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Secondo Deloitte Private, il 90% si è dimostrato resiliente alla pandemia nonostante una contrazione del fatturato del 10,6%. “Ora la svolta digitale”
La crisi pandemica è stata superata, ma non è il caso di sedersi sugli allori: per le pmi italiane ora è tempo di evolversi secondo le direttrici del Next Generation Eu. E la parola d’ordine è: digitale. È quanto emerge da un rapporto Deloitte Private, che certifica come il 90% delle imprese italiane abbia ben resistito alle sfide poste dall’emergenza sanitaria nonostante il colpo sia stato duro.
Stando all’analisi dal titolo “Deloitte Connect for Europe: Next Generation Eu”, infatti, nell’ultimo anno il fatturato si è contratto in media del 10,6% e i margini operativi lordi hanno registrato una contrazione stimata al 22,8%, rischiando di mettere a repentaglio la resilienza delle pmi italiane. Nonostante questo, guardando il livello di resilienza, emerge che le organizzazioni a elevata resilienza sono il 31%, mentre il 59% è a media resilienza e solo il restante 10% risulta essere a bassa resilienza.
Per gli esperti, l’elemento cardine che rende le aziende capaci di resistere alle intemperie è la tecnologia e, come priorità strategica, la trasformazione digitale, sia nel breve che nel lungo periodo. In particolare, il tessuto produttivo italiano rappresentato prevalentemente da pmi, attribuisce un ruolo primario alla digitalizzazione, il 68%, nel rilancio dell’economia. Quest’ultima è stata spinta proprio dalla crisi pandemica con un aumento del 23% degli investimenti in questo ambito a contrastare il calo di fatturato e redditività. Entro i prossimi 12 mesi, più di 8 aziende su 10 investiranno in digitalizzazione e innovazione al fine di migliorare la propria redditività, dato più evidente per le organizzazioni che si stanno già preparando al futuro post-pandemia.
Secondo la prospettiva di Deloitte Private, basata sul confronto con le aziende di equivalente dimensione e struttura organizzativa a livello internazionale, le esigenze organizzative delle italiane si possono raggruppare in sette categorie: strategy, capital, growth, operations, technology, work e society.
“Il piano di rilancio Next Generation Eu rappresenta lo stimolo ideale per le imprese italiane. Il 90% delle aziende riconosce il Ngeu come un mezzo fondamentale per sostenere lo sviluppo post-pandemico dell’Italia, soprattutto per le pmi, vero motore propulsivo del sistema Italia, al fine di sostenere la loro crescita e resilienza e favorire il posizionamento competitivo anche sui mercati internazionali”, afferma Ernesto Lanzillo, Deloitte Private leader.
D’altra parte, stando alla ricerca, per più di 3 leader aziendali su 4 la pandemia ha rappresentato un momento di riflessione durante il quale hanno appreso come affrontare una situazione delicata seguendo logiche svincolate dal business as usual, che costituiscono un bagaglio di competenze utili a gestire anche momenti futuri di forte incertezza.
“A determinare il carattere di resilienza delle imprese italiane – aggiunge Lanzillo – concorrono anche i temi di sostenibilità e di riduzione delle emissioni, seppur a differenti livelli: da chi è ancora in fase di implementazione iniziale (41%), a chi a metà processo (35%) o addirittura è maturo su queste tematiche (6%). Più della metà delle aziende italiane che hanno partecipato alla ricerca Deloitte ‘Connect for Europe: Next Generation Eu’, ritiene la sostenibilità ambientale un driver fondamentale per il rilancio verso il New Normal. Nello specifico, oltre a migliorare la responsabilità sociale (37%) e fornire un contributo concreto alla realizzazione di un’economia circolare (31%), le aziende vedono nello sviluppo di progetti di sostenibilità ambientale anche una strada per coniugare i benefici ambientali con un netto potenziamento della performance aziendale.
“Il Pnrr – conclude -, con le proprie direttrici di azione concentrate su digitalizzazione, sviluppo tecnologico, sostenibilità e sussidiarietà può evidentemente contribuire a facilitare il raggiungimento di livelli di resilienza elevata anche per le imprese oggi categorizzate come a media o bassa resilienza”.
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