“I mercati stanno snobbando l’economia reale. Aprite il paracadute”
Ignorare i rischi non li farà sparire. Ecco perché secondo WisdomeTree bisogna tornare a guardare il Paese reale e adottare un approccio difensivo. Senza rinunciare ai profitti
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Lo shock derivante dalla pandemia Covid19 ha colpito l’industria italiana in maniera profonda e in una fase congiunturale già debole, caratterizzata da un calo dei consumi e da un rallentamento del Pil nazionale già da diversi mesi. Tra i settori più colpiti dell’economia italiana quello manifatturiero, che ha subito un impatto negativo sia a livello di domanda che di offerta.
A giugno, nonostante la fine del lockdown e la graduale riapertura delle attività produttive e commerciali, si registra solo una parziale risalita dei dati economici della manifattura.
L’indice Pmi (Purchasing managers index) prodotto da IHS Markit per il settore manifatturiero italiano – che con una sola cifra dà un’immagine degli sviluppi delle condizioni generali della manifattura del Paese – ha registrato a giugno quota 47,5 punti, segnalando il ventunesimo mese consecutivo di contrazione dello stato di salute del settore manifatturiero italiano. L’indice è aumentato da 45,4 di maggio, ed ha indicato il più debole tasso di declino in quattro mesi, ma rimane sotto la soglia dei 50 punti che separa le fasi di espansione economica da quelle di contrazione.
“Continua anche a giugno la contrazione del settore manifatturiero italiano, anche se il peggioramento dello stato di salute del settore è diminuito ulteriormente ed ha raggiunto il livello più basso in quattro mesi, grazie all’allentamento delle misure restrittive e alla riapertura di altri settori dell’economia. La produzione manifatturiera è aumentata per la prima volta da luglio 2018, ma ad un tasso marginale”, spiega Lewis Cooper, economista di IHS Markit che elabora il report Markit PMI Settore Manifatturiero in Italia.
Tra le principali implicazioni dell’emergenza sanitaria: una riduzione degli ordini, crollati ai livelli più bassi dalla crisi del 2009; una contrazione della marginalità; una crisi di liquidità, con un incremento delle probabilità di default dal 3,9 al 5,7% (fonte: Cerved, 2020); una riduzione degli investimenti fissi e della spesa in ricerca e sviluppo.
L’Italia è una delle grandi potenze industriali globali, attestandosi come il 9° esportatore al mondo di beni (6° per esportazione di prodotti manifatturieri), che rappresentano l’80% dell’export complessivo italiano. Dallo scoppio della crisi economica del 2008, l’export ha trainato l’economia italiana e nel 2018 è aumentato del 26% rispetto ai livelli pre-crisi (a prezzi correnti). L’emergenza Covid-19, tuttavia, ha colpito fortemente le esportazioni italiane che sono previste in diminuzione del 5,1% nel 2020.
Fonte: Il futuro del settore manufatturiero Italiano, PwC (2020)
Come evidenzia l’istogramma, i settori che più hanno sofferto del calo della domanda sono quelli degli autoveicoli, pelletteria e abbigliamento in generale e mobili. In termini di contributo alla variazione generale, invece, ha pesato molto la contrazione di export nel comparto della produzione di macchinari per l’industria.
Nel periodo post lockdown sono necessarie azioni per mitigare l’impatto del virus e garantire il recupero offrono l’opportunità di rendere l’Italia più competitiva e meglio posizionata per il futuro. Per questo PwC ha identificato alcune priorità di azione per un rilancio del settore nel contesto di una nuova normalità.
Vincenzo Grassi, partner e industrial manufacturing & automotive leader spiega di PwC Italia: “La crisi indotta dall’emergenza Covid-19 richiede un’azione vigorosa per rilanciare il settore manifatturiero, sia per il ruolo fondamentale che ricopre per il sistema Italia, sia per la quantità di persone coinvolte. Per ridurre gli impatti dell’emergenza sociale riteniamo sia urgente intervenire in modo sinergico su: incentivi alla domanda e alle aggregazioni, upskilling e stimoli fiscali. Queste politiche richiedono un approccio di sistema con il coinvolgimento di tutti gli attori che possono contribuire ad un rilancio del settore manifatturiero: istituzioni, imprese, associazioni di categoria, centri di ricerca, università”.
Le soluzioni proposte dalla società di consulenza si articolano su quattro arterie principali e vanno dal supporto mirato all’aggregazione industriale (distretti, associazioni temporanee o reti d’impresa); semplificazione dell’accesso al credito a alla liquidità; piano infrastrutturale di investimenti per la ripresa; programmi di up-skilling digitale e incentivi al trasferimento tecnologico.
“La chiave per il rilancio può essere un green new deal del made in Italy, che punti alla valorizzazione di filiere ad altissima qualità, investimenti in tecnologia, progetti di transizione energetica, economia circolare. È necessario, però, darsi obiettivi concreti e agire per raggiungerli in tempi rapidi. Se arriveranno i 2 mld di fondi europei che potrebbero essere destinati all’Italia per investimenti green, dobbiamo essere in grado di lanciare e realizzare progetti per creare nel Paese 1 milione di posti di lavoro in pochi anni”, osserva Luisa Todini, presidente del Comitato Leonardo, che rappresenta 140 imprese del Made in Italy con un fatturato complessivo di 380 miliardi di euro e una quota export del 56%.
