Mercati sotto pressione. L’analisi
I timori suscitati da una potenziale inversione della curva dei tassi americani e l’arresto in Canada, su richiesta degli Stati Uniti, del Cfo del gruppo cinese Huawei, spaventano gli investitori
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“Nel 2018 abbiamo assistito a un forte ritorno della volatilità. La Brexit, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, il calo del prezzo del petrolio e l’avvio di una politica di normalizzazione della Fed hanno contribuito a creare un clima di incertezza sui mercati globali. Gli effetti di tali dinamiche hanno avuto delle ripercussioni nella riallocazione dei portafogli degli investitori professionali”. Licia Megliani, country head italy di Allfunds Bank, spiega in che modo, nel 2018, la maggior volatilità ha spinto verso la ricerca di soluzioni decorrelate dai trend di mercato.
In Italia, ad esempio, “abbiamo potuto osservare una crescita da inizio anno della raccolta nelle categorie Alternative Global Macro/Multistrategy e Commodities/Real Estate. Una tendenza legata principalmente al fatto che in un contesto come quello attuale gli investitori vanno alla ricerca di soluzioni decorrelate dai principali trend di mercato con migliori aspettative di rendimento. Per lo stesso motivo, abbiamo rilevato un andamento positivo anche delle categorie obbligazionari governativi e monetari, più conservative e più adatte ad una strategia attendista”.
“Analizzando però le dinamiche di raccolta a livello di singole tipologie di investitori – sottolinea l’esperta – è interessante rilevare come i trend siano molto diversi da quelli generali. Rispetto allo scorso anno, infatti, abbiamo potuto osservare che gli investitori retail si sono focalizzati prevalentemente verso fondi multi-asset conservativi e flessibili, che il mondo assicurativo, in controtendenza, ha privilegiato fondi obbligazionari unconstrained, obbligazionari mercati emergenti in local currency oltre a fondi azionari globali e US con tassi di crescita nella raccolta del 20% e 27% circa; e che i gestori di portafogli invece si sono indirizzati principalmente verso fondi obbligazionari governativi e azionari globali, entrambi con tassi di crescita del 20%”.
