Massari (Aipb): “Sgr e private banking, una partnership di valore che va rafforzata”
“I ricchi, se utilizzano bene la loro ricchezza, sono un grande asset per il Paese”. Parla il segretario generale dell’Associazione italiana private banking
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Raccolta quasi dimezzata, in seguito a closing significativi realizzati da soggetti istituzionali, a fronte di investimenti record: sfiorati i 10 miliardi (9,8 miliardi), quasi il doppio rispetto al 2017, destinati a 359 operazioni (+15%). Questo il bilancio 2018 per il mercato italiano del private equity, secondo quanto emerge dall’analisi condotta da Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) in collaborazione con PwC Deals e presentata in occasione del convegno annuale della stessa Aifi.
Nel complesso la raccolta sul mercato private equity e venture capital è pari a 3.415 milioni di euro di cui 2.738 milioni raccolti da soggetti privati, pari a quasi tre volte il dato del 2017.
A livello di fonti il 24% della raccolta deriva da fondi pensione e casse di previdenza, principale investitore nel 2018 in questo settore.
“Questo è un segnale che aspettavamo da tempo e che può essere un primo passo verso un allineamento europeo con gli investitori istituzionali” commenta il presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta, sottolineando che “così facendo il sistema previdenziale investe anche in se stesso poiché promuove l’attività del paese e il lavoro, che è la sola fonte di finanziamento della previdenza”.
Il segmento buyout è il primo per ammontare, il 54% delle risorse è investito in questo tipo di operazioni. A seguire ci sono le infrastrutture con il 31%.
Nel 2018 le operazioni di M&A sono aumentate in modo considerevole arrivando a tagliare quasi il traguardo di un migliaio. Circa la metà dei deal è stata Italia su Italia, il 30% estero su Italia (i principali acquirenti sono stati Usa, Francia e Cina) e un 20% Italia su estero.
Francesco Giordano, partner di PwC, segnala che l’anno “è stato caratterizzato da alcuni mega deal effettuati da grandi operatori internazionali, in particolare nel settore infrastrutture. Pur escludendo questi large e mega deal il mercato registra una crescita del 16% a/a passando qualcosa da 3.340 milioni a 3.863 milioni di euro”, puntualizza Giordano.
“Gli operatori del settore sono stati capaci di trasformarsi da attori puramente finanziari a soggetti con una visione industriale”, evidenzia il presidente Cipolletta. Un fattore importante in una fase in cui “purtroppo sono tornati i venti recessivi e per l’Italia questa rischia di essere la terza recessione in poco più di 10 anni”.
Cipolletta ricorda le recenti stime Ocse, che vedono un -0,2% per il Pil italiano nel 2019, spiegando che “le previsioni di organi istituzionali non sono fatte tanto per prevedere quello che accadrà, ma per segnalare che, se non si fa nulla, si rischia di avere una recessione. Mi auguro che i governi europei e soprattutto quello italiano prendano sul serio questa previsione non per rassegnarsi, ma per prendere adeguate contromisure perché non si realizzi”.
“Il 36% della raccolta è di provenienza estera. Finalmente fondi pensione e casse di previdenza hanno fatto la loro parte anche se possono sempre fare di più. Le banche e le assicurazioni hanno messo più soldi rispetto allo scorso anno, mentre sono calati i fondi di fondi”, afferma Anna Gervasoni, direttore generale Aifi, presentando i dati sul mercato italiano del private equity. “Molto presenti gli operatori internazionali con 6.438 milioni di euro investiti in 99 operazioni con attenzione anche alle operazioni di medie dimensioni, segnale che anche la media impresa diventa attraente”.
Dati confortanti per il settore arrivano anche da una prima analisi dei trend del 2019. “Dai primi dati vediamo che in gennaio e febbraio” del 2019 “le operazioni sono assolutamente identiche allo scorso anno. Il mercato quindi continua a muoversi e questo mi pare un segnale molto confortante”, conclude Gervasoni.
