Secondo De Bellis (Equita) “la trasparenza crea un circolo virtuoso, attraendo investitori e ispirando crescita e strategie nelle imprese”
Luigi De Bellis, co-head dell’ufficio studi di Equita
Nascono i Pir alternativi, che promettono di trasferire il risparmio degli italiani anche alle società non quotate. Li istituisce il Decreto Rilancio e sono una parte importante degli aiuti alle imprese, strutturati su diversi livelli. Ma tutto il sistema funziona a patto che ci sia alle spalle la ricerca, ammonisce Luigi De Bellis, co-head dell’ufficio studi di Equita.
Le novità in merito ai Pir nel Dpcm che promette di contribuire a far ripartire il Paese riguardano in particolare la composizione del portafoglio. “I Pir 3.0 prevedevano che una soglia del 17,5% fosse investita in mid-cap e una del 3,5% in small cap. I Pir alternativi invece, si affiancano al primo strumento con panieri che, sugli asset quotati, devono essere investiti almeno per il 70% in aziende non inserite negli indici FtseMib e FtseMid, quindi sostanzialmente tutto l’universo delle small cap”, dice De Bellis. Occorre dunque innanzitutto definire il perimetro di cui parliamo: “l’universo investibile mid-small dei Pir, sempre in riferimento alle aziende quotate – è composto da 317 azioni per una capitalizzazione complessiva di 110 miliardi di euro. Se guardiamo invece solo al vincolo del 3,5% dei Pir 3.0 e dei Pir alternativi sulla parte quotata stiamo parlando di 257 titoli small cap con una capitalizzazione complessiva di 26 miliardi”.
Anche limitando lo sguardo al solo universo delle quotate – tralasciando cioè il mare magnum dei 6 milioni di società in cui in potenza i Pir alternativi possono investire – vediamo un universo ampio sia in termini di numero di società sia di capitalizzazione, che richiede un’analisi attenta e specializzata. “Per questo motivo diventa fondamentale rendere obbligatoria la ricerca – “indipendente” – per tutti i segmenti di Borsa Italiana, non solo quindi per lo Star e l’Aim”, afferma De Bellis.
Un’esigenza che la stessa Borsa Italiana ha evidenziato quando, a fine 2017, ha modificato il Regolamento Emittenti di Aim Italia, per rendere obbligatoria la redazione e la pubblicazione almeno di due ricerche indipendenti per tutte le società quotate dal 3 gennaio 2018. Una complicazione necessaria per far sì che i gestori in Pir potessero avere parametri solidi e comparabili per selezionare il più vasto numero di asset possibile.
“La ricerca indipendente è fondamentale per consentire agli investitori di decidere su un investimento attraverso l’analisi di un soggetto terzo e per dare visibilità alle società quando si presentano sul mercato per raccogliere nuovi capitali. L’emergenza Covid-19, con una forte discontinuità sui fondamentali delle aziende e cambiamenti importanti e rapidi dei business model, rende ancora più importante l’esigenza di un’analisi dettagliata”, afferma De Bellis.
Dunque, nel momento di crisi attuale, la ricerca andrebbe incentivata. Invece, sottolinea l’esperto, “è stata bloccata da Mifid 2. Il quadro normativo ha avuto un impatto molto negativo sulla copertura di ricerca finanziaria per le small cap, lo attesta uno studio di Assosim condotto a 18 mesi dall’avvio di Mifid2, che registrato un calo nella copertura delle small cap. Un danno importante per il mercato italiano considerando che la gran parte delle società quotate italiane capitalizza in media meno di un miliardi di euro. Bisognerebbe al contrario aumentare la copertura di ricerca su un maggior numero di emittenti PMI e con maggior frequenza in termini di numero di ricerche prodotte all’anno”. E perché ciò avvenga “bisognerebbe facilitare chi commissiona e chi pubblica ricerche sulle Pmi, che diventeranno sempre più richieste. La ricerca crea un circolo virtuoso: aumentando la trasparenza delle informazioni delle società coperte, si aumenta la loro visibilità nei confronti del mercato e il dialogo con gli investitori istituzionali. Che sono incentivati a inserire nei titoli della società ‘trasparenti’. Non solo. Spesso l’analisi rappresenta uno spunto per le stesse società per crescere ulteriormente o mettere in discussione strategie”, conclude De Bellis.
Lo strumento non ha esaurito il suo potenziale, anzi. I Pir 3.0 in vigore da gennaio consentiranno una ripartenza della raccolta quando la volatilità sui mercati tornerà contenuta. In attesa dei pir alternativi
Nel triennio 2020-2022 l’Osservatorio AIM individua 126 titoli potenziali target dei nuovi Pir. Atteso un incremento del numero di Ipo del 30% medio annuo
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