MiFID 2… Anni dopo: cosa c’è, cosa manca. Il verdetto dell’industria
A due anni dall’entrata in vigore gli effetti della normativa sono ancora difficili da interpretare. E una parte degli operatori spinge per la revisione di alcuni aspetti tecnici
4,30 min

Tutti devono fare la loro parte. Questo il messaggio che Maurizio Bufi, presidente uscente di Anasf, lancia dal palco romano di Consulentia 2020, ultima tappa di un percorso durato otto intensi anni.
D’altronde le sfide che il settore della consulenza finanziaria e l’industria del risparmio gestito devono e dovranno affrontare sono numerose. Un’architettura normativa sempre più complessa, la spinta innovatrice della tecnologia, la concorrenza proveniente da più fronti e un ecosistema più eterogeneo e rischioso rispetto al passato.
Ecco perché, sottolinea Bufi, in un contesto di riduzione dei margini per tutti gli attori della filiera e per salvaguardare le remunerazioni dei consulenti c’è bisogno di una maggior cooperazione fra case prodotto, società mandanti e cf stessi. “Non seguendo una dialettica di scontro, ma secondo una logica win-win dove alla fine a guadagnarci è l’intero ecosistema e soprattutto il cliente/investitore finale”, dice Bufi a FocusRisparmio.
Il rischio? Il cortocircuito del sistema. Le soluzioni? Su questo Bufi ha le idee chiarissime: “Per contrastare la riduzione dei margini e salvaguardare le remunerazioni dei consulenti occorre incrementare le masse, aumentare la produttività e valorizzare la figura del cf grazie alla qualità del servizio”. Il modo per attuare queste linee guida? Il presidente uscente lo spiega nelle righe che seguono rispondendo ad alcune domande sollecitate da FocusRisparmio nel corso della kermesse annuale di Roma.
La madre di tutte le sfide future è il ricambio generazionale. Poi bisogna insistere sulla qualità del servizio di consulenza finanziaria attraverso una sempre maggior trasparenza e, al contempo, rivendicare una corretta remunerazione della nostra figura professionale. Il cf non è più un mero collocatore di prodotti, ma offre servizi di consulenza evoluti che vanno valorizzati adeguatamente.
Anteponendo innanzitutto il metodo. Per raggiungere l’obiettivo tutti devono fare la loro parte. Il mondo della produzione, per esempio, dovrebbe ridurre i livelli di costo medio dei prodotti mentre le società mandanti dovrebbero contenere il drenaggio di risorse a favore degli azionisti di riferimento (sotto forma di dividendi) e soprattutto efficientare le strutture. Sul fronte dei cf le sfide che attendono il mio successore riguardano principalmente il ricambio generazionale, l’educazione finanziaria e l’ascesa della tecnologia. Solo affrontando questi temi riusciremo a far evolvere i risparmiatori in investitori.
Le do qualche numero per comprendere quale sia oggi il grado di penetrazione dei cf in Italia. A fine settembre 2018 il 12,5% delle attività finanziarie detenute dalle famiglie italiane censite dalla Banca d’Italia risultava collocato dagli intermediari aderenti a Assoreti tramite i propri cf abilitati all’offerta fuori sede. Questa percentuale saliva al 17,3% restringendo l’ambito del confronto alle tipologie di prodotti che costituiscono l’offerta delle reti. Oggi quindi sono oltre 4 milioni i nuclei familiari seguiti da un consulente finanziario. Direi che di spazio per crescere ce nè e ce ne sarà.
La concorrenza in questo settore non è nuova e il fatto che il risparmio degli italiani sia un asset su cui tutti vogliono mettere le mani nemmeno. Quello della concorrenza è uno dei numerosi elementi critici e può essere contrastato solo attivando i driver di crescita del settore che ho prima citato. Il primo è eliminare l’incertezza. I risparmiatori, in genere, giustificano la scelta di detenere liquidità sul c/c con non meglio identificati “motivi precauzionali”. Cosa significa? Che hanno incertezza verso il futuro. Ecco, noi cf (ma non solo noi ovviamente) dobbiamo fare in modo di restaurare la fiducia verso il futuro.
La sto affrontando con un misto di serenità e ansia positiva.
Più che affascinato direi interessato, nel senso più genuino del termine. Lo sono sempre stato fin da ragazzo e oggi ancor di più in quanto cittadino e padre di famiglia. Non so se ci sarà un approdo al mondo politico, anche perché non sono cose che si improvvisano o si programmano.
Nella realizzazione pratica, potrei essere interessato a un incarico di natura politica da ‘fiancheggiatore’ dell’associazione, non fosse altro per l’esperienza che ho maturato nel mondo della rappresentanza durante questi anni alla guida di Anasf.
Questo è un tema su cui Anasf, essendo ormai prossimi al Congresso (13-15 marzo 2020, ndr) ha momentaneamente e volutamente allentato la presa. Rimane un tema importante ma non cruciale per il futuro. In passato abbiamo avuto, come è normale che sia, delle interlocuzioni con esponenti della compagine legislativa e governativa ma non siamo riusciti a portare a casa il risultato. L’unica cosa che mi sento di poter suggerire al mio successore è quella di non ricercare lo scontro aperto ma cercare qualche forma di condivisione e collaborazione con i nostri interlocutori.
Di riposarsi un po’, finalmente!
