Stigliano (Arca Fondi): “Piazza Affari, l’incertezza è il new normal. Banche da sottopesare”
29 ottobre 2018
di EUGENIO MONTESANO
3 min
Perché il mercato crede poco ai miglioramenti attesi dei conti pubblici per i prossimi anni annunciati dal governo? Settimio Stigliano, Head of Italian Equity di Arca Fondi SGR, presenta la sua lettura delle tensioni di mercato sui titoli italiani.
Settimio Stigliano, Head of Italian Equity di Arca Fondi SGR
“La correzione del mercato è stata amplificata principalmente dall’attività degli investitori esteri, che hanno ridotto o chiuso l’esposizione nei confronti del nostro paese. In particolare, sul settore bancario il cui bilancio è penalizzato dall’ampliamento dello spread”. Settimio Stigliano, Head of Italian Equity di Arca Fondi SGR, contestualizza in questi termini il trend negativo di Piazza Affari nella settimana in cui l’Eba, l’Autorità bancaria europea, comunicherà – il prossimo venerdì 2 novembre – il risultato sugli stress test di 37 banche dell’Ue. Tra le italiane, Intesa Sanpaolo, UniCredit, BancoBpm e Ubi.
La Borsa italiana ha dunque davanti a sé altri giorni difficili, dopo che l’esecutivo comunitario ha bocciato il progetto di bilancio 2019 dell’Italia – è prevista per oggi una riunione dell’Eurogruppo per discutere le motivazioni con cui l’esecutivo comunitario ha bocciato il progetto di bilancio 2019 dell’Italia, chiedendone la correzione – e in seguito all’aggiornamento del rating sul debito italiano, con il declassamento nei confronti dell’Italia da parte dell’agenzia di rating Moody’s (da Baa2 a Baa3, con outlook stabile) e la conferma della valutazione BBB da parte di S&P, che pure ha tagliato l’outlook da stabile a negativo.
Tuttavia, riflette il gestore, “la correzione indiscriminata sta creando opportunità di investimento, le valutazioni di molti titoli sono scese notevolmente anche a fronte di fondamentali solidi o di una limitata esposizione del business al mercato italiano”. E intanto l’Italia e l’Europa tornano alla prova del pil: martedì 30 ottobre il nostro paese diffonde i dati sulla stima preliminare del pil del terzo trimestre 2018 (+0,2% nel secondo trimestre). Anche l’Unione europea diffonde il dato del terzo trimestre (prec. +0,3%).
Vi ha spaventato la volatilità degli ultimi mesi? Come state modificando l’esposizione dei comparti azionari a livello settoriale e di singoli titoli? Non ci ha sorpreso. Ci aspettavamo una forte volatilità sul mercato a seguito dell’incertezza politica. Infatti abbiamo sottopesato il settore bancario, fortemente correlato all’ampliamento dello spread. Abbiamo approfittato della correzione di mercato per aumentare l’esposizione, in modo selettivo, verso società industriali con solidi fondamentali e orientate all’export.
Più in generale, quali sono gli asset/prodotti su cui consigliate di investire? In un momento di elevata volatilità sui mercati è opportuno come non mai avere portafogli diversificati ed evitare la concentrazione dei rischi. In questo momento i maggiori rischi a livello globale sono legati a una potenziale accelerazione del tasso di inflazione negli Stati Uniti a fronte delle condizioni del mercato del lavoro: in questa eventualità le obbligazioni sarebbero penalizzate e il mercato azionario sarebbe più stabile e potrebbe ancora offrire buoni rendimenti anche alla luce della recente correzione. Viceversa, se dovessero prevalere i rischi politici influenzando al rialzo l’avversione al rischio degli investitori, allora sarebbe opportuno avere più titoli di Stato e meno azioni in portafoglio. Un opportuno bilanciamento dei rischi protegge i portafogli nel medio periodo.
Il deficit al 2,4% del pil vi preoccupa? Non è il 2,4% di per sé a preoccupare ma una serie di fattori, in particolare: la limitata riduzione del debito attesa nei prossimi anni, basata anche su stime di crescita del pil superiori alle previsioni di mercato; l’incertezza sulle risorse per finanziare la manovra; e infine il contrasto con l’Europa.
Quali sono le prospettive del mercato azionario italiano oggi? L’alto livello di incertezza permarrà ancora a lungo. Dopo la conferma del rating BBB da parte di S&P abbiamo di fronte una serie di scadenze importanti a fine ottobre/novembre, come la definizione dei dettagli della manovra e l’approvazione della Commissione Europea. In questo contesto di mercato la rotazione settoriale verso settori più difensivi e meno ciclici consente di ridurre la rischiosità del portafoglio.
Come cambia il quadro economico-finanziario con il declassamento del rating e/o dell’outlook da parte delle agenzie? Per noi di solito non cambia molto: occorre posizionarsi prima, in prospettiva dell’accadimento di un evento rilevante ed occorre sempre fare un’analisi indipendente sui fondamentali degli emittenti, per gestire i rischi di mercato con la prevenzione piuttosto che reagendo ex-post. Nel nostro caso il responso delle agenzie di rating potrebbe influenzare di molto il comportamento degli investitori qualora il giudizio su di noi da parte della maggior parte delle agenzie scendesse al livello “spazzatura”. C’è ancora tempo perché questo avvenga, ma la direzione, purtroppo, è quella di un peggioramento.
State guardando con interesse ai paesi emergenti? Dopo un anno di passione come quello che volge al termine, offrono prospettive di rendimento interessanti? I paesi emergenti hanno alle spalle una correzione ragguardevole, quindi il premio per il rischio implicito nelle più recenti quotazioni dei titoli è più attrattivo rispetto a prima. Ma un più alto premio per il rischio è motivato dal fatto che i paesi emergenti sono maggiormente esposti ai fattori che abbiamo citato sopra e che stanno ora influenzando lo scenario globale. I rischi geopolitici rendono particolarmente vulnerabili alcuni paesi emergenti: Argentina, Turchia e Cina ad esempio. E un ulteriore aumento dei tassi americani, eventualmente collegato a un’accelerazione del tasso di crescita dell’inflazione, potrebbe promuovere un deflusso di capitali, dato che gli asset emergenti risulterebbero in relativo meno attraenti rispetto a quelli sviluppati.
Le valutazioni dei mercati emergenti sono più convincenti di quelle dei mercati sviluppati secondo il portfolio strategist azionario di State Street Global Advisors, che si aspetta rendimenti più elevati già nei prossimi mesi.
Il gestore azionario sostenibile della SGR svizzera riflette sulla necessità di una maggiore integrazione tra ricerca tradizionale in ambito equity e criteri di responsabilità ambientale, sociale e di governance.
I rischi di un’altalena continua di Piazza Affari e dei rendimenti dei bond italiani restano alti. Paolo Mazzocca, team asset allocation research di UBI Pramerica SGR, racconta le scelte operative da fare in chiave multi asset e bilanciata.
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