“Piace sempre più la consulenza in digitale”
Lo rileva l'ultima survey per il banking di Ing. E la tecnologia, a detta di Bcg, sarà decisiva anche per gli asset manager
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La professione del consulente finanziario indipendente non si concretizza soltanto nella raccomandazione finale al cliente, ma essa rappresenta solo la parte finale di un processo che impegna il professionista su più di un fronte.
Dietro la formulazione della raccomandazione c’è un’attività significativa e impegnativa che parte dagli adempimenti normativi cui tutti i consulenti autonomi devono attenersi, passa per la verifica di adeguatezza del cliente, e arriva sino all’analisi del profilo di rischio e degli obiettivi finanziari di quest’ultimo. In più ci sono anche oneri, spesso non solo finanziari, legati all’acquisizione della tecnologia necessaria al consulente per svolgere il suo lavoro nel migliore dei modi.
Va da se che per alleggerire la mole di lavoro del professionista autonomo e renderlo più competitivo con i colleghi delle reti bancarie c’è bisogno di una maggior integrazione tecnologica.
Il tema è emerso durante una tavola rotonda in occasione dell’ultimo FeeOnly Summit di Verona (29-30 ottobre), dove gli esponenti del mondo consulenziale indipendente si sono confrontati con alcuni dei player del mondo degli intermediari e Fintech.
Dalla tavola rotonda emerge la necessità di una più stretta triangolazione fra consulente-intermediario-cliente e di un maggior ricorso alla tecnologia. “Non potendo far affidamento sulle attività promozionali di una rete, il consulente indipendente deve necessariamente dotarsi di tecnologie che gli consentano di rimanere al passo con i tempi, soddisfare al meglio le richieste del cliente e non rimanere schiacciato dalla concorrenza delle reti distributive di matrice bancaria”, sottolinea Alberto Dellavalle, responsabile raccolta amministrata e trading di Banca Sella.
Gli interventi normativi più recenti (da MiFID2 alla più recente PSD2, ndr) contribuiscono al superamento dell’architettura chiusa del sistema finanziario e vanno di fatto incontro alle esigenze dei professionisti.
“La possibilità di aprire i servizi anche a parti terze è una grande opportunità per offrire e usufruire di servizi esterni e quindi allargare la proposizione commerciale a beneficio dei propri clienti”, spiega Gabriele Villa, head of international business development di Directa Sim.
Per il manager dell’intermediario indipendente torinese le nuove norme hanno dato una scossa non banale al sistema e solo ora stanno cominciando a produrre i primi effetti. “Il modello open-banking offre nuove soluzioni anche al mondo della consulenza fee only. Se messe a fattor comune, queste opportunità possono offrire nuove possibilità a tutto il sistema: ad esempio, i sistemi di rendicontazione non saranno più verso un unico intermediario ma grazie agli aggregatori Fintech potremmo vedere la nascita di sistemi di rendicontazione unica che faciliteranno la vita di ogni cliente”, prosegue Villa.
A chi si chiede se i consulenti autonomi possano avere la forza, in futuro, di rimanere sul mercato anche senza il supporto esterno di una rete solida e capillare risponde Patrizio Lattanzi, amministratore delegato di FD Fiduciaria Digitale.
“Io vedo un mondo in sviluppo per la consulenza indipendente – spiega Lattanzi –, lo sforzo che devono fare i professionisti di questo settore, però, è quello di mantenere un’offerta diversificata per quanto riguarda prodotti e servizi e di dotarsi di un’adeguata struttura tecnologica per supportare le sue scelte e quelle del cliente.
“Il consulente non può più occuparsi solo di finanza”, ragiona Marcello Ferrara, analista di Consultique, “ma deve occuparsi di guidare sé stesso e il cliente verso le migliori soluzioni tecnologiche e collaborare con software-house, piattaforme e intermediari”.
Solo seguendo questa strada maestra la consulente finanziaria indipendente potrà affermarsi come nuovo modus operandi e ritagliarsi un ruolo da protagonista all’interno dell’industria.
