Richards (C. Threadneedle): “Ripensare responsabilità per favorire adozione strategie Sri”
7 giugno 2018
di LA REDAZIONE
4 min
Il 75% degli investitori è interessato agli investimenti sostenibili, ma la maggioranza ritiene che richiedano un compromesso finanziario. “Si impone da tempo una riconsiderazione degli Sri per contrastare lo scetticismo attorno al contributo alla performance”, spiega il direttore investimenti Sri del gestore globale.
Ian Richards, direttore investimenti responsabili di Columbia Threadneedle Investments
La domanda di strategie d’investimento responsabile (IR) è aumentata costantemente negli ultimi anni, e si prevede che continuerà a crescere nel 2018. Tuttavia, afferma Ian Richards, direttore investimenti responsabili di Columbia Threadneedle Investments, “diversi fattori continuano ad alimentare un inutile scetticismo, frenando l’accettazione degli investimenti Sri come strategie mainstream”.
Tra tali fattori figurano la confusione attorno alla terminologia comunemente utilizzata in relazione agli investimenti e all’integrazione di fattori ambientali, sociali e di governance (Esg), nonché i timori riguardo alla solidità dei relativi dati di performance e alla mancanza di strumenti analitici adeguati. Per imprimere una svolta decisiva “occorre che il settore nel suo complesso si impegni a fornire un’offerta più strutturata e trasparente”, spiega Richards.
Il gestore propone dunque una riflessione sulla necessità di favorire l’accettazione degli investimenti responsabili come strategie mainstream. “La ricerca sulla sostenibilità deve focalizzarsi sulla commercializzazione e sulla fornitura di risultati, prodotti e servizi che rispondano a significative esigenze sociali ed economiche per generare rendimento”, sottolinea Richards.
Sempre più spesso si afferma che l’integrazione di criteri Esg in un investimento possa produrre performance migliori, e poiché questo punto non è più messo in discussione, qualsiasi approccio venga proposto è conseguentemente ritenuto valido. Tuttavia, fa notare il gestore, “l’enorme varietà di approcci applicati sotto le insegne dell’investimento responsabile ha creato un clima di incertezza e scetticismo sui vantaggi in termini di performance che si sta intensificando”.
Ciò nonostante, e sebbene occorra ancora convincere molti investitori che l’integrazione degli IR nei propri portafogli non avrebbe un impatto negativo sulla performance, la domanda di strategie IR continua ad aumentare. Secondo uno studio europeo del 2016 sugli IR condotto da Eurosif, fra il 2013 e il 2015 gli attivi investiti in una vasta gamma di strategie IR sono aumentati dell’11%, passando dai 9.900 miliardi di euro del 2014 a 11mila miliardi due anni dopo (fonte: Eurosif European SRI Study 2016). Da allora tale crescita è continuata e si prevede che proseguirà ulteriormente, sia sul lato della domanda che sul fronte dell’offerta: si presume ad esempio un’espansione del 30% del mercato dei green bond e delle obbligazioni sostenibili e sociali (secondo stime di Crédit Agricole).
“Concorre a trainare tale crescita anche la maggiore attenzione nei confronti della sostenibilità, in un contesto caratterizzato da una crescente consapevolezza di aziende ed investitori riguardo alla propria capacità di contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU”, sottolinea Richards. “Tutto questo sta conducendo a cambiamenti a livello di allocazione del capitale volti a generare benefici sociali e risultati positivi sostenibili”.
Da una recente indagine di HSBC risulta che il 59% delle società ha dei piani di investimento per rendere la propria attività più sostenibile da un punto di vista operativo, mentre il 73% degli investitori ha in programma di aumentare gli investimenti con un impatto sociale (HSBC, Indagine sull’atteggiamento di emittenti societari ed investitori nei confronti della finanza sostenibile, 2017). “Nel complesso, ci attendiamo di vedere un interesse crescente nei confronti degli IR e degli IR basati sui risultati”, commenta il direttore Sri di Columbia Threadneedle. “Tuttavia, in tema di integrazione dei fattori ESG, il perdurante scetticismo riguardo alle loro capacità di migliorare le caratteristiche di rischio e performance dei portafogli continua a rappresentare una sfida”.
Superare le etichette
Una delle criticità da superare, osserva Richards, concerne la genericità della definizione di investimenti responsabili, etichetta onnicomprensiva che associa i criteri ESG e la filosofia della sostenibilità in materia di ricerca, selezione, integrazione, gestione (engagement), voto per delega, profilazione dei portafogli e reportistica ai clienti.
“Considerando che i servizi di valutazione e la ricerca ESG generano spesso risultati significativamente diversi e persino contraddittori, il settore deve lavorare ancora molto affinché questi investimenti possano rientrare fra le strategie mainstream. Si tratta di un chiaro esempio in cui l’esigenza di dati analitici migliori è divenuta più importante che mai”, commenta il gestore.
La ricerca incentrata sulla sostenibilità è tuttavia molto diversa e la tendenza a rietichettare i fattori Esg come criteri di sostenibilità osservata in alcuni ambienti “ha esacerbato lo scetticismo esistente”. Una recente indagine sugli investimenti sostenibili ha rilevato che il 75% degli investitori (l’86% fra i millennial) è interessato agli investimenti sostenibili; di questi, la maggioranza (53%) ritiene tuttavia che gli investimenti sostenibili richiedano un compromesso finanziario (fonte: rilevazioni 2017 del Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing).
“Siamo fermamente convinti che per raggiungere un risultato positivo sostenibile non occorra sacrificare la performance”, afferma Richards. “Tuttavia è necessario operare correttamente. La ricerca sulla sostenibilità deve focalizzarsi sulla commercializzazione e sulla fornitura di risultati, prodotti e servizi che rispondano a significative esigenze sociali ed economiche per generare rendimento. Gli investitori hanno un urgente bisogno di strumenti migliori che possano fornire dati analitici basati sull’evidenza concreta, evitando risultati ipotetici; strumenti che non siano soltanto significativi in un contesto d’investimento, ma anche comparabili”.
Una sfida da vincere
Il 2018 potrebbe dunque essere un anno di svolta per gli investimenti responsabili. Nei prossimi 12 mesi il settore dovrà rispondere allo scetticismo esistente ed essere trasparente riguardo alle priorità del proprio operato, nonché dimostrare che la propria ricerca è adeguata e in che modo essa contribuisce a migliorare i risultati d’investimento (per esempio in termini di rischio e rendimento).
“Il guanto di sfida è stato lanciato. Se il settore sarà in grado di rispondere efficacemente, gli investimenti responsabili potrebbero finalmente essere annoverati fra le strategie mainstream”, conclude Richards.
Integrare criteri di sostenibilità con l’analisi finanziaria tradizionale può avvantaggiare gestori e investitori. I risultati di uno studio europeo su correlazione tra performance azionarie e rating Esg.
Essere all’avanguardia nella ricerca Sri e nell’integrazione dei criteri Esg nella gestione di patrimoni contribuisce a ottimizzare la proposta d’investimento. Al Salone del Risparmio BNP Paribas Asset Management affronterà il tema nel corso della conferenza “Innovazione e sostenibilità: la nuova globalizzazione”.
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