediti distressed”. Più in dettaglio il focus per il gestore di T. Rowe Price Funds Sicav è “sulle società operanti nell’immobiliare e dei beni di consumo. Al contrario, abbiamo una bassa esposizione al settore finanziario, a causa delle alte valutazioni e della scarsa trasparenza che interessano alcuni suoi segmenti. Sottopesiamo anche le società di estrazione in settori come quello dell’oil & gas”.
Quanto al futuro, a giudizio di Muaddi le prospettive nel lungo termine sono “ampiamente positive” grazie a “bilanci sani, un premio di crescita economica stabile rispetto ai mercati sviluppati, classe media e relativo benessere in aumento, una migliore corporate governance, vulnerabilità esterne limitate e regimi di politiche razionali in gran parte dei Paesi”. Per l’esperto le società che potrebbero “offrire maggiore valore siano le obbligazioni BBB, BB e B. Generalmente, in questi segmenti si possono trovare bond di società che mostrano fondamentali in miglioramento o che offrono rendimenti stabili e attraenti”. Da evitare invece “gli emittenti distressed nei segmenti CCC e in quelli inferiori, alla luce di una volatilità in aumento e di rendimenti piuttosto bassi”. Quanto ai rischi, a giudizio di Muaddi “il principale è relativo al contesto economico globale”.
Sulla stessa linea anche James Barrineau, head of Emerging Markets Debt Relative di Schroders secondo cui “sebbene la crescita economica sia debole a livello globale, la crescita negli emergenti nel complesso è circa doppia rispetto a quella dell’universo sviluppato. A livello regionale, la crescita in America Latina è quella più problematica, con dati attorno allo zero in Brasile e Messico e la recessione in Argentina. La crescita nell’Europa emergente è stabile attorno al 2% in gran parte dei Paesi, mentre nell’Asia emergente resta relativamente solida, nonostante i rallentamenti in Cina e India”. Per l’esperto di Schroders tuttavia il principale rischio per questa asset class non deriverà dai fattori macroeconomici, “ma da eventi spot nei singoli Paesi. Ci aspettiamo che l’Argentina intraprenderà un processo di ristrutturazione del debito. Il Libano in questo momento scambia a livelli distressed, con diverse questioni di governance aperte, e l’Ecuador sta incontrando difficoltà nel far passare le riforme fiscali nonostante un esecutivo favorevole ai mercati”.
