La previsione in relazione al rialzo dei tassi copre buona parte del 2023. Ma Alberto Talero, portfolio manager specializzato nell’obbligazionario europeo della casa di gestione, prevede una seconda parte del prossimo anno caratterizzata da una progressiva normalizzazione delle politiche monetarie. Secondo l’esperto è il momento delle opportunità nel reddito fisso
Alberto Talero, fund manager di BNP Paribas AM
Per i mercati obbligazionari sarà un 2023 diviso in due, secondo quanto previsto da Alberto Talero, fund manager di BNP Paribas AM: la prima parte sarà ancora caratterizzata dalle politiche aggressive delle banche centrali, mentre la seconda vedrà una progressiva normalizzazione dei tassi. Nel breve termine però, prima della fine dell’anno, lo scenario continuerà a essere condizionato da politiche monetarie “falco”, sia da parte della Fed che della Bce. Abbiamo chiesto al gestore quali sono allora le strategie che l’investitore dovrebbe adottare in questo scenario per proteggersi dalla spinta inflazionistica.
La Bce a settembre ha aumentato i tassi d’interesse di 75 punti base per contenere l’inflazione. Gli analisti si aspettano ulteriori rialzi. Come cambierà l’arena degli investimenti?
Dovremmo ricordare, guardando al mondo sviluppato, che negli ultimi 30 anni i cicli di rialzo sono stati contraddistinti da aumenti di 25 punti base. Al momento, tuttavia, dati i numeri dell’inflazione nell’Eurozona, i mercati si aspettano che la Bce continuerà a procedere con rialzi “jumbo” di 75 punti base. Per le riunioni del Consiglio Direttivo di ottobre e dicembre 2022, e di febbraio 2023, il mercato sta già anticipando movimenti di 70 pb, 67 pb e 39 pb, il che significa che gli investitori prevedono che la Bce manterrà un percorso di rialzo aggressivo per controllare la spinta inflazionistica. Guardando al breve termine, il rischio è quello di un rialzo dei tassi ancora più ripido a causa dell’incertezza sulle previsioni macroeconomiche e dell’accelerazione dell’inflazione core nell’Eurozona. Mentre ci avviciniamo alla fine dell’anno, tuttavia, riteniamo che il deterioramento della crescita nell’Eurozona, associata alla stretta monetaria, potrebbe comunque portare a buone opportunità nel reddito fisso.
In tale scenario, quindi, quali sono le migliori strategie per proteggersi dall’inflazione e per cogliere tali opportunità?
I mercati potrebbero sottostimare gli effetti duraturi dei cambiamenti economici strutturali innescati dai recenti sviluppi politici, sanitari e geopolitici. L’inflazione globale potrebbe rivelarsi più vischiosa di quanto molti investitori si aspettino, come conseguenza dello svolgimento di tre decenni di globalizzazione che hanno portato a un’offerta di materie prime e lavoro a basso costo nei Paesi sviluppati e mantenuto l’inflazione bassa.
Ora, i paesi stanno concentrando i loro sforzi sulla riduzione del settore manifatturiero per garantire l’offerta di beni alla luce dei persistenti problemi nella catena di approvvigionamento ed esplorando nuove fonti di energia a seguito del conflitto ucraino. Gli investimenti necessari per costruire le infrastrutture essenziali insieme a una manodopera più costosa sono alcuni dei fattori che potrebbero mantenere elevati livelli di inflazione nel medio e lungo termine. Pertanto, riteniamo che gli investitori dovrebbero considerare l’aggiunta di coperture dell’inflazione alla loro allocazione di attivi.
Quali comparti dovrebbero considerare gli investitori per ridurre i rischi dettati da questo scenario?
Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, ci aspettiamo a un picco di aggressività da parte delle banche centrali e le opportunità d’investimento saranno concentrate nel reddito fisso. Dopo anni di contesto con rendimenti molto bassi e tassi negativi tra le curve obbligazionarie europee, riteniamo che gli investitori inizieranno a guardare di nuovo ai titoli di Stato e a riallinearsi verso questa classe di attivo dopo un lungo periodo di sottoesposizione. Andiamo verso livelli di rendimento interessanti, che non si vedevano da quasi un decennio. Questa sarà una delle principali ragioni per vedere afflussi negli European Government Bonds nel 2023.
Il nostro fondo BNP Paribas Euro Government Bond offre un’opportunità proprio in questo senso. Le view macro sono implementate tramite call top-down, come il posizionamento sulla duration e sulla curva dei rendimenti, gli spread dei paesi e l’esposizione all’inflazione. A livello di titoli, il fondo sfrutta le inefficienze del mercato con strategie di ritorno medio e valore relativo. Infine, l’utilizzo di derivati consente di sfruttare tatticamente le strategie per catturare rendimenti extra o fungere da copertura dei rischi.
Mentre, nel nostro fondo BNP Paribas Euro Inflation-Linked Bond, lo swap di obbligazioni nominali con le obbligazioni indicizzate all’inflazione potrebbe offrire una solida protezione contro l’inflazione nel lungo periodo. Analogamente alle obbligazioni nominali, la componente della duration reale offre benefici di diversificazione rispetto alle azioni in un periodo di contrazione dell’economia.
Quali sono le sue previsioni sul settore obbligazionario per il 2023? Cosa dovrebbero aspettarsi gli investitori?
Prevediamo che il 2023 sarà un anno con due tendenze differenziate nei mercati obbligazionari. All’inizio dell’anno i mercati si concentreranno sulle politiche monetarie ancora aggressive annunciate dalle banche centrali e cercheranno di indovinare quale sarà il momento in cui tali politiche aggressive termineranno, in un periodo in cui l’inflazione dovrebbe smettere di salire. Inoltre, nel primo trimestre, i mercati presteranno attenzione all’offerta di obbligazioni che dovrebbe essere superiore rispetto agli anni precedenti, data la mancanza di acquisti delle banche centrali.
Tuttavia, prevediamo che le pressioni sul reddito fisso potrebbero essere di durata relativamente breve. Nella seconda parte dell’anno, le curve dovrebbero iniziare a normalizzarsi e i mercati dovrebbero incorporare la fine del ciclo di rialzo ed eventualmente l’inizio del ciclo di tagli dei tassi da parte delle banche centrali. Riteniamo che le maggiori opportunità del 2023 deriveranno dalle operazioni di posizionamento sulla curva dei rendimenti, con la parte breve delle curve in ripresa a seguito del riprezzamento dei tassi mentre il segmento a lungo termine potrebbe subire la pressione dell’offerta di obbligazioni in eccesso. La duration dovrebbe essere ben negoziata in un contesto di calo dell’inflazione visibile (anche se ancora lontano dall’obiettivo del 2%) e cifre di crescita preoccupanti. È probabile che la Bce dovrà intervenire per limitare la sofferenza degli spread derivante dal calo dei fondamentali. Per i BTPS italiani in particolare, ci aspettiamo che gli investitori testino la Bce, che potrebbe poi essere costretta a implementare il loro nuovo strumento di protezione delle trasmissioni (TPI) per evitare il peggioramento delle condizioni finanziarie nell’Eurozona. Infine, nel 2023, dovremmo assistere a una normalizzazione dei contratti a termine e quindi a una contrazione degli swap spread rispetto ai titoli di Stato.
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