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Con la crisi ucraina, i fund manager hanno tagliato le stime per l’Eurozona. E temono un rallentamento globale. Ridotta l’esposizione azionaria, aumenta la liquidità. Via dalle banche, si punta su difensivi e risorse
Cut growth, turn bearish, give up on banks. È tutto in questa frase, scelta come titolo dell’ultimo sondaggio mensile condotto da Bank of America tra i gestori di fondi europei, il termometro del sentiment attuale dei mercati. Gli investitori infatti, preoccupati come non lo erano dal 2008 per la crescita globale, sono in fuga dall’azionario mentre hanno aumentato i livelli di liquidità ai massimi da due anni.
La maggior parte dei fund manager che tra il 4 e il 10 marzo hanno partecipato al sondaggio ora si aspetta un mercato azionario ribassista nel 2022. Previsione che ha fatto scendere le allocazioni alle azioni globali ai livelli più bassi da maggio 2020. Di contro, i livelli di liquidità sono saliti di quasi il 6%, mentre le allocazioni alle materie prime sono aumentate del 33%, un record.
La guerra è il rischio principale
La causa è ovviamente l’assalto russo all’Ucraina. E lo dimostra il fatto che quasi un gestore su due (il 44%) menziona il conflitto come il più grande rischio per i mercati, seguito da una recessione globale, che il 21% vede come la principale preoccupazione, rispetto all’8% del mese scorso. In terza posizione l’inflazione, considerata come il rischio maggiore dal 18%, con un netto 44% che ora si aspetta prezzi più alti in Europa nei prossimi dodici mesi, a fonte del 38% che il mese scorso prevedeva un un’inflazione più bassa. Fuori dal podio la svolta hawkish delle banche centrali, con appena il 9% degli intervistati per i quali i falchi costituiscono il pericolo più grande, in deciso calo rispetto al 41% di febbraio.
Crescita economica: Europa ko
In particolare fanno paura le ripercussioni sull’Europa, le cui stime di crescita sono state pesantemente riviste al ribasso. Il 69% degli intervistati, mai così tanti dal 2011, prevede infatti che l’economia del Vecchio Continente si indebolirà. Solo il mese scorso, il 12% si aspettava ancora una crescita migliore in Europa: un’oscillazione di 81 punti percentuali che fa segnare il più grande calo mensile mai registrato.
Ma il problema non è solo europeo. La crescita globale è destinata a indebolirsi per il 64% dei fund manager, la percentuale più elevata dal 2008, con un netto 44% secondo cui l’intensificazione delle interruzioni della catena di approvvigionamento farà da freno al ciclo globale (in forte aumento rispetto al 3% del mese scorso).
Addio equity
Inevitabili le ripercussioni sull’asset allocation. Dopo il calo del 10% da gennaio, la metà dei gestori si aspetta che le azioni europee rimbalzino di almeno il 5% (in calo rispetto al 57% del mese scorso), mentre un terzo degli investitori vede la possibilità che il mercato ripieghi ulteriormente (rispetto al 18% di febbraio). Per il 61% degli intervistati inoltre gli indici hanno già raggiunto il picco per questo ciclo (erano il 22% un mese fa).
Aumentano poi, sono il 48%, coloro che ritengono di non avere abbastanza coperture difensive come rischio principale per i portafogli, rispetto al 30% di febbraio. I livelli di liquidità tra i partecipanti al sondaggio europeo sono passati dal 4,5% del mese scorso al 5,6%, il livello più alto in 20 anni.
Dai titoli finanziari a difensivi e risorse
Oltre un gestore su due, il 53%, vede poi un ulteriore ribasso per i ciclici europei rispetto ai difensivi (erano il 18% il mese scorso). Solo il 15% vede margini per una nuova sovraperformance ciclica, in calo rispetto al 62%. La percentuale di chi si aspetta che i titoli value europei sovraperformino i titoli growth è scesa dal 72% di febbraio al 22%.
La fuga è soprattutto dalle banche del Vecchio Continente: il 2% che afferma di essere sottopesato sul settore, dopo che il 50% (un record) a febbraio aveva dichiarato di essere sovrappesato. Anche il sovrappeso nel settore assicurativo, altro favorito dagli investitori a febbraio, è stato quasi neutralizzato, mentre il posizionamento nelle utility è passato da sottopeso a sovrappeso.
Le risorse di base, l’energia e l’assistenza sanitaria sono ora i più grandi sovrappesi del settore, mentre auto, prodotti chimici e viaggi e tempo libero sono i sottopesi più pesanti. L’ampia quota di titoli energetici significa che il Regno Unito rimane il mercato azionario preferito in Europa, mentre il mercato difensivo svizzero è passato da un ampio sottopeso a sovrappeso.
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