Ali (State Street GA): “Emergenti, ecco perché gli investitori non possono permettersi di ignorarli”
22 ottobre 2018
di EUGENIO MONTESANO
3 min
Le valutazioni dei mercati emergenti sono più convincenti di quelle dei mercati sviluppati secondo il portfolio strategist azionario di State Street Global Advisors, che si aspetta rendimenti più elevati già nei prossimi mesi.
Akbar Ali, portfolio strategist del team Active Quantitative Equity di State Street Global Advisors
Gli asset azionari dei mercati emergenti (EM) hanno affrontato un anno molto difficile, con l’indice MSCI dei paesi in via di sviluppo in calo di oltre il 12% a un anno. Ciononostante, a livello macroeconomico cominciano a intravedersi alcuni segnali di una reazione da parte di queste economie, con forti aumenti dei tassi di interesse da parte delle banche centrali e tagli alla spesa in particolare in Argentina e Turchia, due dei paesi maggiormente colpiti dai ribassi valutari.
“Il rischio per le valute dei mercati emergenti è che l’economia statunitense continui ad accelerare e che la Federal Reserve continui ad aumentare i tassi”, spiega Akbar Ali, portfolio strategist del team Active Quantitative Equity di State Street Global Advisors. “Questo potrebbe potenzialmente portare a maggiori scommesse sul dollaro”, prosegue il gestore, “tuttavia prevediamo che nel 2019 la crescita degli Stati Uniti sarà moderata”.
Tra guerre commerciali, politiche monetarie restrittive e instabilità geopolitiche, la complessità dello scenario economico globale si trasferisce sulle previsioni di performance degli emergenti, mai tanto divergenti tra gli operatori. Con il risultato che, mentre secondo alcuni investitori “il declino degli emergenti è strutturale”, per altri osservatori il sell-off è giunto al termine e gli EM rappresentano il “trade del prossimo decennio”.
Chi ha ragione? I mercati emergenti stanno davvero rientrando nelle grazie degli investitori globali oppure è troppo presto per parlare di un’inversione di tendenza? Nei mercati emergenti vediamo opportunità in tutti i settori e paesi e in tutto lo spettro delle capitalizzazioni di mercato, comprese le multinazionali a larga capitalizzazione e le società più piccole, trainate dalle loro economie locali. Ovviamente i rischi sono ancora elevati ed è per questo motivo che sosteniamo l’utilizzo di un approccio consapevole del rischio e la misurazione della performance su base risk-adjusted. Per gli investitori con un orizzonte di investimento di lungo periodo, i mercati emergenti offrono rendimenti attesi più elevati, sia rispetto ai mercati sviluppati, sia in termini assoluti, grazie alle centinaia di società di alta qualità con un prezzo interessante rispetto ai loro fondamentali.
In generale, i mercati emergenti non sono forse troppo rischiosi in questo momento? Ci sono ancora molti pericoli all’orizzonte per l’asset class, come la guerra commerciale di Donald Trump con la Cina e il rialzo dei rendimenti del decennale statunitense oltre il 3%. Quali sono i rischi che vi preoccupano di più e come cercate di attenuarli? Effettivamente i rischi idiosincratici persistono e sono imprevedibili, e non è raro incontrare maggiori rischi idiosincratici e geopolitici nei mercati emergenti. Per tutelarci contro questi venti contrari, concentriamo il nostro budget di rischio su singole azioni e limitiamo la nostra esposizione relativa sia a livello di paese che di settore, ossia la nostra strategia Emerging Markets SRI Enhanced Equity non prevede esposizioni elevate su particolari paesi o settori.
Negli ultimi due anni, le azioni dei mercati emergenti sono state trainate dalla crescita degli utili per azione (EPS), che è stata positiva anche se più debole rispetto a quella dei mercati sviluppati e degli Stati Uniti in particolare. Le valutazioni dei mercati emergenti sono più convincenti di quelle dei mercati sviluppati e, in futuro, ci aspettiamo rendimenti più elevati grazie a una maggiore crescita dell’EPS reale e a un più elevato incremento delle vendite.
Ritiene che i mercati emergenti siano ancora interessanti nonostante la performance negativa da inizio anno? Dove vede le maggiori opportunità? La portata delle opportunità nei mercati emergenti si estende a migliaia di aziende quotate. Ci stiamo posizionando per cogliere opportunità in società di alta qualità, con prezzi interessanti, che possono beneficiare di un sentiment favorevole. Ad esempio, a inizio anno abbiamo ridotto l’esposizione alle società cinesi del comparto IT a causa delle timori sulle valutazioni dei fondamentali, in un momento in cui c’era un calo di fiducia. Al contrario, il nostro modello di investimento ci ha portato ad aumentare la nostra esposizione alle società del Communication Services in Cina e Corea del Sud, dove troviamo società di elevata qualità a prezzi interessanti e in grado di beneficiare di un sentiment favorevole e in miglioramento.
Le valute, in particolare, hanno sofferto durante tutto l’anno di continui ribassi contro il biglietto verde. Ultimamente la rupia indiana e la rupia indonesiana sono precipitate ai minimi storici. Qual è la sua opinione sulle valute dei mercati emergenti e come si riflette sul posizionamento del portafoglio? In generale, abbiamo assistito a un sell-off nei paesi con notevoli squilibri esterni, cosa che tipicamente avviene quando c’è un aumento dei tassi e del dollaro negli Stati Uniti. Tuttavia, molte valute stanno iniziando a risollevarsi dopo aver raggiunto livelli interessanti. La rupia indiana, quella indonesiana, il rand sudafricano, il rublo e la lira turca si sono stabilizzate o hanno riportato un rally in scia al miglioramento del contesto politico. Il real brasiliano sta sostanzialmente attraversando una fase rialzista alla luce delle speranze che l’amministrazione completamente favorevole al mercato possa ottenere la maggioranza dopo le elezioni presidenziali previste per fine mese.
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