In un contesto di tassi bassi, che secondo il gestore non dovrebbe mutare a breve, l’unica strada per ottenere rendimenti è puntare sull’equity e sui dividendi
Stephan Scheeren di Flossbach von Storch, co-gestore dei fondi Fvs Foundation Defensive e Fvs Foundation Growth.
Questa settimana la rubrica “Alla ricerca di Alpha” ospitaStephan Scheeren di FlossbachvonStorch,co-gestore dei fondi Fvs Foundation Defensive e Fvs Foudation Growth. Secondo il gestore, in una fase di mercato come quella attuale, connotata da tassi bassi e rendimenti obbligazionari deludenti, non ci può essere alternativa all’equity. La strategia dei fondi prevede un severo processo di selezione bottom-up, concentrato sui fondamentali e sull’integrazione dei criteri Esg al centro del processo.
I fondi investono, in varie percentuali, in azioni, obbligazioni, convertibili, valute, oro (investimento indiretto) e fondi d’investimento su scala globale, e possono impiegare derivati a scopo di copertura e di. ottimizzazione dei rendimenti. Al 16 aprile 2021, il fondo Fvs Foundation Growth aveva il 67,94% del portafoglio investito in azioni, il 17,87 in obbligazioni (di cui il 61,82% in emissioni AAA), l’8,76% in oro e il 5,76% in liquidità. Il Fvs Foundation Defensive ha posizioni azionarie al 32,67% mentre il 44,24% del portafoglio è investito in obbligazioni, un ulteriore 2,98% in bond convertibili, l’8,61% in oro e l’11,67% in liquidità.
La società, fondata nel 1998 a Colonia da Bert Flossbach e Kurt von Storch, a fine 2020 aveva oltre 67 miliardi di euro di attivi in gestione.
Qual è il vostro outlook sui mercati e quali le vostre previsioni per i prossimi mesi?
Non ci sbilanciamo troppo con previsioni puntuali in una fase come questa, ma possiamo dire che il primo trimestre ci ha offerto una buona preview di quello che arriverà nei mesi a venire. Dovremmo vedere una fine dei lockdown nel prossimo futuro, in grado di avere un impatto positivo nel settore privato. Nel primo trimestre lo spettro del ritorno dell’inflazione è stato il tema dominante, assieme a quello di un rialzo dei tassi Usa. Per quanto riguarda l’inflazione, anche se i massicci pacchetti di stimolo negli Usa potrebbero innescarne la risalita non vediamo il pericolo di una inflazione sostenuta, almeno finché non ci sarà una solida aspettativa di rialzo dei salari. Non riteniamo che le banche centrali saranno forzate ad aggiustare le attuali politiche ultraespansive (nemmeno la Bce, visti i numeri recenti degli indici dei prezzi al consumo), a meno appunto di un significativo miglioramento nel mercato del lavoro, e quindi ci aspettiamo che i tassi restino bassi.
A livello di asset class, nel primo trimestre bond e oro sono stati i perdenti, mentre l’equity ha continuato a essere vincente. Secondo noi l’azionario in questo contesto è irrinunciabile, e i tassi bassi continueranno a fornire supporto per le valutazioni di questa asset class, che potrebbe anche beneficiare della ripresa ciclica se la situazione pandemica dovesse migliorare in Usa ed Europa. L’obbligazionario, con tassi ai minimi e coupon così bassi, oggi non è un’alternativa. Certo, il timore dell’inflazione potrebbe portare un po’ di volatilità, ma di solito sfruttiamo occasioni del genere per comprare.
E come affrontate questa centralità dell’equity in un portafoglio multiasset?
Pensiamo da anni che non ci sia alternativa alla centralità dell’equity per gli investitori, sia privati sia istituzionali, che vogliano ottenere rendimenti regolari, che oggi vanno cercati nei dividendi. Lo spread attuale tra rendimenti obbligazionari e dividend yield è di circa il 2%. Dato che i tassi resteranno bassi per un po’, abbiamo deciso di sfruttare in tutti i nostri fondi tutto lo spazio concesso dalle regole del fondo per le posizioni azionarie. Non a caso, il Fvs Foundation Growth nasce proprio per dare agli investitori la possibilità di investire una quota maggiore del portafoglio in azioni, con una percentuale fino al 75%. Il fondo è nato come gemello del Fcv Foundation Defensive, che vanta un ottimo track record da 15 anni. I due fondi condividono la stessa strategia, la stessa filosofia di investimento e perfino lo stesso management. I due fondi si differenziano essenzialmente per le quote massime delle singole classi di attività. Per quanto riguarda le azioni, ad esempio, la componente azionaria del Foundation Defensive è limitata al 35% del patrimonio, mentre come abbiamo detto il Foundation Growth può investire fino al 75%.
E le obbligazioni?
Sulle obbligazioni abbiamo adottato un approccio orientato soprattutto sulla qualità. Dato che i corporate bond attualmente hanno spread molto compressi, abbiamo deciso di puntare maggiormente sui titoli di stato, in particolare sui Treasury statunitensi.
Su tutti i fondi abbiamo adesso una percentuale di titoli governativi del 40-70% della componente obbligazionaria, dipende dalla strategia, per i Fvs Foundation è più bassa: 48% per il Defensive, e 65% per il Growth. A livello di aree, abbiamo circa il 45% della componente obbligazionaria in bond europei, corporate e titoli di stato, per il fondo Defensive; il 38% per il growth. La porzione di titoli Usa è invece del 39% sul Defensive e del 44% sul Growth. Poi abbiamo una parte “integrativa”, circa il 10-20% della componente obbligazionaria, con esposizioni su alcune aree valutarie: dollaro australiano, dollaro canadese, posizioni sui titoli di stato giapponesi (perché lo yen si comporta bene in fasi di mercato difficili) e anche covered bond in franchi svizzeri.
Sugli Usa, in cui la curva è abbastanza attraente, abbiamo una duration di 7-8 anni, sull’Europa, dove abbiamo posizioni miste di corporate bond e titoli di stato, siamo sui 3-4 anni. A livello di duration, siamo sui 7-8 anni per i titoli Usa, dove la curva è più attraente, e sui 3-4 su quelli europei, mentre sulle esposizioni valutarie integrative abbiamo una duration maggiore.
Come è strutturato il vostro processo di investimento e di selezione degli strumenti?
Non posso sottolineare abbastanza quanto nella nostra filosofia di investimento conti soprattutto la qualità. No seguiamo un bechmark, abbiamo un approccio indipendente. Il nostro processo è basato sulla nostra profonda comprensione di come si comporteranno i titoli in portafoglio e sul nostro modello di valutazione in-house chiamato Core, che mira a fare uno screening rigoroso sulla qualità delle società, sulla base di considerazioni legate ai fondamentali, al ritorno sul capitale, alla presenza di un management competente, in cui un aspetto molto importante è l’analisi Esg, in cui non ci limitiamo ai risultati delle analisi ma integriamo anche discussioni con i management delle compagnie. Se un investimento risponde ai nostri criteri di valutazione, allora viene inserito nella nostra focus list, in cui oggi abbiamo oltre 170 società su cui possiamo investire in posizioni equity. Per i fondi Foundation Defensive e Foundation Growth aggiungiamo inoltre un ulteriore passaggio con l’applicazione di criteri di esclusione, eliminando le società che generano una fetta consistente di faturato da armi non convenzionali, armamenti, alcol, tabacco, gioco d’azzardo, nonché quelle accusate di gravi violazioni dei Principi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Nella selezione di titoli di Stato vengono esclusi gli emittenti classificati dal Freedom House Index come “non liberi”.
Quali sono i settori più interessanti secondo voi in questo momento?
Dobbiamo premettere che noi abbiamo un approccio bottom-up, che prescinde dai settori, per cui non prendiamo decisioni come quelle di aumentare l’esposizione a una certa industria e di diminuire quella a un’altra, ma decidiamo caso per caso. Detto questo, ultimamente è aumentata la nostra esposizione ai titoli industriali, perché abbiamo messo in portafoglio alcuni grandi player industriali che riteniamo potranno beneficiare della ripresa economica che vedremo nei prossimi trimestri. Abbiamo in portafoglio anche nomi della tecnologia, come Alphabet, di cui apprezziamo il business model e i solidi bilanci, e ci piace Waymo nella guida autonoma, e in generale apprezziamo i big tecnologici.
Quali invece evitate?
Le società minerarie e i produttori di oro, anche se investiamo in Etc sull’oro che rispondano alla Responsabile Gold Guidance (dei principi che impongono che l’oro venga estratto in maniera sostenibile, trasparente e rispettosa, ndr). E il settore bancario, che patisce l’attuale contesto di tassi di interesse particolarmente bassi, dove in particolare in Europa vediamo parecchio stress sui business model.
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