Pil, sorpresa di Germania, Francia e Spagna nel quarto trimestre
Battute le attese: Berlino +0,1%, Parigi -1,3% e Madrid +0,4%. Ora si spera che anche la crescita dell’Eurozona possa stupire. Ma gli esperti temono per l’inizio del 2021
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Il 2020 si chiude per l’Italia e l’Eurozona con numeri inimmaginabili appena 12 mesi fa, ma che fanno tirare un piccolo sospiro di sollievo. Nell’anno del Covid, infatti, il nostro prodotto interno lordo è calato dell’8,9% se si correggono i dati per gli effetti del calendario, mentre è diminuito dell’8,8% sulla base dei dati trimestrali grezzi. Un dato migliore delle attese e delle stesse stime del governo: la Nadef, la nota di aggiornamento al Def, parlava infatti di una contrazione del 9%, mentre solo pochi giorni fa il Fmi aveva annunciato un tonfo del 9,2%.
A contribuire al miglioramento è stata soprattutto la seconda parte dell’anno, con il quarto trimestre che stando all’Istat ha registrato un calo del Pil del 2% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% rispetto al 2019. Un risultato in linea con le attese più ottimistiche, visto che il consensus degli analisti indicava un calo tra il 2% e il 2,2%. Il Pil acquisito per il 2021, quello che si otterrebbe se la variazione di tutti e quattro i trimestri dell’anno fosse zero, è positivo: +2,3%.
L’economia italiana, spiega l’Istat, registra, dopo il robusto recupero del terzo trimestre pari a +16%, una nuova contrazione nel quarto “a causa degli effetti economici delle nuove misure adottate per il contenimento dell’emergenza sanitaria. Tale risultato determina un ampliamento del calo tendenziale del Pil: da -5,1% del trimestre precedente a -6,6%”. Il quarto trimestre ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2019. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, ovvero agricoltura, silvicoltura e pesca, industria e servizi. Dal lato della domanda, conclude l’Istituto di statistica, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta.
Batte le attese anche l’Europa, che nell’ultimo trimestre 2020 torna in calo: il Pil ha infatti segnato -0,7% nell’Eurozona e -0,5% nella Ue-27. Il dato è migliore di quanto atteso dal consenso degli economisti contattati dal Wall Street Journal, che si aspettavano una contrazione dell’1,2%, mentre su base annua la contrazione è del 5,1%. “In base alle prime stime sulla crescita annuale per il 2020, basate sui dati trimestrali, il Pil nella zona euro è calato del 6,8% e nella Ue-27 del 6,4%”, sottolinea Eurostat nella nota che accompagna la stima flash.
E all’Italia tocca il penultimo posto, visto che con il -2% di ottobre-dicembre mette a segno il secondo calo più alto dopo l’Austria (-4,3%). Terza peggiore è la Francia (-1,3%). Sale invece il Pil in Lituania (+1,2%) e Lettonia (+1,1%). Il calo europeo, segnala Eurostat nella stima flash, segue il forte rimbalzo del terzo trimestre (+12,4% nella zona euro e +11,5% nella Ue-27).
Per Jack Allen-Reynolds, economista europeo senior di Capital Economics, la contrazione del quarto trimestre in Italia “conferma che gli effetti economici delle restrizioni sul coronavirus non sono neanche lontanamente così gravi come durante il primo lockdown” in primavera. Ma l’economia italiana “rimarrà debole” nel primo trimestre e “si stanno accumulando rischi per il futuro”, avverte l’economista. Il governo italiano sta allentando le misure di contenimento e l’attività economica “dovrebbe riprendersi a breve termine”, prevede Allen-Reynolds. “Ma c’è chiaramente il rischio che questo porti a un rinnovato aumento delle infezioni e all’inasprimento delle regole nel giro di poche settimane”, dice l’economista. Il rallentamento delle vaccinazioni potrebbe anche significare che l’economia italiana “dovrà aspettare più a lungo per una revoca delle restrizioni”.
Rischi all’orizzonte anche per il resto dell’Eurozona. Non sorprende il dato del quarto trimestre, “ciò che conta è cosa accadrà nel primo trimestre”, avverte Allen-Reynolds, secondo cui “con rigide misure di contenimento ancora necessarie per controllare il virus, e programmi di vaccinazione che progrediscono lentamente, l’attività in tutta la regione rimarrà molto debole per qualche tempo”. Capital Economics prevede una contrazione dello 0,5% nel primo trimestre. Il rischio più grande per le prospettive dell’economia della zona euro “è l’arrivo di nuove varianti più trasmissibili, nonché la bassa velocità dei programmi di vaccinazione, che ritardano la revoca delle restrizioni nel secondo trimestre e oltre”, conclude l’economista.
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